Recensione multimediale della presentazione a Cagliari del libro di Alessandro Zan

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di Alessio Mameli

Ieri, dalle 17 alle 18:30, al T Hotel, dopo il sit it organizzato dall’Associazione ARC e dal collettivo “Urtzos, Sardian Bears”,  per protestare contro l’affossamento del DDL Zan, c’è stato anche il dibattito con Alessandro Zan, intervistato da Andrea Frailis, nella sala T1 dello stesso hotel. 

L’incontro si è aperto con un applauso in omaggio a Laura Grasso attivista LGBT+ sarda, originaria di Quartu, morta il 5 settembre del 2020.  

Di seguito presentiamo alcuni passi della serata attraverso quattro video e una serie di foto che testimoniano il successo di pubblico dell’incontro con Alessandro Zan per la presentazione del suo libro “Senza paura, la nostra battaglia contro l’odio”.


Andrea Frailis introduce l’intervista esprimendo rammarico per come è stato affossato il DDL Zan, criticando le “oscene” manifestazioni di giubilo dei senatori del centrodestra, fatte come se si potesse festeggiare per aver negato all’Italia una legge necessaria per tutelare i diritti di parecchie minoranze ancora non incluse nella legge Mancino. Fa poi un mesto paragone tra il contegno delle manifestazioni per i diritti civili e la violenza di quelle neofasciste (con riferimento all’assalto alla sede romana della CGIL). Denuncia poi il fatto che nel 2021 ci siano ancora politici e amministratori i quali, come il sindaco di Terni di recente, vogliono imporre limitazioni al modo che le persone hanno di vestirsi, sulla base di concezioni moralistiche vetuste.

Inizia l’intervista e Frailis chiede a Zan quale sia stato l’effetto per lui del venire associato a tale DDL. Zan risponde che è stato solo un caso. Anche Zan critica pesantemente l’atteggiamento dei senatori che hanno festeggiato per l’affossamento di tale DDL.  Nella parte tra il primo e il secondo video, Zan ha anche dichiarato che l’Italia del futuro è rappresentata dai suoi giovani, cioè persone che si aspettano delle riforme, le più egualitarie possibile e che non sono affatto rappresentate dall’attuale Parlamento.

Si parla poi del fatto che la mediazione ulteriore richiesta dal centrodestra e addotta a pretesto per addossare al centrosinistra (da cui provengono una parte dei “franchi tiratori”) tutta la responsabilità dell’affossamento. In realtà la legge non sarebbe stata approvata neanche articolo per articolo visto che al centrodestra, come Zan sostiene, non era affatto interessata a mediare, ma solo a non approvare mai questo DDL.  “Meglio nessuna legge che una legge porcheria che sia discriminatoria e che non protegga tutte le persone dai crimini d’odio” dichiara Zan, in riferimento ad assurde richieste dalla destra, come quella di togliere l’identità di genere dalle fattispecie di tutela previste dal DDL Zan. La destra infatti si è fatta portavoce di istanze retrive che neppure riconoscono l’esistenza delle persone transgender e dell’identità di genere. 

Per Zan tutto questo è inaccettabile, i giovani si aspettano uno stato più democratico e inclusivo che non discrimini i propri cittadini; quindi, per Zan “quella mediazione non è una mediazione, è una crudeltà e noi abbiamo fatto bene a tenere il punto. Ecco perché quando qualcuno ci dice ‘dovevate mediare’ in realtà non c’era la volontà di mediare”.  Continua poi sostenendo che quella tagliola era una prova generale per un altro voto: quello delle elezioni del Presidente della Repubblica. Il DDL Zan sarebbe potuto essere largamente ridimensionato con votazioni articolo per articolo, tutte svolte con scrutinio segreto, ma invece è stata accettata la proposta della Lega di votare la sospensione dell’esame dei singoli articoli e quindi l’approvazione o bocciatura della legge tutta insieme. Il giubilo dei senatori, probabilmente, è anche dovuto al sentimento di aver la possibilità di prevalere nell’elezione del presidente della Repubblica. In pratica,  come asserisce Zan, i giochi di palazzo hanno prevalso sui diritti civili delle minoranze. Zan sostiene infatti che “si è compattato un fronte sovranista, con la stampella di Renzi, e questo è il risultato, com’è successo coi famosi 101 quella volta, per l’elezione del Presidente della Repubblica”. 

Nel terzo video, quello più lungo,  Zan denuncia la collusione tra i sovranisti italiani e quelli degli altri paesi europei, tra cui la Polonia e l’Ungheria e il loro comune espediente elettorale di creare dei capri espiatori atti a incanalare l’astio di una parte cospicua della società che quindi viene manipolata e indotta in errore, a votare partiti che non risolveranno alcun problema, ma che anzi potranno solo peggiorarli. 

Zan fa il paragone tra i paesi più socialmente avanzati che sono anche quelli più ricchi: “se ti senti parte di una società che ti accoglie e ti tutela e che ti considera un cittadino o una cittadina come tutti gli altri, ecco che allora questa società più giusta, più inclusiva, più orizzontale, marcia tutta nella stessa direzione”. Zan continua dicendo: “ed ecco perché i paesi avanzati, quelli in cui i diritti civili sono riconosciuti, e assieme ai diritti civili, i diritti sociali, sono le società dove c’è una maggiore qualità della vita, dove c’è un maggior benessere economico, dove c’è una maggiore attenzione all’ambiente e queste cose si legano tra di loro. Le società che discriminano sono quelle più povere e più ingiuste. Le società che riconoscono i diritti sono invece quelle più avanzate. Ecco perché non possiamo accettare che questo Paese si riduca ad essere alla stregua dell’Ungheria e della Polonia”. Zan denuncia: “Orbán in 12 anni di potere ha costruito una società dell’odio, ha approvato leggi omotransfobiche, leggi sessiste, ha chiuso delle Università, ha chiuso delle testate giornalistiche, ed oggi controlla anche i social network. Questa non la chiamerei proprio democrazia, mi sembra più simile a una dittatura. Ecco perché non dobbiamo, con questa battaglia del NOI, difendere il nostro paese e cercare di posizionarlo tra i paesi più civili, anziché farlo scivolare pericolosamente verso quei paesi più arretrati”. 


Zan rivendica di avere, insieme con gli altri suoi colleghi del PD, un’idea alternativa della politica e della società ed è per questo che la battaglia deve continuare nonostante la temporanea battuta d’arresto.

Dopo l’applauso, Andrea Frailis ricorda al pubblico che gli emendamenti proposti dalla destra sarebbero stati demolitori del senso della legge e avrebbe prodotto solo un aborto giuridico. Chiede poi a Zan un parere sulla differenza tra i giovani che protestano pacificamente e quelli che invece svolgono azioni violente di matrice razziste, xenofoba e omobitransfobica.  Zan risponde che le persone violente si sentono autorizzate dallo Stato a comportarsi in quel modo. Oggi si sentiranno ancora più forti. Per Zan la politica ha la responsabilità di non fomentare l’odio, ma di incentivare la convivenza civile. Occorre sempre fare attenzione al modo in cui si comunica. Cita come esempio di ciò che non si dovrebbe fare in politica, la propaganda di Giorgia Meloni. “Quella politica lì è una politica, che al di là del personaggio, ha un effetto pesantissimo, perché arringa l’odio nelle persone. Ecco perché, quell’immagine che abbiamo visto con individui tutti maschi, tutti di una certa età, e che si spellavano le mani per aver affossato una legge per i diritti umani, è una rappresentazione che è lontana dal Paese ed ecco perché io sono davvero contento che siamo riusciti a fare quella riforma costituzionale che dà ai giovani diciottenni la possibilità di votare al Senato: dalle prossime elezioni politiche i diciottenni potranno votare al Senato […] e  potranno dire la loro”. Zan dice poi che i giovani devono essere incoraggiati a non sentirsi sfiduciati dalla politica e dire loro che possono fare la differenza, rendendo la società più simile, con il loro voto, a ciò che dovrebbe essere. Zan auspica che i giovani partecipino di più alla politica per rendere il Senato più inclusivo, paritario e più simile alla società che dovrebbe rappresentare, sollecitando anche i loro rappresentanti, che hanno promesso determinate riforme in campagna elettorale, ad essere conseguenti rispetto ai propri impegni. 

Nel quarto ed ultimo video c’è la conclusione dell’incontro. Tra il terzo e il quarto però c’è una parte che non ho potuto registrare e che riguarda la vita di Alessandro Zan, aspetto che trova certamente importante risalto nel suo libro. Zan parla al pubblico, da un’ottica di uomo ormai adulto, della sua esperienza di ragazzo che scopre la propria omosessualità in un periodo in cui fare coming out era anche più problematico di oggi. Racconta delle reazioni dei suoi genitori, che però si sono rivelati amorevoli e non lo hanno mai né picchiato, né cacciato di casa, come invece può capitare ancora oggi anche in Italia ad ancora troppi ragazzi e ragazze. 

Ha raccontato il cambiamento di prospettiva di suo padre, che da elettore della Lega è diventato elettore del PD, dopo che lui gli ha comunicato la decisione di candidarsi alla Camera dei deputati, nelle file di quel partito. 

I genitori fanno essi stessi una sorta di coming out quando un loro figlio o una loro figlia rivelano il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere, ricorda Zan. Il padre di Zan è riuscito non solo ad accettare il figlio ma anche a sostenerlo nelle sue battaglie.


Volgendo alla conclusione, Andrea Frailis chiede ad Alessandro Zan: “Che tipo di mezzo di trasporto pensi di poter prendere per traghettare questo Paese in un grado di civiltà superiore?” Zan ribatte: “Io penso che la battaglia dei diritti sia la battaglia del NOI, io lo ho sempre detto: ‘La nostra battaglia contro l’odio’ è il sottotitolo del mio libro”.  

Zan riscontra una differenza sostanziale tra la destra italiana e quella francese. In Francia infatti la legge che punisce le discriminazioni anche di matrice omo-bi-transfobica fu varata nel 2004 e a farlo non è stato un Parlamento a maggioranza di sinistra, ma uno a maggioranza di destra, con Chirac (politico conservatore) alla Presidenza della Repubblica; quella francese però è una destra liberale, che in Italia ancora manca; la destra francese non ha niente a che fare con la destra rappresentata da Orbán. La destra italiana è illiberale. Questa volta per la velleità di pilotare l’elezione del Presidente della Repubblica, la destra non ha dato libertà di coscienza ai suoi membri, ma ha votato compatta contro una legge necessaria, per dimostrare di essere più forte e coesa rispetto alla parte per loro avversaria. 

Zan ricorda anche l’incontro svolto la mattina in un liceo di Oristano di fronte a 700 studenti (collegati anche tramite internet) e che, per lui, rappresentano l’Italia del futuro, che vuole essere più egualitaria, paritaria e orizzontale.

Zan ribadisce che “Non possiamo pensare di mollare neppure di un centimetro la battaglia che abbiamo iniziato”. 

Dopo gli applausi finali, c’è stato lo spazio per la firma degli autografi sulle copie del libro di Zan “Senza paura. La nostra battaglia contro l’odio”.

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