centrale nucleare

NUCLEARE: PIANO GREEN UE E NET ZERO

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Mentre la Germania inizia a spegnere le sue centrali nucleari definendo l’atomo un business morente ancora tantissime realtà reputano questa energia verde, pulita e necessaria per raggiungere il net zero

Mentre l’UE è indecisa sul futuro del nucleare, rinviando al prossimo 18 gennaio la decisione sull’inclusione dell’energia dell’atomo e del gas nella tassonomia verde, la Germania va per la sua strada smantellando metà delle sue centrali nucleari mentre l’altra metà saranno smantellate nel giro di 12 mesi.

Nikolaus Valerius, direttore tecnico della tedesca Rwe Power Nuclear ricorda come solo per lo smaltimento delle scorie servano “tra 500 milioni e un miliardo di euro e da 10 a 15 anni”.

Citando una simulazione fatta nel Regno Unito, spiega che in una centrale nucleare si può produrre un Megawatt/ora di elettricità ad un costo che varia tra i 90 e i 100 euro, il doppio rispetto ai 45-50 euro dei parchi eolici offshore. Per tutte queste motivazioni il manager definisce il business dell’energia dell’atomo “economicamente morto”.


Dello stesso pensiero è Angelo Tartaglia, ingegnere nucleare e professore emerito di Fisica presso il Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino, intervistato a ilfattoquotidiano.it afferma: “Includere il nucleare nella Tassonomia verde dell’Ue è un suicidio, quella dell’atomo non è energia “pulita e sicura”, come dicono i sostenitori della ‘quarta generazione’. E non è neppure “inesauribile. Al momento non c’è soluzione al problema delle scorie, i costi sono altissimi, la sicurezza è un’illusione. Questi nuovi minireattori sarebbero da fare, non ci sono. La quarta generazione di nucleare non c’è. Abbiamo un’emergenza climatica che ci chiede di dimezzare le emissioni di Co2 entro dieci anni. Non so come il nucleare possa rappresentare uno strumento utile, se richiede decenni per sviluppare le nuove tipologie. L’energia nucleare non emette Co2, ma non si può definire ‘pulita’, perché ha impatti negativi sull’ambiente circostante. Le centrali oggi in funzione sfruttano solo energia liberata nelle reazioni di fissione. Nonostante ci siano diversi esperimenti in corso, infatti, non esistono ancora reattori a fusione che riescano a liberare più energia di quanta non ne assorbano.

Anche Angelo Bonelli, il leader di Europa Verde pensa che la realtà è ben diversa da ciò che si descrive e afferma: “il ministro Cingolani ha dichiarato la guerra al mondo ambientalista e ai giovani dei Fridays for Future, ha irresponsabilmente aperto il dibattito sul nucleare nel nostro Paese, un vero e proprio favore all’industria nuclearista francese, fortemente indebitata, che ci ha portato lontano dalle posizioni di Germania, Spagna, Austria e molti altri Stati europei, che hanno deciso per l’uscita dal nucleare“.

Dall’altra parte però ci sono delle realtà che vedono nel nucleare il tassello perfetto per il net zero.

Un settore che vede tra i suoi protagonisti, in Italia, aziende di grandi dimensioni come Ansaldo Nucleare e Fincantieri, ma anche e soprattutto pmi attive nella componentistica a elevato contenuto di innovazione: la Asg della famiglia Malacalza che produce magneti superconduttivi; Cestaro Rossi, meccanica pugliese che ha diversificato nella costruzione e nel montaggio di impianti nucleari; Simic che partendo dall’oil&gas si è poi specializzata nei Tf coils, tubi che contengono i magneti superconduttivi.

Dai dati rilasciati dalla United Nations Economic Commission for Europe (Unece) si evince che in Europa i reattori attivi sono 292 e da loro viene prodotta il 20% dell’elettricità e 43% della generazione a basse emissioni.

Secondo il rapporto, le centrali nucleari hanno un elevato potenziale di riduzione delle emissioni perché possono produrre in modo continuato sia elettricità sia calore utile a diversi processi.


A favore del nucleare ci sono anche ragioni legate al costo. Senza considerare che sta aumentando vertiginosamente il prezzo del gas naturale, che è il migliore sostituto del nucleare per fornire backup alle rinnovabili intermittenti. Anche sul fronte dell’impatto ambientale e sanitario il nucleare è vincente. L’impatto è molto ridotto, più esiguo del solare e secondo solo all’eolico per quanto riguarda i potenziali danni agli ecosistemi. Peccato che il problema delle scorie sia però irrisolvibile.

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