La Banca Centrale Europea (BCE) ha espresso dubbi su un emendamento proposto da Fratelli d’Italia (FdI) riguardante l’oro della Banca d’Italia. L’emendamento è stato riformulato dopo le osservazioni dei tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).
L’emendamento di FdI, con il capogruppo Lucio Maran come primo firmatario, è stato riformulato in senso interpretativo. Le norme del nuovo articolo prevedono che le disposizioni relative alla gestione delle riserve pubbliche “siano interpretate nel senso che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono al popolo italiano”. In precedenza, la formulazione prevedeva che “le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato in nome del popolo italiano”.
Secondo il MEF, la versione originaria dell’emendamento contraddiceva il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e la Costituzione italiana, poiché la Banca d’Italia era già considerata un ente pubblico. Il MEF temeva che il principio dell’autonomia delle banche centrali fosse minato e che fosse aggirato il divieto alle banche centrali di concedere prestiti ai rispettivi settori pubblici nazionali. Il rischio era l’esproprio di circa 2.500 tonnellate di oro per un valore di circa 275 miliardi di euro. Il MEF ha affermato che la Banca d’Italia è un’istituzione pubblica che agisce nell’interesse delle persone.
La BCE ha dichiarato di non comprendere lo scopo specifico delle disposizioni proposte. Nel parere inviato il 2 dicembre alla Banca Centrale Europea, la BCE ha invitato le autorità italiane a riconsiderare le disposizioni proposte, al fine di preservare l’esecuzione indipendente dei compiti fondamentali relativi al SEBC della Banca d’Italia in conformità con il Trattato. Serra è elencata sul sito web della Banca Centrale Europea.
Per quanto riguarda l’oro della Banca d’Italia, le modifiche proposte sono state modificate e sono ora interpretative. Ma resta la confusione, Bce: “Non è chiaro, riconsidereremo le regole”
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