Città del Vaticano – Papa Leone XIV ha espresso preoccupazione per l’indebolimento dei diritti umani e delle libertà, avvertendo che la diplomazia sta cedendo il passo alla logica del potere e della guerra. L’allarme è stato lanciato durante l’incontro con i membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, tenutosi venerdì 9 gennaio.
Papa Leone XIV ha avvertito che “la guerra è tornata di moda” e che la pace è sempre più perseguita attraverso la forza piuttosto che attraverso la giustizia. Ha lanciato un forte appello all’umiltà, al dialogo e a un rinnovato impegno per il multilateralismo nel suo discorso al Corpo Diplomatico.
Il Pontefice ha espresso preoccupazione per il fatto che le fondamenta della coesistenza internazionale siano state progressivamente minate, con la diplomazia basata sul dialogo sostituita dalla logica del potere e della deterrenza.
“Il principio stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva alle nazioni di usare la forza per violare i confini altrui, è stato completamente minato”, ha affermato, avvertendo che tale mentalità minaccia gravemente lo stato di diritto.
L’incontro annuale tra il Papa e gli Ambasciatori accreditati presso la Santa Sede è considerato uno dei momenti più significativi nel calendario diplomatico del Vaticano.
Il Pontefice ha lamentato l’indebolimento del principio stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, in base al quale le nazioni si sono impegnate a non usare la forza per violare i confini altrui.
Il Papa ha sottolineato che la pace è sempre più ricercata “attraverso le armi come condizione per affermare il proprio dominio”, una mentalità che “minaccia gravemente lo stato di diritto, che è il fondamento di ogni convivenza civile pacifica”.
Il Pontefice ha citato ripetutamente Sant’Agostino a sostegno delle sue argomentazioni, in particolare De Civitate Dei (La Città di Dio), in cui Agostino riflette su orgoglio, potere e illusione di sicurezza.
Papa Leone XIV ha richiamato l’attenzione sull’importanza del diritto internazionale umanitario, sottolineando che il rispetto non può dipendere da “mere circostanze e interessi militari o strategici”.
Ha ribadito che gli attacchi a “ospedali, infrastrutture energetiche, case e luoghi essenziali per la vita quotidiana” costituiscono gravi violazioni, e ha ribadito la condanna della Santa Sede per “qualsiasi forma di coinvolgimento di civili in operazioni militari”.
Il Pontefice ha applicato questo quadro morale a specifiche crisi in tutto il mondo, citando la “guerra in corso in Ucraina” e la sofferenza dei civili, ribadendo “l’urgente necessità di un immediato cessate il fuoco” e chiedendo un dialogo “motivato da una sincera ricerca di vie che conducano alla pace”.
Ha espresso preoccupazione per le “crescenti tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo la costa pacifica americana”, rinnovando un appello per soluzioni politiche pacifiche.
Ha inoltre affrontato la crisi in Venezuela, chiedendo il rispetto della volontà del popolo e la salvaguardia dei diritti umani e civili.
Il Papa ha sottolineato l’urgenza del controllo degli armamenti nucleari, avvertendo di un ritorno a una corsa agli armamenti con armi sempre più sofisticate, comprese quelle modellate dall’intelligenza artificiale.
L’AI, ha detto, “richiede una gestione appropriata ed etica”, insieme a quadri normativi che proteggano la libertà e la responsabilità umana.
Il Pontefice ha insistito sul fatto che i prigionieri “non possono mai essere ridotti ai crimini che hanno commesso” e ha ribadito la sua opposizione alla pena di morte.
Un altro tema del discorso del Papa è stato l’avvertimento sulla lingua stessa: il suo indebolimento, la sua manipolazione e la sua conversione in uno strumento di danno.
Ha osservato un paradosso: questo indebolimento del linguaggio è spesso difeso “in nome della libertà di espressione”, eppure, “a un esame più attento, è vero il contrario”, perché la libertà è protetta proprio quando il linguaggio è ancorato alla verità.
“È doloroso vedere come, soprattutto in Occidente, lo spazio per un’autentica libertà di espressione si stia rapidamente restringendo”, ha detto, mettendo in guardia contro “un nuovo linguaggio in stile orwelliano” che, pur cercando di essere inclusivo, “finisce per escludere coloro che non si conformano”.
Il Papa ha difeso l’obiezione di coscienza come salvaguardia della dignità, osservando che “l’obiezione di coscienza non è ribellione, ma un atto di fedeltà a se stessi”.
Il Pontefice ha ribadito che il diritto alla vita è il fondamento di ogni altro diritto e ha avvertito che l’attuale quadro dei diritti umani rischia di perdere la sua vitalità quando i diritti si distaccano dalla realtà e dalla verità.
Papa Leone XIV ha insistito sul fatto che la pace rimane “un bene difficile ma realistico”, e ha concluso invocando la testimonianza di Sant’Francesco d’Assisi.
Pope raises alarm over human rights and a spreading “zeal for war”
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