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Papa Leone: “Fiori sbocciano anche in carcere”

Papa Leone XIV ha celebrato la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, in Vaticano, nella terza domenica di Avvento, il 14 dicembre. Durante l’omelia, il Pontefice si è soffermato sul significato della parola “gaudete”, associandola alla “gioia” e alla “dimensione gloriosa dell’attesa” e ha ricordato il giubileo dedicato al mondo delle carceri e dei detenuti.

Il Papa ha ricordato che il 26 dicembre dell’anno precedente, Papa Francesco aveva aperto le Porte Sante della Chiesa dei Padri nel carcere di Revivia, invitando a “tenere la corda con l’ancora della speranza” e a “buttare giù la porta del proprio cuore”. Secondo Papa Leone, il suo predecessore esortava a mantenere viva la fede nella vita futura e a impegnarsi in opere di giustizia e carità.

Al termine dell’Anno Giubilare della Speranza, Papa Leone ha riconosciuto che “resta ancora molto da fare nel mondo delle carceri”, sottolineando le dure condizioni detentive e gli ostacoli che si frappongono anche a chi agisce con buone intenzioni. Per questo, ha invitato a non stancarsi e a non scoraggiarsi, ribadendo che “non siamo definiti dalle nostre azioni e che la giustizia è sempre un processo di restaurazione e riconciliazione”.

Il Papa ha evidenziato come la creazione di uno spazio sicuro, in cui fioriscano sensibilità, rispetto, compassione e perdono, possa favorire la maturazione dell’umanità anche tra le mura di una prigione. Questo, ha precisato, è essenziale non solo per i detenuti, ma anche per coloro che operano nel sistema giudiziario.

Per realizzare questo obiettivo, Papa Leone ha invitato a guardare a Gesù e al Regno di Dio, ricordando che i miracoli possono realizzarsi attraverso la compassione, l’attenzione, la saggezza e la responsabilità delle comunità. Ha sottolineato la necessità di promuovere una società centrata sulla compassione e radicata in nuovi valori.

Riferendosi all’auspicio di Papa Francesco, ha ricordato che in questo Giubileo “sia concessa qualche forma di perdono o di remissione della pena, per aiutare le persone a ritrovare la fiducia in se stesse e nella società”.

Il Pontefice ha riconosciuto le difficoltà del compito affidato da Dio sia ai detenuti che ai responsabili del mondo carcerario, citando problemi come “il sovraffollamento e gli sforzi per garantire programmi educativi stabili e opportunità di lavoro per il reinserimento nella società [che] rimangono inadeguati”. Ha poi aggiunto che a queste problematiche si aggiungono il peso del passato, le ferite da sanare e la tentazione di arrendersi.

Papa Leone ha concluso invitando tutti a tendere al sogno di un mondo in cui nessuno vada perduto e tutti siano salvati, ricordando che, nell’avvicinarsi del Natale, “non siamo soli. Il Signore è vicino, cammina con noi, e quando è vicino accade sempre qualcosa di bello e di gioioso”.

Papa Leone: “I fiori sbocciano anche in carcere”


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