TORINO – I familiari di Mara Favro, 51enne di Susa, ritengono che la sua morte non sia stata un suicidio. La donna, scomparsa tra il 7 e l’8 marzo 2024, è stata ritrovata senza vita un anno dopo a Gravere. La famiglia si è opposta formalmente alla richiesta di archiviazione presentata dal procuratore aggiunto Cesare Parodi.
L’avvocato Roberto Saraniti, che rappresenta la famiglia, ha depositato un documento di diciotto pagine in cui ricostruisce i punti oscuri della vicenda, evidenziando contraddizioni nelle testimonianze, lacune investigative e presunte menzogne da parte di Vincenzo Milione e Cosimo Esposto, indagati per omicidio e occultamento di cadavere. Milione era il titolare e Esposto l’ex pizzaiolo della pizzeria “Don Ciccio”, dove Mara Favro aveva lavorato la sera precedente alla sua scomparsa.
Nell’atto di opposizione, l’avvocato Saraniti sottolinea che Milione avrebbe dichiarato di aver ricevuto un’ispezione dei carabinieri la notte della scomparsa, ma non esisterebbe alcun riscontro ufficiale di tale controllo. Inoltre, non sarebbe mai stato trovato il messaggio con cui Mara Favro avrebbe comunicato la decisione di licenziarsi a Milione e Esposto.
L’avvocato richiama un passaggio chiave delle intercettazioni: una conversazione in cui Esposto urla a Milione di non voler sapere della vicenda di Mara Favro, minacciando di denunciarlo. Secondo i familiari, questo dialogo dimostrerebbe un legame più complesso e un clima di tensione nelle ore successive alla scomparsa.
La famiglia Favro e il loro legale contestano la tesi del suicidio legato a presunti disturbi bipolari. Secondo Saraniti, questa versione non sarebbe compatibile con la documentazione medica né con le testimonianze di chi aveva visto Mara Favro serena e sorridente nei giorni precedenti alla scomparsa.
Nell’opposizione all’archiviazione, Saraniti chiede al giudice di disporre ulteriori accertamenti tecnici e scientifici, tra cui la ricerca di cellule epiteliali e tracce biologiche sui vestiti rinvenuti, analisi delle tracce ematiche e delle lesioni sui tessuti, verifica dei residui sotto le scarpe e un nuovo sopralluogo con metal detector per cercare il telefono mai ritrovato e possibili nuovi resti scheletrici.
L’obiettivo, spiega il legale, è ricostruire con maggiore precisione gli ultimi movimenti di Mara Favro e verificare l’eventuale coinvolgimento di terze persone.
Per la famiglia, la morte di Mara Favro non sarebbe frutto di un gesto volontario, ma della mano di qualcun altro. Nell’atto si legge che, anche se Milione ed Esposto potrebbero non essere direttamente responsabili della morte, è ipotizzabile che Mara sia rientrata a Susa su un veicolo condotto da un soggetto a oggi ignoto.
Secondo Saraniti, questa pista merita di essere approfondita prima di chiudere definitivamente le indagini.
Caso Mara Favro, i familiari contro l’archiviazione: “Non si è uccisa”
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