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Pino Nicotoli: Anticipazioni e rivelazioni a ”Il Webgiornale”

Il programma “Lo stato delle cose”, condotto da Massimo Giletti su Rai3 e andato in onda lunedì 1 dicembre 2025, ha trattato il caso Orlandi, con particolare attenzione alla figura di Mario Meneguzzi, zio di Emanuela.

Due i punti principali affrontati durante la trasmissione, alla quale ha partecipato anche Pino Nicotoli. In primo luogo, la testimonianza di Natalino Orlandi sulle presunte avance subite dallo zio Mario Meneguzzi. In secondo luogo, l’intervista a un ex agente della Squadriglia Roma, il quale ha rivelato che, subito dopo la scomparsa di Emanuela, Meneguzzi fu sottoposto a indagini con l’accusa di rapimento politico, prima che le indagini prendessero una direzione differente.

Il padre di Emanuela, Ercole Orlandi, negò l’ipotesi del rapimento in Vaticano, come affermato dallo zio di Emanuela, Mario Meneguzzi.

Tale smentita era contenuta in un comunicato pubblicato dal quotidiano Stampa Sera il 29 maggio 1985. L’esistenza di questo comunicato è stata ricordata da Gabri Benci, membro del gruppo Facebook “Voglio la verità su Emanuela Orlandi”.

Fin dall’inizio del caso Orlandi, si è ipotizzato che il rapimento di Emanuela fosse legato a uno scambio con Ali Agca, il terrorista turco condannato per l’attentato a papa Wojtyla nel 1981.

Mario Meneguzzi, marito di una delle sorelle di Ercole Orlandi, fu il primo a parlare di rapimento. Si recò presso la sede dell’ANSA nel pomeriggio del 24 giugno 1983, a meno di 48 ore dalla scomparsa della nipote, manifestando insoddisfazione per la scarsa attenzione data alla notizia dai quotidiani Il Tempo, Il Messaggero e Paese Sera, e sollecitando a non omettere l’ipotesi del rapimento.

L’ANSA, in un comunicato, parlava di “timore di rapimento da parte della famiglia e dei colleghi del padre”.

La smentita di Ercole era contenuta in un articolo della Stampa Serra del 29 maggio 1985 dal titolo “La madre di Emanuela Orlandi: ‘Agca vuole dire la verità'”, con il titolo: “I terroristi dicono che la ragazza è viva”. La dichiarazione del padre di Emanuela è una netta smentita: “Non ci saremmo mai aspettati che Emanuela fosse coinvolta in un complotto internazionale. La nostra vita è sempre stata qui, in Vaticano. Non abbiamo mai avuto paura che i nostri figli venissero rapiti perché non avevamo soldi. Ne parlavamo quando abbiamo saputo della scomparsa di Mirella Gregori, appena un mese prima del rapimento di Emanuela”.

Nel comunicato stampa dell’ANSA si leggeva: “È stata vista uscire mercoledì scorso alle 18:45.” Emanuela, però, non frequentava il Conservatorio di Santa Cecilia in via dei Greci, ma il Conservatorio Ludovico da Vittoria in piazza San Apollinare. Pertanto, nessuno avrebbe potuto vederla vicino a Santa Cecilia.

L’articolo apparso su Paese Sera, Il Messaggero e Il Tempo riportava il numero di telefono di casa degli Orlandi e descriveva Emanuela come “indossante pantaloni di jeans con bretelle”, senza menzionare l’apparecchio ortodontico, a differenza del comunicato dell’ANSA. Inoltre, i tre giornali citavano il conservatorio Da Victoria, in contrasto con Santa Cecilia.

Natalina Orlandi non menzionò l’apparecchio nel suo rapporto del 23 giugno. Non è chiaro perché Meneguzzi ne avesse parlato ai tre giornali.

Un’ulteriore incongruenza riguarda la menzione del Conservatorio di San Cecilia nella ricostruzione di Mario Meneguzzi del 24 giugno, mentre gli articoli degli altri giornali dello stesso giorno e del giorno successivo riportavano correttamente: “L’hanno visto l’ultima volta due compagni di corso Rinascimento davanti al Senato”.

Tale confusione attirò l’attenzione dei giudici Margherita Gerunda e Domenico Sica, che si susseguirono nella conduzione delle indagini.

Dal 23 giugno, Mario Meneguzzi si trasferì a casa Orlandi, ricevendo telefonate da persone che credevano di aver visto Emanuela. Questo gli consentiva di filtrare le segnalazioni, escludendo quelle ritenute sgradite.

L’allora fidanzato di Natalina Orlandi, l’ingegnere Andrea Mario Ferraris, fu contattato dal carabinieri Mauro Obinu, che gli manifestò il suo convincimento in merito a “fatti accaduti tra lo zio Mario Meneguzzi e la nipote Natalina Orlandi cinque anni fa”. Nel 1978, Mario Meneguzzi era sposato e aveva 45 anni, mentre Natalina ne aveva 21.

Il giudice Domenico Sica apprese dal rapporto di Obinu che Ferraris aveva rivelato che, circa cinque anni prima, Meneguzzi aveva cercato di sedurre la nipote Natalina, proponendole una relazione affettiva e giustificando tale proposta con la necessità per la ragazza di ripagare Meneguzzi per averle fatto ottenere un impiego presso un deputato della Camera dei Rappresentanti.

Meneguzzi avrebbe minacciato di licenziarla qualora avesse rivelato le sue avances. Natalina confidò a don José Luis Serna Alzate di essere “terrorizzata”, e Alzate confermò la circostanza alla Segreteria di Stato vaticana, che la comunicò al giudice Sica.

Natalina riferì al giudice Sika che suo zio le aveva detto di essere innamorato di lei, spaventandola. In una conferenza stampa tenutasi l’11 luglio di due anni fa, Natalina aveva minimizzato le “attenzioni” dello zio, riducendole a un semplice corteggiamento.

Il giudice Sica ordinò di seguire Meneguzzi. Tale attività fu compromessa dall’intervento di Giulio Ganzi, agente di polizia e amico di famiglia, invaghito della figlia di Meneguzzi, Monica.

In assenza di indagini, atti giudiziari rilevanti e sentenze dell’autorità giudiziaria, Mario Meneguzzi dovrebbe essere considerato innocente e non collegato alla scomparsa della nipote Emanuela. Analogo atteggiamento dovrebbe essere tenuto nei confronti di Enrico de Pedis.

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