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Polmoniti influenzali in aumento: allarme dei medici di base

A fronte dell’aumento dei casi di polmonite, la Federazione medici di famiglia (Fimmg) evidenzia le difficoltà che i medici di medicina generale incontrano nell’affrontare l’emergenza, a causa della carenza di risorse e personale. La Fimmg ha sede in Italia e l’allarme è stato lanciato in questi giorni, in seguito all’aumento dei casi di polmonite.

La medicina generale continua ad affermarsi come la prima branca del Servizio sanitario nazionale a disposizione del pubblico, tuttavia, secondo la Fimmg, senza gli strumenti giusti e un’organizzazione integrata tra comunità e sistema sanitario, i medici di famiglia non possono affrontare da soli emergenze così complesse e si ritrovano con una graduatoria in calo e una sovrabbondanza di pazienti.

“Spiego ancora che la medicina generale continuerà a svolgere discretamente un ruolo importante e ad assorbire le richieste, ma è necessario che il sistema si muova in modo coordinato, dalla diagnosi, passando per i tamponi rapidi da fornire ai medici di base, fino alla gestione completa dei pazienti sul territorio. Noi medici siamo pronti, non da oggi, ma dobbiamo mettere chi lavora in prima linea nelle condizioni di operare al meglio”.

La Fimmg segnala la necessità di aggiornamento professionale, con particolare riferimento alle procedure integrate. La Federazione metterà a disposizione nei prossimi giorni un FAD dedicato alla gestione locale dei casi di polmonite, progettato per supportare i medici di base nel loro approccio clinico e organizzativo alla nuova ondata di infezioni respiratorie correlate all’influenza.

La Fimmg sottolinea il proprio impegno per la formazione continua e la legittimazione del ruolo dei medici di medicina generale, in collaborazione con il Ministero della Salute e con il supporto dell’Ufficio Prevenzione e degli esperti SIMEU.

“Già ai tempi dell’epidemia di H1N1[nel 2011]Fimmg produceva pubblicazioni basate su linee guida per il trattamento della polmonite in comunità e le applicava alla medicina generale”, ha aggiunto Maio, esponente della Fimmg.

La Fimmg ricorda di aver lavorato su strumenti come la scala MEWS per identificare i casi ad alto rischio che richiedevano ricovero ospedaliero e di aver pubblicato un manuale su come rispondere a una possibile pandemia. Inoltre, forniva ai medici di assistenza continua l’ossidazione degli impulsi per facilitare la diagnosi precoce dei casi meritevoli di ricovero.

La Federazione evidenzia come molti giovani medici siano entrati nella medicina di famiglia ma manchino di formazione e informazione adeguate sulle campagne di vaccinazione e sulla gestione delle epidemie influenzali da parte delle aziende mediche. “Dobbiamo assolutamente colmare questa lacuna fornendo tutti gli strumenti necessari per un approccio sistematico e tempestivo”, ha detto Maio.

La Fimmg sottolinea che gli strumenti diagnostici sono efficaci quanto la formazione e una rete in grado di supportarli. Inoltre, in un momento in cui la carenza di medici e il superlavoro gravano pesantemente sull’assistenza sanitaria comunitaria, è essenziale avere la capacità di scegliere con attenzione l’assistenza sanitaria a domicilio.

“In questo contesto, osserva Maio, gli strumenti predittivi e diagnostici che abbiamo creato diventeranno ancora più utili per non sprecare risorse e garantire una risposta rapida ai pazienti più vulnerabili”. Inoltre, “molti studi familiari non hanno personale amministrativo o infermieri, sottolinea Maio. E purtroppo non sono disponibili test rapidi multipli in grado di rilevare non solo l’influenza ma anche il coronavirus e il virus respiratorio sinciziale”.

L’alternativa, secondo la Fimmg, è acquistare i test rapidi da soli, ma questo ha inevitabilmente un costo che deve essere trasferito al paziente. Serve invece uno sforzo sistematico per garantire diagnosi tempestive e percorsi assistenziali adeguati per tutti i cittadini. L’obiettivo resta quello di rispondere in modo rapido e specifico ai bisogni della popolazione, sottolineando l’assistenza sanitaria generale come prima linea di sicurezza a tutela della salute pubblica.

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