Primo report nazionale per la tutela dei minori e dei vulnerabili; parla monsignor Baturi

Si è tenuto a Roma il primo incontro per discutere sul report nazionale per la tutela dei minori e dei vulnerabili

A pochi giorni dalla Giornata per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali indetta dall’Onu, presentato il primo report nazionale per la tutela dei minori e dei vulnerabili. L’obbiettivo dell’incontro è stato quello di fare il punto sul lavoro della rete territoriale di Servizi diocesani e interdiocesani nel biennio 2020-21. Attualmente il report mostra solo un primo scatto di quello che la Chiesa italiana sta facendo nella prevenzione di abusi e violenze. Nell’intervista dell’arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, viene assicurato che il report verrà presentato a cadenza annuale. Un modo questo, di avere una panoramica precisa della situazione e avere allo stesso tempo una tracciabilità delle tendenze e dei casi.

 I dati emersi nel report riportano 89 segnalazioni pervenute di cui 61 nella fascia di età 10-18 anni, 16 over 18 anni (adulto vulnerabile) e 12 under 10 anni. La tipologia dei casi segnalati evidenziano 24 casi di “comportamenti e linguaggi inappropriati” e 21 casi di “toccamenti” (21). A seguire 13 di “molestie sessuali”, 9 di “rapporti sessuali”, 4 di “esibizione di pornografia”, 3 di “adescamento online” e 2 “atti di esibizionismo”.

«Il servizio mira a formare gli operatori pastorali, assistere e consigliare il vescovo collaborando, se richiesto, nell’ascolto e nell’accompagnamento delle vittime e nella gestione delle segnalazioni di abusi. Il Report nazionale sulle attività di tutela dei minori, presentato lo scorso 17 novembre, si pone come obbiettivo quello di verificare lo stato dell’arte nel biennio 2020-2021, relativo all’attivazione del Servizio diocesano o interdiocesano per la tutela dei minori, del Centro di ascolto e del Servizio regionale nelle diocesi italiane» queste le parole dell’arcivescovo.

Risale a febbraio 2019 l’incontro mondiale convocato da Papa Francesco sulla «Protezione dei minori nella Chiesa». Da quel momento, si è arrivati a una rinnovata coscienza rispetto a tale tematica che pone la società tutta davanti a profondi interrogativi e numerose riflessioni. Un impegno tale che ha portato la Cei (Conferenza Episcopale Italiana) a costruire in ogni diocesi un apposito «Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».

Progetto, questo, che ha visto lavorare e collaborare diversi attori del territorio, professionisti del settore e il vescovo diocesano in vista dell’adempimento delle sue responsabilità pastorali anche attraverso momenti di incontro e confronto con le istituzioni. «In poco tempo –spiega monsignor Baturi- e soprattutto nei due anni di pandemia, questi servizi sono stati istituiti in tutte le diocesi italiane. Si è deciso inoltre di instaurare anche la possibilità di creare dei centri di ascolto, che avessero maggiore capacità professionale, di seguire le denunce e far pervenire all’autorità giudiziaria quanto segnalato nelle chiese. I Centri sono 90 e coprono quasi l’80% di tutto il territorio nazionale».

Nonostante questa sia un’attività della Chiesa italiana, il cardinale Sean O’Malley -presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori (Pctm)- e il cardinale Matteo Zuppi -presidente della Conferenza episcopale italiana-, il 24 ottobre hanno firmato un accordo di collaborazione che prevede una maggiore cura del fenomeno anche nei Paesi dove la tutela del minore non risulta essere una prerogativa della collettività.

«Ci sarà inoltre – prosegue – l’intesa con l’Osservatorio permanente per il contrasto dei reati di pedopornografia e di abusi nei minori istituito nel 1998 e coordinato dal ministro della famiglia, dove siamo stati invitati quali osservatori permanenti. Siamo anche in procinto di definire l’accordo con il dicastero per la dottrina della fede, per iniziare un’analisi quantitativa e qualitativa dei casi. Tutto l’impegno è finalizzato a ridurre a zero i casi, e quindi tutte queste azioni, comprese quelle giudiziarie di repressione in senso stretto, saranno perseguite contemporaneamente per la diffusione in tutto il mondo di una logica di rispetto, di cura e di amore dei nostri minori».

«Anche in Diocesi – conclude – proseguiremo a lavorare sulla scorta dei convegni che si sono svolti a giugno, fortemente voluti dalla Diocesi, inseriti nel percorso di analisi e confronto sul fenomeno, a partire dalla consapevolezza che per affrontarlo è necessario guardare al suo complesso, a partire da tutte le sue specificità».

Nel particolare, i dati riportati dalla Diocesi di Cagliari per il biennio 2020-21 evidenziano che anche la Chiesa di Cagliari, in linea con quella italiana, ha rafforzato il proprio impegno. Il Servizio diocesano per tutela dei minori di Cagliari è guidato da un sacerdote e vede la competenza di diversi membri del popolo di Dio, tra cui sei donne, un uomo, due religiose, un sacerdote e quattro laiche. Da quanto riportato, i temi trattati nel corso degli incontri hanno riguardato: le ferite degli abusi, la dignità dei minori, le buone prassi in parrocchia e l’ascolto delle vittime.

Non sono state organizzate iniziative con associazioni, movimenti ed enti non ecclesiali, mentre le attività di formazione sono state quindici. È stata, inoltre, attivata una collaborazione con il servizio di Pastorale giovanile per la diffusione di materiale informativo sulla tutela dei minori, in occasione dell’organizzazione delle attività estive, e con la Caritas per la formazione degli operatori. Si ricorda che è operativo anche un Centro di ascolto istituito fuori dalla Curia, che vede impegnate due psicologhe e un’educatrice religiosa, coordinate da un’avvocata.

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