In Francia, l’uso del protossido di azoto, considerato una sostanza psicoattiva e il farmaco più sicuro, è oggetto di crescente preoccupazione a causa dei suoi effetti negativi alla guida. Uno studio della Fondation Vinci Autoroutes, pubblicato il 10 aprile, rivela che il 6% dei conducenti sotto i 25 anni ha ammesso di guidare sotto l’effetto di questa sostanza.
Secondo la stessa indagine, il 10% dei giovani tra i 16 e i 24 anni ritiene che inalare protossido di azoto prima di mettersi al volante non comporti rischi. La sostanza, in realtà, provoca euforia ma al contempo riduce i riflessi e altera temporaneamente le capacità di reazione. Attualmente, la legge francese non prevede sanzioni specifiche per la guida sotto l’effetto di protossido di azoto.
A differenza dell’alcool, il protossido di azoto permane nel sangue e nell’aria espirata solo per poche decine di minuti prima di essere eliminato, come spiega il dottor Raphaël Denooz, tossicologo presso il CHU di Liegi (Belgio). Questa breve finestra temporale rende complessa l’individuazione della sostanza attraverso i test.
Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel gennaio 2025 ha testato un rilevatore di N2O nell’aria espirata tramite radiazioni infrarosse su ventiquattro persone. I risultati hanno indicato che il N2O è rilevabile fino a 60 minuti dopo l’assunzione, anche dopo una o due dosi.
La rilevazione del protossido di azoto è resa ulteriormente complessa dalla variabilità del ritmo e del volume respiratorio. Uno studio del 1993 pubblicato sul British Journal of Anaesthesia ha dimostrato che, in condizioni di ipoventilazione, la curva di crescita della rilevabilità del protossido di azoto è più lenta.
Nel corso del 2025 è previsto un nuovo studio scientifico per analizzare le variazioni del volume e del ritmo respiratorio durante gli esami dei pazienti, al fine di valutare l’affidabilità dei test di rilevazione.
Secondo la dottoressa Anne Batisse, farmacologa e direttrice del Centro antiveleni di Parigi, prima di omologare un test è fondamentale valutarne la specificità e la sensibilità. Un’elevata specificità è essenziale per evitare falsi positivi, che potrebbero essere causati da infezioni batteriche, come sottolinea il professor Grassan Delisle.
L’azienda francese Olythe ha sviluppato un dispositivo chiamato OCIN2O per la rilevazione del protossido di azoto, basato su un piccolo spettrometro. Guillaume Nesa, fondatore di Olythe, afferma che il test è in grado di rilevare il protossido di azoto fino a quattro ore dopo l’inalazione.
Il dottor Batis avverte che i problemi di rilevazione possono derivare dall’uso precedente di altre sostanze. Il farmacologo, tuttavia, si dice favorevole all’utilizzo di questi test in chiave preventiva, pur sottolineando che al momento non esistono sanzioni per chi viene trovato positivo.
Guillaume Grzych del CHU di Lille si rammarica della mancanza di assistenza e sicurezza finanziaria per i pazienti e auspica l’implementazione di laboratori per la rilevazione di N2O.
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