Tbilisi, Nana Malashkia simbolo delle proteste

Nel Caucaso del Sud, tra Mar Nero e Mar Caspio, si trova la Georgia “europea”, la cui storia è lunga circa 20 anni.  

Nel 2003, infatti, con la Rivoluzione delle Rose salì al potere un gruppo di giovani che guardava all’Europa e ai suoi valori e nel 2004 vinse le elezioni Mikheil Saakashvili, che denunciò brogli elettorali e contestò l’elezione di Eduard Shevardnadze, personaggio legato al regime sovietico.

Questa rivoluzione anticipò quella scoppiata in Ucraina nel 2004, anno in cui numerosi Paesi dell’Ex Impero Sovietico espressero la loro adesione all’UE.

La Rivoluzione ebbe anni non semplici. Nel 2008, per esempio, l’esercito russo entrò in Georgia per sostenere le regioni separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Ne seguì una guerra, durata pochi giorni, al temine della quale venne riconosciuta l’indipendenza e la sovranità delle due aree. Questa tattica di controllo fu utilizzata anche da Putin nel 2014 nei confronti della Crimea e, in tempi più recenti, nelle Repubbliche del Donbass, Lugansk e Donetsk.

Nel 2012, con la salita al potere di un partito denominato “Sogno georgiano” (molto vicino a Mosca e guidato da un oligarca) si ebbe la resa definitiva dei rivoluzionari.

Nonostante tutte queste vicende, ancora oggi la Georgia si mostra determinata a portare avanti il progetto avviato nel 2003, l’adesione all’Unione Europea.

Nelle settimane scorse migliaia di giovani si sono riversati nelle strade di Tbilisi per tentare di fermare il Governo, sempre più legato a Mosca.

Al centro delle proteste vi è una legge, che rimanda a quella sugli “Agenti stranieri” adottata da Putin nel 2012, il cui obiettivo è controllare e frenare la libertà di espressione dei media e delle organizzazioni della società civile.

Simbolo delle proteste è Nana Malashkia. La donna, l’8 marzo, nel corso delle proteste a Tbilisi, ha fatto sventolare per le strade della città la bandiera europea.

Un atto di coraggio, il suo, che la rende un’eroina (anche se lei non si sente tale). Un gesto che, però, allo stesso tempo la porta ad avere paura di possibili ritorsioni. Per giorni si rinchiude in casa, si elimina dai social. Ma poi, quel coraggio ritorna e lei esce allo scoperto – “Alla fine, però, ho pensato che fosse giusto uscire allo scoperto. Farsi vedere. Chiedere aiuto. Da soli, noi georgiani non possiamo farcela”.

Nel corso dell’intervista, si rivede nei video che migliaia di persone hanno girato, e rivive gli accadimenti di quella notte – “È successo tutto un po’ per caso. Avevo finito il mio turno di servizio. Stavo andando in ospedale con mio marito, per una visita, e intanto scrollavo le notizie sui social. Ho visto la notizia: la folla s’era radunata sulla Rustaveli per protestare contro la “legge russa”, che voleva punire chi fa informazione indipendente e chi fa welfare ricevendo aiuti dall’estero. Ho capito che le cose si mettevano al peggio. E che non potevo non andarci. In strada c’era una vecchina che vendeva dolci, collanine. E bandiere: ne aveva solo una della Ue, e l’ho comprata io. La manifestazione, all’inizio, sembrava una cosa normale. Finché la polizia non ha cominciato ad avvertire coi megafoni: “Andate via di qui! Se non lo fate, dobbiamo ristabilire l’ordine!”. Mi sono spaventata, perché ho visto che non erano tranquilli. C’era tantissima tensione. Ci dicevano “state calmi!”, ma loro erano i più nervosi. A un certo punto sono partite le cariche dei Robocop, si sono mossi i mezzi blindati, hanno sparato i lacrimogeni. E hanno aperto gl’idranti. Ho tentato di proteggermi. Ma uno dei dimostranti è stato colpito a un occhio ed è stato in quel momento che il cuore m’ha detto di muovermi. Ho iniziato a sventolare la mia bandiera e loro mi han preso di mira con gli idranti. Sentivo il peso della mia età, non ero abbastanza forte da resistere. Sono così grata ai ragazzi che mi han fatto scudo, mi hanno tenuta in piedi, si sono uniti a me! All’inizio pensavo che, per aiutarmi, volessero portarmi via di lì: io volevo andare avanti, non indietro! Invece poi i ragazzi m’abbassavano la testa, davanti al getto fortissimo dell’acqua. È durato un po’. Ero così sconvolta che non so nemmeno più dove sia finita, la mia bandiera. L’ho persa!”

Nana diventa, dunque, il simbolo di quei georgiani che “abbracciano” i valori europei, la solidarietà, la pace e la libertà, a discapito di un Governo vicino invece all’oppressione dei valori fondamentali, come la libertà di espressione.

Autore

2023-03-16