Lo scrittore svizzero Thomas Hürlimann, residente a Walchwil, Svizzera, ha subito tre importanti operazioni a causa del ripresentarsi di un tumore alla prostata. L’esperienza e il suo rapporto con la religione sono stati discussi in un’intervista pubblicata il 11 dicembre 2025 alle 05:30.
Hürlimann, che si appresta a compiere 75 anni, è tornato pienamente alla vita dopo aver trascorso sette mesi in ospedale a causa di complicazioni post-operatorie.
Alla domanda se avesse mai pensato che la fine fosse vicina, Hürlimann ha risposto che dopo la terza operazione, il dolore era così intenso da portarlo al limite della coscienza, desiderando la morte come una liberazione. Ha raccontato di aver sentito la mano della sua compagna, Fedora Wesseler, trattenerlo da questo stato.
In merito alle esperienze metafisiche, Hürlimann ha riferito che Fedora gli ha raccontato di averla chiamata “angelo”. Ha inoltre aggiunto di aver iniziato a parlare, in stato di delirio, con suo fratello e sua madre, entrambi deceduti. Ha descritto questa esperienza come una forma di preghiera inconscia, proveniente dal profondo del suo essere e dal passato.
Interrogato sulla sua fede, Hürlimann ha spiegato di aver percepito una risposta ai suoi monologhi, sentendo l’aiuto dei suoi cari defunti. Ha paragonato questa esperienza alla religiosità della sua infanzia, quando recitava le preghiere serali.
Hürlimann ha affermato di essersi avvicinato al confine della morte ma di non aver visto cosa c’era al di là. Ha citato il filosofo Meister Eckart e la sua idea di Dio come “Niente”, esprimendo la speranza che ci siano degli “angeli-Niente” nell’aldilà.
Rievocando un incidente automobilistico del 1998, Hürlimann ha descritto un’esperienza di euforia e di percezione amplificata della bellezza del mondo circostante, tanto da desiderare di non essere soccorso.
Ha poi condiviso un’esperienza durante un’operazione, in cui si è sentito fuori dal proprio corpo, osservando l’intervento dall’alto. Ha spiegato come il cervello, in situazioni di pericolo, possa produrre endorfine e illuminare il tunnel verso l’ignoto.
In risposta a una domanda sul ruolo della scienza e della religione, Hürlimann ha riconosciuto i limiti della scienza, citando l’esempio delle paure ancestrali che si trasmettono attraverso le generazioni. Ha sottolineato come l’anima umana e animale conservi le esperienze e le conoscenze di molte generazioni, un aspetto a cui la scienza e la tecnologia non hanno accesso.
Riflettendo sulle sue esperienze passate, Hürlimann ha affermato di essere in pace con le sue azioni, ma di rimpiangere ciò che non ha fatto. Ha citato Hegel, sottolineando che la vera essenza dell’uomo risiede nelle sue azioni.
Ha concluso sottolineando l’importanza del ritorno alla vita dopo un’esperienza di pre-morte, paragonandolo a una resurrezione che richiede un grande sforzo e rappresenta un’avventura grandiosa.
Hürlimann ha confessato di non aver mai pensato di rinunciare alle cure mediche, grazie al sostegno della sua compagna Fedora e di sua sorella Gabrielle. Ha ricordato le parole di un oncologo che sosteneva che i pazienti che lottano per la vita mostrano segni immediati di questa volontà.
Hürlimann ha chiarito di non essere mai stato ateo, ma di aver sempre nutrito una **sehnsucht** (brama) verso l’epifania e la rivelazione del divino.
In merito al suo passato, Hürlimann ha raccontato di aver fondato un club ateo nel suo collegio, un gesto che all’epoca suscitò scandalo. Ha descritto la sua ribellione contro la rigida morale della Chiesa cattolica e ha espresso rammarico per il declino delle religioni cristiane, che a suo avviso porta al declino della cultura.
Hürlimann ha affermato di non appartenere a una specifica corrente di pensiero o partito politico, ma di considerarsi uno scrittore in una posizione isolata.
Riguardo al suo rapporto con la Chiesa, Hürlimann ha spiegato che la sua visione del mondo è cambiata durante i trent’anni trascorsi a Berlino. Ha menzionato la sua opposizione alle proteste contro Papa Benedetto nel 2011 e ha espresso il desiderio di una religione che si ponga come custode del mistero.
Hürlimann ha sottolineato l’importanza della dimensione metafisica e ha citato il filosofo Léon Bloy, esprimendo timore per un mondo in cui l’uomo diventa la propria autorità suprema.
In merito alle ideologie, Hürlimann le ha descritte come religioni sostitutive e ha espresso preoccupazione per le tendenze totalitarie che possono derivare dalla perdita della dimensione spirituale.
Interrogato sulle critiche ricevute per i suoi libri, in particolare per “Fräulein Stark”, che gli valsero accuse di antisemitismo, Hürlimann ha descritto l’esperienza come spiacevole. Ha spiegato che l’opera era narrata dal punto di vista di un dodicenne e che le accuse erano frutto di un’interpretazione errata.
Nonostante le critiche, “Fräulein Stark” ha avuto successo ed è stato tradotto in molte lingue. Hürlimann ha concluso riflettendo sulla difficoltà della Germania e della Svizzera nell’affrontare il passato e sull’esistenza di un antisemitismo latente.
In occasione del suo 75° compleanno, è stata pubblicata una nuova opera su Thomas Hürlimann, curata da Fedora Wesseler: **Der Wanderer und sein Koffer. Eine Reise durch das Werk von Thomas Hürlimann.**
Schriftsteller Thomas Hürlimann spricht über seine Nahtoderfahrungen
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