Un mondo senza pasta? Anche no!

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La cottura passiva potrebbe essere una soluzione valida per non rinunciare ai piaceri della tavola (calda)

Con l’inverno alle porte e l’aumento del costo delle bollette di gas e luce, dovuto alla crisi energetica, gli italiani hanno iniziato a cercare metodi alternativi di cottura per pasta e altri alimenti. Infatti, il Bel Paese non può rinunciare a spaghetti, farfalle, fusilli etc. Ma come farlo senza dover fronteggiare il costo di gas e corrente? Per ovviare a questo problema molti studiosi, tra cui il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi e il divulgatore scientifico e chimico Dario Bressanini, hanno proposto di utilizzare il metodo della cottura passiva. Il procedimento è abbastanza semplice, consiste infatti nello spegnere i fornelli quando gli alimenti sono ancora in fase di cottura, sfruttando il calore che rimane. A questo punto, potrebbero sorgere vari interrogativi, il primo dei quali è: il sapore della pasta viene alterato da questo tipo di cottura? Per rispondere a questo quesito, Altroconsumo ha chiamato all’opera alcuni chef che hanno messo alla prova sei marchi diversi di pasta, cuocendoli sia con il metodo tradizionale che con quello passivo. Ad esperimento concluso, risparmiando ai lettori tutto il racconto delle analisi preliminari che sono state fatte sui tipi di pasta, possiamo dire che la cottura passiva è stata promossa. Infatti, gli chef hanno notato che non c’è alcuna differenza di gusto tra cottura tradizionale e cottura passiva. Anzi, sembrerebbe che alcuni tipi di pasta rendano meglio con il metodo alternativo, come ad esempio le penne rigate, che mantengono un aspetto migliore rispetto a quello che hanno in cottura tradizionale. Questo è dovuto al fatto che durante la bollitura esse sfregano le une contro le altre compromettendone la forma, fenomeno che non si verifica se si spengono i fornelli prima. C’è però da ricordare che le indagini sono state svolte esclusivamente su pasta di grano duro. Quindi non è stato sperimentato se questo metodo mantenga inalterato il gusto di altri tipi di pasta. Ad esempio verrebbe da citare la pasta per i celiaci, che ha diverso sapore e consistenza, siccome è priva di glutine. 

Nel frattempo, a sostegno della cottura passiva, stanno spopolando sul web e sui più famosi siti di cucina nuove ricette che prevedono l’utilizzo di questa nuova cottura, con tanto di indicazioni necessarie a una migliore riuscita. Sarà forse una soluzione valida per passare un inverno più tranquillo?

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