Direttore: Vincenzo Di Dino
Editore: Cristian Mameli

VENERDI SU RAIUNO IL FILM DEDICATO A FELICIA IMPASTATO

Tra una diretta e l'altra su facebook alle ore 16 (venerdì e domenica) del 15° Festival Letterario & Solidale San Bartolomeo, su LaTestata.Online spero vi siate visti un film venerdì alle 21.25 su RaiUno sulla mamma di Peppino Impastato, vittima della mafia.

... di: Vincenzo Di Dino 23.05.2020 | 156 | Tempo di lettura 3'

Ci sono date che racchiudono più eventi di quelli che colpiscono l’opinione pubblica per sempre. Ed essendo più di uno, è normale che venga ricordato maggiormente uno e passi in sordina il secondo. Vi faccio alcuni esempi. Se vi cito l’11 Settembre, cosa vi ricorda? Facile. L’attacco aereo alle Torri Gemelle. Qualcuno si ricorderà pure cosa stava facendo a quell’ora di quel giorno del 2001. Anche nel 1683 ci fu un importante 11 settembre, la guerra che bloccò gli islamici alle porte di Vienna. Solo gli appassionati di storia lo ricorderanno. Un altro 11 settembre importante è quello del 1973: il golpe in Cile fomentato dagli USA contro il presidente regolarmente eletto Salvador Allende, che portò a una dittatura militare.

Un’altra data che si ricorda è quella del 9 Maggio 1978, il ritrovamento del corpo di Aldo Moro ucciso dalle Brigate Rosse. Tutti ricordano la Renault 4 rossa in via Caetani. Ed è giusto ricordarlo perché con lui si intendeva colpire la “strategia dell’attenzione” tra DC e PCI che puntava a superare positivamente la “strategia della tensione”. La sua scomparsa ha portato alla situazione politica conseguente paralizzando il paese per decenni.

Ma per molto tempo è rimasto più in ombra un altro tragico evento accaduto il 9 Maggio: l’omicidio mafioso del giornalista Peppino Impastato, candidato a Cinisi per Democrazia Proletaria, anima di Radio Aut che con la sua trasmissione satirica “Onda pazza a Mafiopoli” denunciava l’attività di “Cosa Nostra”. Mandante dell’omicidio fu Gaetano Badalamenti che all’epoca regnava incontrastato a Cinisi. Il padre e altri parenti di Impastato erano mafiosi ma lui combatté i suoi stessi parenti. Prima di uccidere Peppino, probabilmente assassinarono il padre (ufficialmente morto in un incidente). La mafia non voleva pubblicità e la morte di Giuseppe Impastato cercarono di farla passare per suicidio o addirittura per attentato alla ferrovia da parte dello stesso giornalista. Nessuno dei familiari si arrese a quella finta verità, un depistaggio alimentato dall’incuria nelle indagini svolte dalla polizia.

Anche Rocco Chinnici indagò sull’assassinio del giornalista che, nella ricostruzione filmica, aveva in camera il poster di Antonio Gramsci. Il film è un omaggio a una donna forte che cercò di proteggere il figlio morto dall’oltraggio della calunnia e dell’infamia e Giovanni, il figlio più piccolo, in modo che potesse avere comunque una sua propria vita.

Il film inizia e finisce con la scena del processo tanto agognato dalla madre e la condanna del boss mafioso. “Felicia Impastato” è un film che merita di essere visto, chi non l’ha già fatto, lo cerchi su RaiPlay. La scommessa della RAI di volerlo trasmettere a distanza di quattro anni in prima serata, scelta fortemente voluta dal fratello di Peppino, Giovanni, è significativa del fatto che la lotta alla mafia passa dal ricordo e dalla Cultura. Bella l’immagine della madre (interpretata da una grande Lunetta Savino) che tiene la propria casa piena di foto e giornali del figlio e che racconta a tutti quelli che entrano, soprattutto i giovani, chi era il figlio e chi lo ha ammazzato. Un altro celebre film del 2000, “I cento passi” ha raccontato Peppino Impastato al grande pubblico. In questo link un piccolo frammento: 






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