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"Ti mando in miniera!"

Molti gli sforzi per un nuovo rilancio del turismo minerario in Sardegna: tante meraviglie ancora quasi sconosciute

... di: Noemi Sabiucciu 30.09.2020 | 220 | Tempo di lettura 4'

Quella che anni fa poteva essere considerata una pesante minaccia di lavoro duro e punizione oggi assume un significato diverso e prelude a una meta turistica colta e alternativa. Il prodotto minerario disperso per tutto il territorio potrebbe essere una buona fonte di turismo “oltre stagione” per la Sardegna, che non possiede solo meravigliose spiagge e acque cristalline, bensì tante altre bellezze naturali e artificiali. Le prime attività minerarie in Sardegna risalgono all’epoca preistorica, intorno al sesto millennio a.C., con l’intensa estrazione dell’ossidiana che veniva prelevata principalmente nel Monte Arci, nella parte centro occidentale dell’isola, che rappresentava uno dei più importanti centri mediterranei di estrazione e lavorazione di questo vetro vulcanico. Questa venne poi, nelle epoche successive, esportata anche in Francia e nell’Italia settentrionale. Già dai tempi più remoti quindi, le coste dell’isola, grazie alle sue ricchezze del sottosuolo, attirarono moltissimi mercanti e conquistatori. Oggi, le principali attività minerarie del territorio si trovano nella zona sud- occidentale, che lavora per valorizzarne storia e scenari come meta turistica alternativa che solo in tempi recenti è riuscita ad acquisire modernità nella realtà occidentale.

In Sardegna è presente un vero e proprio parco geominerario storico e ambientale protetto dall’Unesco dal 1998, di cui fanno parte ben otto aree del territorio sardo accomunante da una lunga storia mineraria e dal loro ruolo ricoperto durante il periodo dell’industria estrattiva. Al suo interno, nella zona dell’iglesiente, tra i comuni di Guspini e Arbus, si trova la miniera di Montevecchio, ricca di blenda e galena, da cui si ricavano zinco e piombo.

Dopo anni di restauri, per cui ha vinto anche il premio Eden nel 2011 (conferito alle destinazioni europee che seguono la via di un turismo rispettoso dello sviluppo sostenibile), può essere totalmente visitata: dal lussuoso palazzo in cui risiedeva la direzione, alle officine, i cantieri, le fonderie, i depositi minerari e il suggestivo cantiere di Piccalinna. Sempre nell’Iglesiente si trova anche il noto sito minerario di Masua, Porto Flavia, dal quale è possibile godere di un meraviglioso panorama dello scoglio di Pan di Zucchero. Porto Flavia non può essere considerata una vera e propria miniera, nonostante la sua funzione sia la medesima, ma piuttosto un’installazione portuale scavata nella montagna, all’interno della quale, attraverso un sistema di gallerie venivano estratti i minerali e portati all’esterno per essere trasportati nelle navi.

Nella zona di Carbonia (che prende proprio il nome dalla prolifera attività estrattiva carbonifera), è situato invece il Museo del carbone, nato dalla ristrutturazione dell’antica miniera di Serbariu, che comprende ben tre aree: la lampisteria (in cui sono esposti gli antichi strumenti utilizzati per lavorare all’interno della miniera); la galleria sotterranea (in cui è stata allestita una ricostruzione delle antiche tecniche di estrazione); infine la sala argani (dove è possibile osservare il macchinario con cui venivano gestite le discese e risalite di materiali e minatori).

Altri siti minerari sono infine presenti a Gonnesa (Fontanamare e miniera carbonifera di Nuraxi Figus, particolarmente importante poiché una delle poche ancora in attività) e Gonnosfanadiga (miniere di Fenugu Sibiri e di Perd’e Pibera).

Ognuno di questi complessi minerari ha caratteri e composizioni uniche ricche di storia, cultura e tradizione: antichi strumenti e tecniche per l’estrazione di minerali, splendidi paesaggi, monumenti d’arte architettonica (come gli splendidi palazzi in stile liberty della direzione) e veri e propri musei. Molti di questi siti minerari sono stati per tanti anni trascurati o addirittura abbandonati, considerati di irrilevante portata turistica e inferiori e meno interessanti rispetto ad altri luoghi d’interesse all’interno dell’isola. Intenso è però il lavoro dei comuni, che stanno tentando con tutte le risorse disponibili di arricchire queste meraviglie ancora poco conosciute e trasformarli in ambienti in cui vivere delle vacanze all’insegna del contatto con la natura e con le tradizioni del popolo sardo.

Che possa allora essere “un giro in miniera” la nuova rivalsa del turismo fuori stagione della Sardegna dopo il devastante resoconto turistico lasciato dal Covid-19?

 






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