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GOVERNO DRAGHI SOTTO LE ASPETTATIVE. ECCO PERCHÈ

C´eravamo illusi che il governo di Mario Draghi potesse essere addirittura migliore del secondo governo di Giuseppe Conte. E invece... Pro e contro. Perché non possiamo che dirci a favore nonostante tutto. È la fine della politica?

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di: Vincenzo Di Dino
21.02.2021 | 92 | Tempo di lettura 6'

Se dovessimo misurare la popolarità di Giuseppe Conte, più che del suo secondo governo, basterebbe misurare l’intensità dell’applauso sentito, che i dipendenti di Palazzo Chigi gli hanno tributato o le visualizzazioni dei vari video che sono ormai milioni (https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/conte-lascia-palazzo-chigi-lunghi-applausi-dipendenti/ADHOToJB) e non dite che si fa così per tutti perché ricordo benissimo Bettino Craxi, quello che scappò a seguito di un lancio di monetine e agli insulti: “ladro”, “prendi pure queste” per ricordare i più puliti.

Molti pensavano che al Conte bis succedesse il Conte ter, forse con una maggioranza più esigua ma anche meno litigiosa. Invece il solito Matteo Renzi ha voluto dimostrare di essere un animale politico capace di risorgere dopo essere sprofondato, di atterrare governi dopo averli promossi, di mettere in difficoltà chi riesce a fargli ombra.

Ed ecco il governo di Mario Draghi. SuperMario per gli amici. Un uomo dal curriculum così denso e ricco da sommare, se possibile, alcune centinaia di parlamentari italiani in competenza, abilità, serietà.

Un presidente del Consiglio che tutto il mondo ci invidia. Dall’Europa all’America. Troppo facile per Sergio Mattarella, presidente della Repubblica e forse suo predecessore al Quirinale, indovinare un nome che possa mettere d’accordo tutti o quasi.

Il governo Conte bis è stato un buon governo che ha saputo limitare i danni del covid nonostante alcuni governatori delle solite regioni o qualche commissario non in grado di barcamenarsi in una cosa più grande di lui che ha travolto nazioni più attrezzate. Ma perché è caduto? Facile. C’erano da amministrare oltre 200 miliardi di euro che fanno gola a molti. Una maggioranza compatta che aveva solo qualche numero più dell’opposizione. “Giuseppi” rubava la scena a molti che temevano potesse guidare il paese fino alle nuove elezioni. Il suo consenso sarebbe cresciuto. Forse avrebbe fondato un partito. Avrebbe dovuto fare gli onori di casa per il G20 con conseguente Agenda e apprezzamento internazionale. E in un momento di crisi sovranista dopo la caduta del due volte “impicciato” Donald Trump, un governo M5S-PD-LEU avrebbe potuto dar fastidio a tanti.

Quindi ecco il solito colpo di mano del palazzo, che ha spalancato la porta al “nuovo” presidente. Draghi ha almeno due volti e qualche pregio. E’ apprezzato internazionalmente tanto che, quando era solo presidente incaricato, lo spread è calato senza che lui proferisse verbo (il paragone con Silvio Berlusconi che andò via con lo spread che continuava a salire è irriverente).

Draghi conosce i meccanismi della moneta e delle banche meglio di chiunque altro e gode di un prestigio che non può essere denigrato da destra o sinistra. Certo possiamo dire che ha avuto almeno due vite. Una criticabile da una certa parte politica quando si è formato con le banche americane, ha promosso le privatizzazioni (invece delle liberalizzazioni) in Italia, ha avuto un ruolo nella crisi finanziaria greca. Un altro, più recente quando ha salvato l’Euro e l’Europa da presidente della BCE, Banca Centrale Europea.

Un altro pregio lo ha avuto e lo vedremo nei prossimi mesi. Ha avuto la capacità di diminuire il tasso di litigiosità che le formazioni politiche hanno in Italia. Tutti che dicono tutto e il contrario di tutto. Destra e sinistra che si offendono e cambiano continuamente opinione pur di infangarsi l’un l’altro.

Con lui il clima si rilassa. E’ capace di far sedere allo stesso tavolo il peggio di Forza Italia con il nulla del M5S, può far scambiare convenevoli a leghisti e piddini che poco prima si insultavano senza ritegno. E soprattutto farà in modo che i Renzi, i Salvini e gli Zingaretti non appaiano continuamente in tv o nei media. Lui non è social, è riservato, parla pochissimo. Un filino sopra Enrico Cuccia. Deve essere una prerogativa dei banchieri.

Ma quindi va bene a tutti tutti? Non esageriamo. Una parte del Parlamento gli ha votato contro con non poche perplessità. Perché in questa fase importante conti solo se sei dentro, non conti se sei all’opposizione. Ma qualcuno deve restare fuori a fare opposizione anche perché altrimenti alcune importanti presidenze di Commissioni chissà a chi possono finire in mano!

Il M5S vota in piattaforma Rousseau e si spacca (male), la qual cosa avrà delle conseguenze. Fratelli d’Italia non vota (altrimenti si sarebbe divisa anche quella formazione politica) e perciò più compattamente resta all’opposizione sperando di lucrare posizioni di vantaggio elettorale se il governo Draghi dovesse cadere in fallo ma rischiando di diventare vassallo di Lega e Forza Italia se il governo Draghi dovesse rivelarsi all’altezza della situazione. E la sinistra di LEU vota Draghi pur con l’opposizione di Nicola Fratoianni esponente di una componente di quella formazione.

Quindi tutto bene? No. Basterebbe vedere cosa ne pensa Mario Sechi e pensare il contrario e non si sbaglia. Dice che va bene? Il governo fa schifo. Dice che vince Trump? Invece vince Biden. Molti ministri non sono all’altezza (come dice quella vignetta su Renato Brunetta). Alcuni ministri provengono dai soliti partiti o sono tecnici dal passato non sempre trasparente e state sicuri che la maggioranza “bulgara” dall’80/90%, perderà parlamentari come in uno stillicidio. Ma finché ci saranno i 200 miliardi da spartire e il Presidente della Repubblica da eleggere, cercheranno di reggere.

Si impongono alcune riflessioni. Intanto si rischia la fine della politica (se va male) o un generale repulisti (se va bene) al prossimo giro di valzer elettorale dove le forze politiche saranno costrette a candidare almeno qualcuno che sappia leggere, scrivere e far di conto. Due cose che non mi vanno ci sono, però. La prima è che il governo non rispetta la parità di genere. Cosa antipatica rilevata dalle onorevoli e senatrici. L’altra è decisamente odiosa, però. I ministri non rispettano la composizione territoriale del paese. Un numero spropositato di lombardi e settentrionali e un numero esiguo di ministri del Sud siederanno ai vari dicasteri e decideranno come spartire le risorse del Recovery Fund. E questo grida ancora più allo scandalo se pensiamo che una parte dei fondi servono a diminuire la diseguaglianza territoriale e la mancanza di equità tra Nord e Sud che invece rischiano di accrescersi. Vigilate attentamente, dunque. Nell’interesse di tutti.






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