Al centro del romanzo, due temi che Rodella intreccia con sorprendente naturalezza: la fluidità dell’identità e del desiderio, e la persistenza degli insegnamenti di Grazia Deledda, premio Nobel e figura che l’autore considera una sorta di “grande madre culturale”, una luce interiore che guida il protagonista.
Come nasce Controsenso? Curiosità, indagine o rottura dell’immagine precedente?
Rodella risponde senza esitazioni: «Sono partito da una scrittrice che amo profondamente: Grazia Deledda. Nei suoi romanzi c’è una spiritualità che sento vicina, e anche in Controsenso questa dimensione è presente. La protagonista trova nel protagonista un amore che non ha bisogno di essere fisico: a volte si ama senza fare sesso. Un grande amore può durare tre giorni, perché il tempo non è la misura del sentimento».
L’autore rivendica un piglio anticonformista che attraversa tutta la sua produzione: «Ho sempre raccontato donne contro la società borghese. Il tema del travestimento, dell’identità che si sposta, è antico: gli Egizi e gli Indiani si truccavano e si adornavano. La nostra società invece ha irrigidito i ruoli. Nonostante qualche passo avanti, il perbenismo resta forte: il sesso scandalizza più della guerra. Eppure dovrebbe essere trattato con più apertura e meno moralismo».
Il ragazzo di Controsenso: purezza o provincialismo?
Rodella lo definisce così: «Incarna l’insicurezza di un certo provincialismo. È attratto da donne mature, ha ricevuto poco dai genitori, è un inetto a vivere. In questa donna fuori dagli schemi trova anche una figura materna. Non è coraggioso nel manifestare se stesso. Non lo vedo puro: lo diventa solo quando si innamora per la prima volta».
Trieste e Sardegna: due paesaggi, due sessualità ce ne parla?
Nel romanzo, i luoghi non sono semplici scenografie ma specchi interiori.
La Sardegna appare come un paesaggio natalizio che tenta di reinventarsi: artificioso, turistico, ma attraversato da valori profondi che emergono proprio nel suo provincialismo.
Trieste, invece, è «un paesaggio cupo, una città che vive nel ricordo del grande porto asburgico ma che ha perso smalto». Una città bifronte, come Giano, sospesa tra memoria e immobilità.
Fluidità e identità: come leggere i cambiamenti di oggi?
Rodella osserva i fenomeni contemporanei senza moralismi, ma con uno sguardo critico: «Quando i ruoli sessuali non sono più stabiliti, è naturale che emergano forme esteriori di sperimentazione. L’interscambio di ruoli, l’uso di abiti o accessori non convenzionali: tutto questo è spesso il riflesso di insicurezze profonde. La sessuologia non si sbilancia, ma io credo che serva più apertura. Troppe vite sono deformate dal moralismo e dalla paura del giudizio».
Critica anche le rigidità culturali: «Il fiocco rosa o celeste lo trovo tremendo. Vent’anni fa una camicia rosa era vista come equivoca. Perfino i colori dei pacchetti regalo – “per una signora o per un signore” – sono una domanda orribile».

Il matriarcato e la figura della madre
La madre del romanzo è una figura complessa: «È una donna irrisolta, travolta dagli eventi. Ha sofferto per il suicidio del figlio e non ha saputo comprenderlo. È libera, ma anche fragile. Non direi masochista: piuttosto vittimista, incapace di governare la propria vita».
Rodella cita Deledda: «Il delitto è una tragedia dell’anima prima che della legge».
Quanto pesa la sessualità nella vita di una persona?
«Il sesso è anarchico. Può condizionare fino al 70% della vita di un individuo. L’attrazione non sempre si controlla: si può diventare dipendenti psicologicamente da chi ci attrae».
Perché Grazia Deledda diventa un’icona del protagonista?
Rodella spiega che la scoperta della dimensione “nera” della Deledda è stata decisiva: «Dopo aver letto quaranta suoi romanzi, ho capito che la sua opera è piena di ombre. In Edera, la protagonista uccide per liberarsi dal tiranno. In Canne al vento, il male viene punito. Deledda era contro il patriarcato e, come Dostoevskij, vedeva nel delitto un gesto tragico ma comprensibile. Era contraria alla guerra, favorevole al divorzio e critica verso la sessuofobia religiosa. Molto più moderna di quanto si creda».
Il protagonista del romanzo di Rodella si laurea proprio su “Grazia Deledda e la componente noir”, riconoscendo nella scrittrice una guida etica e narrativa.
«Croce e Pirandello la sottovalutavano, la consideravano una semplice descrivitrice. Ma non era così. Anche quando ambientava i romanzi in Emilia, li trasformava in luoghi metafisici. Roma, per lei, era una città asfittica e alienante. Era anticonformista, trasgressiva, avanti di decenni».

Ricevi le nostre ultime notizie da Google News
clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella.

