Se ci si trova a Trieste e si guarda verso l’alto, verso il ciglione carsico, non si può non notare quella massiccia struttura triangolare che sembra sospesa tra cielo e mare: è il Santuario di Monte Grisa. I triestini, con la loro tipica ironia, lo hanno ribattezzato “il formaggino” per la sua forma geometrica, ma l’impatto visivo una volta arrivati sul piazzale è tutt’altro che scherzoso. La struttura si articola su due livelli: una chiesa inferiore, più scura e raccolta, e una superiore, dove la luce esplode attraverso immense vetrate, regalando un senso di infinito. Ma il vero punto di forza è il panorama: dal suo belvedere la vista spazia su tutto il golfo, arrivando fino alle coste croate nelle giornate più limpide. È il luogo perfetto per concludere una passeggiata lungo la Strada Napoleonica, unendo la spiritualità del tempio alla bellezza selvaggia della natura carsica che lo circonda, magari lasciandosi scompigliare dai capelli da una sferzata di bora.

Il 1° maggio 1992, il Santuario di Monte Grisa visse il suo momento di massima gloria ospitando Papa Giovanni Paolo II. In un periodo di forti tensioni nei vicini Balcani, il Pontefice scelse questo “faro” sul mare per lanciare un potente appello di pace tra i popoli dell’Est e dell’Ovest. Durante la sua visita, Wojtyła elevò ufficialmente il tempio a Santuario Nazionale, consacrando il legame profondo tra la città di Trieste e la devozione mariana. Ancora oggi, la strada che conduce alla struttura porta il suo nome, a perenne memoria di una giornata che trasformò il “formaggino” in un simbolo universale di unità europea.



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