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Orizzonte CINA: la società cinese

... di: Donatella D'Addante 11.11.2020 | 313 | Tempo di lettura 4'

Base di riferimento della società cinese è senza dubbio il confucianesimo, una delle maggiori tradizioni filosofiche, morali e politiche della Cina. Si è sviluppato nel corso di due millenni a partire dagli insegnamenti del filosofo Kǒngfūzǐ, il «Maestro Kong» (551-479 a.C.), conosciuto in occidente col nome latinizzato di Confucio, il quale creò un sistema rituale e una dottrina morale e sociale che si proponevano di rimediare alla decadenza spirituale della Cina, in un'epoca di profonda corruzione e di gravi sconvolgimenti politici. Confucio non volle mai trattare questioni soprannaturali e che trascendessero l'esperienza umana e questo rende difficile considerare il confucianesimo una religione. La sua dottrina è basata sulla ricerca dell'armonia con l'ordine giusto delle cose, simile al tao dell’induismo, e si consegue attraverso il culto degli antenati e seguendo i valori tradizionali. Gli uomini dell'antichità, secondo Confucio, "che volevano organizzare lo Stato, regolavano prima il loro àmbito familiare; coloro che volevano regolare il loro ambito familiare, miravano prima a sviluppare la propria personalità; coloro che volevano sviluppare la personalità, prima rendevano nobili i loro cuori; coloro che volevano nobilitare il proprio cuore, rendevano prima veritiero il loro pensiero; coloro che volevano rendere veritiero il loro pensiero, perfezionavano prima il loro sapere". Per Confucio gli uomini sono divisi in tre gruppi: gli uomini perfetti ovvero i saggi (coloro che rappresentano il modello da seguire avendo raggiunto il più alto grado di perfezionamento come, ad esempio, gli imperatori dell'antica Cina), i nobili ovvero gli uomini superiori e gli uomini comuni che costituiscono la massa. Ma sono tanti i concetti che caratterizzano la società cinese e il quotidiano, come il termine "li", concetto assai complesso, che può definirsi come l'armonizzazione dell'uomo con l'ordine generale del mondo in tutti gli aspetti della vita, dall'osservanza dei riti religiosi statali e familiari alle regole di comportamento del vivere sociale. "Li" è, dunque, una forza ordinatrice che deve guidare l'uomo nei suoi doveri sia verso gli altri uomini (il rispetto, la cortesia, il tatto, il decoro, l'autocontrollo), che verso gli esseri spirituali superiori (il corretto culto reso al mondo divino e agli antenati). "Li" è insieme la forza cosmica che dà forma e ordine allo Stato e alla famiglia. Inoltre, una fondamentale virtù è il ren (persona), cioè l'umanità che è "la benevolenza che un uomo deve mostrare verso i suoi simili, ma in misura proporzionata ad una precisa gerarchia di legami politici e familiari". Quindi per comprendere la società cinese, i suoi rapporti gerarchici e la famiglia è fondamentale calarsi in quest’ordine di idee tenendo anche conto del fatto che tradizionalmente la società cinese non è individualista: l’individuo si realizza come membro della famiglia e poi della società; infatti in Cina l’idea della famiglia è stata per oltre 2000 anni la base della struttura sociale e di pensiero. Già 2500 anni fa, Confucio spiegava che i rapporti tra padre e figlio erano come quelli tra sovrano e sudditi, i quali erano tenuti alla lealtà-fedeltà, (a condizione naturalmente che il sovrano governi con virtù e attraverso la rigorosa applicazione delle leggi).

E la gerarchia familiare rifletteva quella statale. All'interno della famiglia estesa si dovrà portare in primo luogo rispetto al padre, come a tutti i membri più anziani del clan e, nella vita pubblica, a tutti coloro che ricoprono una posizione più importante per rango rispetto alla propria. Il primo ambito sociale in cui l'uomo impara ad essere autentico, secondo Confucio, è la famiglia stessa. Il figlio apprende la pietà filiale: deve al padre rispetto e sostegno nella vecchiaia, mentre il padre gli assicura protezione e lo aiuta a formarsi. Il secondo ambito è la società civile, dove si apprendono e si applicano la giustizia, l'altruismo, la compassione e, soprattutto, la benevolenza (che sta alla base di tutte le virtù). Il terzo livello è quello dello Stato, dove i sudditi sono tenuti alla lealtà-fedeltà, a condizione naturalmente che il sovrano non governi con lassismo e corruzione.

 






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