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Cina: il popolo degli Han

... di: Donatella D'Addante 14.11.2020 | 144 | Tempo di lettura 4'

Oltre agli Han che costituiscono circa il 91,59% dell’intera popolazione (la nazionalità Han si trova in tutte le parti del paese, ma principalmente nelle valli del Huanghe - Fiume Giallo, del Changjiang - Fiume Azzurro o Yangtze e del Zhujiang - Fiume delle Perle e nella Pianura Songliao del nord-est), in Cina vivono altri 55 gruppi etnici. Queste minoranze nazionali, che in genere hanno una propria cultura e lingua tradizionale, non presentano fisicamente differenze riguardevoli, in quanto la maggioranza divide con gli Han le varianti del fenotipo Mongolo; è solo nel Xinjiang che si trovano forme Centroasiatiche e Caucasiche. Le minoranze etniche, sebbene piccole come popolazione, abitano il 50-60% dell’area totale del paese, principalmente nella Mongolia Interna, Xinjiang, Tibet, Guangxi e Ningxia e in alcune zone delle province del Heilongjiang, Jilin, Liaoning, Gansu, Qinghai, Sichuan, Yunnan, Guizhou, Guangdong, Hunan, Hebei, Hubei, Fujian, anche a Taiwan e nella maggior parte delle regioni di confine. Ma, collegato al discorso etnico abbiamo quello linguistico. Infatti, in Cina si parlano una grande varietà di lingue, a causa dei numerosi gruppi etnici presenti nel territorio. Si contano ben 292 lingue, di solito distinte tra le varianti Han (il cinese propriamente detto) e quelle non-Han (generalmente parlate da minoranze linguistiche), a loro volta suddivise in altri gruppi. La lingua ufficiale sul territorio della Repubblica Popolare, è il mandarino standard, versione semplificata del mandarino tradizionale, che fa parte della famiglia Han (anche dette lingue sinotibetane). Pur avendo subìto trasformazioni nel corso dei secoli, il sistema degli ideogrammi rimane sostanzialmente molto simile alla scrittura di ventidue secoli fa quando l'unificatore della Cina, l'imperatore Qin Shihuangdi, uniformò gli ideogrammi sviluppatisi localmente durante le dinastie Xia, Shang e Zhou, in modo da dotare la Cina appena unificata di un unico sistema di scrittura comune a tutte le lingue. A fianco del mandarino sono utilizzate altre lingue cinesi, come lo Yue o cantonese (Hong Kong, Canton e provincia), il Wu (Shanghai), il Minbei (Fuzhou), il Minnan (Repubblica di Cina o Taiwan). Sopravvivono anche alcuni linguaggi Miao nelle zone abitate dalle omonime comunità, una delle 55 minoranze etniche riconosciute ufficialmente in Cina. L’etnia miao attualmente conta una popolazione di circa 8,940,116 unità, una delle più grandi, dopo un lungo periodo di migrazione, che oggi vive principalmente nelle Regioni del Guizhou, dello Yunnan, dell’Hunan, dell’Hubei, dell’Hainan e nella Prefettura Autonoma Zhuang del Guangxi. Sono divise in altre minoranze come gli Hmong neri e gli Hmong bianchi, gli Hmong rigati, ecc. In Cina troviamo anche i naxi, depositari della tradizione religiosa Dongba (??), nonché della tradizione pittografica omonima e di una florida espressione artistica e culturale. Sono censiti circa 300 000 nàx?, concentrati essenzialmente nel distretto di Gucheng e nel paese autonomo di Yulong che assieme costituiscono formalmente la città-prefettura di Lijiang della provincia dello  Yunnan; il nome cinese della lingua naxi è nàx?yu ???. Oltre ai naxi della regione di Lijiang, si registrano comunità minori nel sud-ovest della provincia del Sichuan ed in territorio tibetano; la lingua naxi viene classificata fra quelle della famiglia tibeto-birmana. In Cina sono poi diffusi, nelle regioni di confine, il coreano e il kazaco e in alcune aree del Paese anche il mongolo (Mongolia interna), l’uiguro (nel Xinjiang) e alcuni dialetti tibetani parlati nelle province dell'area culturale tibetana (Tibet, Gansu, Qinghai, Sichuan e Yunnan). Le altre lingue minori sono il Kejia, diffuso nel Guangdong e Taiwan, il Xiang parlato nell’Hunan, Minbei e Minnan che si trova nel Fujian, Guangdong, e Taiwan, il Hakka, il Gan e numerosi dialetti locali.
L'inglese è praticamente sconosciuto fra la popolazione anche se nel campo turistico e nelle grandi città, negli alberghi, ristoranti turistici e servizi legati al turismo e commercio viene parlato discretamente.

 






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