Il 23 gennaio 2026 si discute delle esclusioni eccellenti agli Oscar, evidenziando titoli ignorati dall’Academy che spaziano dai film di genere al cinema d’autore.
Negli ultimi anni, si è sottolineato come gli Oscar, pur non essendo più il fulcro del mondo cinematografico, continuino a influenzare la percezione del cinema contemporaneo. L’analisi dei titoli esclusi nel 2026 rivela una crescente divergenza tra i film premiati dall’Academy e quelli apprezzati da festival, critica e pubblico.
Da un lato, si osserva un’annata dominata da film riconoscibili e con forte appeal industriale come Una battaglia dopo l’altra, I Peccatori, Hamnet, Sentimental Value. Dall’altro, emerge un panorama di opere che, pur ricevendo riscontri positivi, rimangono marginali rispetto alla narrazione ufficiale degli Oscar. Si evidenzia come non si tratti solo di qualità, ma anche di linguaggio, genere e approccio.
Il caso più emblematico è Wicked – Parte Due, sequel del film del 2024. La sua assenza di nomination nel 2026 indica che, quando un film musicale perde l’effetto novità e mostra debolezze nella struttura narrativa, l’Academy non perdona, nonostante il successo di pubblico e la presenza di attrici come Ariana Grande e Cynthia Erivo.
Il cinema di genere, nonostante i progressi compiuti, riceve un’attenzione selettiva. 28 anni dopo, terzo capitolo della saga post-apocalittica, non ha ricevuto nomination nonostante l’impatto visivo, la fotografia sperimentale e l’interpretazione di Ralph Fiennes. Similmente, Mission: Impossible – The Final Reckoning, pur offrendo uno spettacolo d’azione di alto livello tecnico, sconta l’appartenenza a un franchise.
Si sottolinea la difficoltà dell’Academy nel riconoscere il cinema d’autore che adotta forme meno convenzionali. Film come Eddington di Ari Aster o The Mastermind di Kelly Reichardt illustrano come un approccio radicale al presente o una decostruzione dei generi tradizionali non siano facilmente accettati da un sistema che preferisce narrazioni più accessibili. Eddington, con la sua rappresentazione critica dell’America post-pandemica, viene considerato eccessivamente politico, mentre The Mastermind, con i suoi ritmi lenti, è percepito come fuori tempo massimo per gli Oscar.
Viene menzionato Il testamento di Ann Lee come esempio di film che avrebbe potuto unire ambizione artistica e riconoscimento istituzionale: un musical storico visivamente ricco, con Amanda Seyfried e una colonna sonora originale, ma non incluso nelle candidature. Si ipotizza che l’Academy preferisca opere che rispettano i canoni piuttosto che reinventarli.
A livello internazionale, film come No Other Choice di Park Chan-wook, Die My Love di Lynne Ramsay e Il suono di una caduta di Mascha Schilinski evidenziano come la globalizzazione degli Oscar abbia aumentato la competizione. In un’annata ricca di titoli, anche opere di valore artistico evidente possono essere escluse.
Le commedie e i film a medio budget continuano a essere sottovalutati agli Oscar. Una pallottola spuntata e Splitsville sembrano appartenere a un universo parallelo rispetto alle ambizioni dell’Academy, pur affrontando temi sociali e culturali contemporanei con leggerezza.
Si conclude affermando che queste esclusioni rivelano la varietà e l’inquietudine del cinema del 2025, con generi, formati e sguardi diversi. Si ipotizza che molti di questi film, oggi esclusi, avranno una vita più lunga rispetto a diversi vincitori, e che l’assenza agli Oscar possa rappresentare un segno di vitalità.
Gli esclusi eccellenti agli Oscar 2026: i grandi titoli ignorati dall’Academy
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