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Sam Raimi: i miei 4 film horror preferiti

Il regista Sam Raimi, noto per il suo lavoro in La Casa / Evil Dead, ha condiviso la sua lista di film horror preferiti durante una sessione AMA (Ask Me Anything) su Reddit. La selezione, come riportato, dimostra un gusto vario e tutt’altro che convenzionale.

In vista dell’uscita di Send Help, il suo prossimo film survival horror con Rachel McAdams e Dylan O’Brien, Raimi ha interagito con i fan, rispondendo a domande e condividendo le sue preferenze cinematografiche.

Alla domanda diretta sui suoi titoli horror preferiti, Raimi ha risposto: «Alcuni dei miei film horror preferiti sono Gli Invasati di Robert Wise, Lo squalo di Steven Spielberg, The Grudge di Takashi Shimizu e The Others di Alejandro Amenábar

La lista, come indicato, presenta una varietà di stili e sensibilità, uniti da un’idea di paura basata sull’atmosfera e l’attesa piuttosto che sull’eccesso visivo.

Tra i titoli citati, viene evidenziato The Others, descritto come un film che costruisce un terrore lento e insinuante, con Nicole Kidman alle prese con una discesa nella paranoia. Viene affermato che la sua atmosfera e i colpi di scena sono ancora efficaci.

Gli Invasati (1963) di Robert Wise è menzionato come esempio del principio “meno è più” applicato all’horror, con suoni inquietanti e ombre minacciose. Viene specificato di non confonderlo con il remake del 1999.

The Grudge è presentato come un simbolo del J-horror, capace di colpire con immagini disturbanti e una mitologia della maledizione. Viene descritto come un tipo di paura persistente che agisce per accumulo.

Lo Squalo è incluso nella lista, nonostante sia spesso classificato come thriller. Viene indicato come un’opera che ha cambiato l’industria cinematografica e il concetto di suspense, dimostrando come l’orrore possa nascere dall’invisibile e dall’attesa.

La selezione di Raimi, come riportato, riflette il suo approccio al cinema horror, che lavora sulla tensione psicologica, sull’uso del suono e sul controllo dello spazio e del tempo. Viene descritto come un mosaico di influenze che spiega come il regista abbia saputo bilanciare eccesso e costruzione formale.

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