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Fahrenheit 11/9: la fine della Democrazia

Ultimo appuntamento della rassegna cinematografica del Greenwich d’essai di Cagliari, dedicata al giornalismo, martedì 12 febbraio 2019 è stato proiettato “Fahrenheit 11/9”, interessante documentario del regista statunitense Michael Moore.

Pubblicata nel 2018, la pellicola ripercorre a ritroso gli avvenimenti storici e sociali che hanno portato all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, nelle elezioni presidenziali del 2016. Il regista delinea un quadro del “personaggio Trump” a partire dalle sue dichiarazioni pubbliche e dalle sue azioni controverse, evidenziando con una cruda ironia, l’assurdità della sua vittoria.

Tiranno, bugiardo e razzista, come recita la locandina del film, Donald Trump ha dato prova della sua indole da tiranno, razzista, misogino in diversi momenti della sua vita pubblica; Moore mostra una collezione delle dichiarazioni più discutibili del neo-presidente, dal suo disprezzo nei confronti di messicani e afroamericani, manifestato in primis nell’ostinazione alla costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico, alle affermazioni sessiste e inappropriate, perfino rivolte alla figlia Ivanka, che manifestano la sua misoginia e il suo inesistente rispetto per il genere femminile.

Come è possibile allora che un uomo così orrendo sia al vertice del governo americano? Moore attribuisce parte della responsabilità all’inefficace campagna elettorale dell’avversario politico di Trump, Hillary Clinton, rappresentante del Partito Democratico. Favorita da cittadini e mass media, la leader democratica ha sottovalutato le possibilità di ascesa del suo avversario, commettendo una serie di errori madornali. Uno di questi è la mancata partecipazione di Hillary Clinton a numerosi comizi negli Stati minori, che ha contribuito notevolmente alla sfiducia dei cittadini nel Partito e ha permesso a Trump, presenziando ai raduni di persona, di assicurarsi i loro voti.

Un errore clamoroso fu commesso anche dal Partito Democratico. I delegati alla Convenzione Democratica truccarono i voti delle contee, votanti alle primarie per il più radicale esponente Bernie Sanders, a favore di Hillary Clinton che fu percepita dalla base democratica come troppo compromessa con l’establishment e troppo moderata nelle politiche. Questo portò molti autentici democratici a non votare per la moglie dell’ex presidente favorendo di fatto la vittoria di Trump.

A suggellare l’ascesa di Donald Trump al governo è il tanto discusso intervento del Presidente russo Vladimir Putin nell’epilogo delle elezioni. Michael Moore considera questa imputazione vera e assodata, e individua in essa un importante fattore di scoraggiamento popolare della validità del diritto di voto e una scarsa fiducia nel governo americano, provocando un grande numero di astensioni. Non tarda ad arrivare la similitudine tra il governo di Trump e il nazismo di Adolf Hitler; il regista riscontra delle nette analogie fra i due tiranni, nelle idee discriminatorie, nelle politiche dittatoriali, nel temperamento carismatico dei due personaggi e nell’ingresso quasi repentino nella vita politica del proprio paese.

Il regista cambia ora il punto di vista del suo racconto e riprende alcuni avvenimenti fondamentali per la società americana odierna, evidenziando la sofferenza e l’impotenza dei cittadini dinanzi alla volontà dei potenti. Primo tra questi, la crisi dell’acqua di Flint, città del Michigan che ha subito una grave contaminazione da piombo dell’acqua potabile. A seguito della variazione di sorgente dal lago Huron al fiume Flint, la popolazione ha riscontrato dei problemi di salute comuni, derivanti dalla presenza di piombo nel sangue introdotto attraverso l’acqua corrente. Evidenziato il disastro ambientale, l’autorità pubblica ha tentato di insabbiare la questione utilizzando la propria influenza per alterare i risultati delle analisi del sangue degli abitanti. Sempre più debole e indifesa, la popolazione di Flint ha assistito per anni all’ammalarsi di migliaia di bambini per mano dello stesso governo, senza possibilità di difendersi.

Moore si domanda se sia possibile contrastare il malgoverno dei politici attuali e scorge una possibile rivalsa nei movimenti giovanili sfociati in seguito alla sparatoria nella Marjory Stoneman Douglas High School. Il 14 febbraio 2018, uno studente armato di fucile ha ucciso diciassette persone tra insegnanti e studenti; questo episodio ha esortato alcuni studenti dell’istituto ad unirsi nella lotta contro la legge di possesso delle armi. Attraverso riunioni, manifestazioni, interviste, partecipazioni televisive, azioni sul web, hanno contribuito in maniera importante a sensibilizzare la popolazione sull’argomento. Episodi come questo, infatti, sono sempre più diffusi in tutto il territorio statunitense, a causa della possibilità di giovani e adulti di possedere un’arma da fuoco.

Il documentario di Michael Moore suscita nella mente dei suoi spettatori degli importanti spunti di riflessione: è troppo tardi per cambiare le cose? Come possiamo difendere i nostri diritti dinanzi alla volontà dei potenti? La Democrazia ha ancora un valore? Il nostro paese vive la stessa condizione?

Non avendo una risposta a questi quesiti, il regista invita la popolazione a reagire prontamente alle politiche dittatoriali che ci governano in difesa dei propri diritti, prima che questa possibilità svanisca per sempre.