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di Donatella D’Addante

L’idea di famiglia linguistica risale alla seconda metà del XVIII secolo, quando il giurista inglese William Jones (che esercitava presso la corte coloniale di Calcutta, in India) notò notevoli somiglianze tra il sanscrito (la lingua sacra degli indù), il latino, il greco, il celtico e il gotico (tedesco arcaico). Questo gruppo di lingue non più parlate, ma ricostruibili a partire da testi scritti o da frammenti, divenne nota come la famiglia indoeuropea. Per molto tempo si ritenne che questa “familiarità” fosse esclusiva delle lingue studiate da Jones e di quelle da esse, derivate (l’hindi dal sanscrito, il tedesco moderno dal gotico, l’italiano e il francese dal latino ecc.). Con il progredire degli studi, invece, alcuni linguisti e glottologi cominciarono a intravedere somiglianze e affinità tra altri gruppi di lingue, come quelle semito-camitiche (di cui fanno parte l’arabo, l’ebraico e il berbero) e quelle uraliche (comprendenti il finnico e l’ungherese). Alcuni studiosi arrivarono addirittura ad ipotizzare, sulla base di alcune ricorrenze fonetiche e morfologiche, che tutte le lingue estinte e parlate fossero riconducibili a più grandi “superfamiglie”, le quali sarebbero derivate da una comune origine. Tra i primi ad avanzare questa ipotesi vi fu il glottologo bolognese Alfredo Trombetti (1866-1929), il quale riteneva che il genere umano fosse una specie comparsa in un determinato punto della Terra. Le sue teorie non ricevettero al tempo molta attenzione (tranne che da parte di alcuni antropologi americani). Tuttavia di recente esse sono state riprese con vigore da un gruppo di studiosi, i quali sulla base di nuove e più solide conoscenze rispetto a quelle disponibili ai tempi di Trombetti, sono stati in grado di elaborare una visione del “mosaico linguistico” planetario come riconducibile a famiglie e superfamiglie a loro volta derivate da un ipotetico ceppo comune. Queste posizioni sono state definite ‘unitariste’. Il punto notevole della questione è che le ricostruzioni operate dai ricercatori unitaristi sulla distanza e sul processo di differenziazione delle lingue sembra corrispondere largamente a quello di distanziazione delle popolazioni genetiche, a cui appartengono i soggetti che parlano quegli idiomi. In molti casi è stato possibile sovrapporre i grafici che illustrano entrambi i processi di differenziazione, quello linguistico e quello genetico. Non tutti i linguisti sono però oggi d’accordo con questa visione unitarista, ed esprimono seri dubbi che si possano individuare vere e proprie famiglie linguistiche senza che sia possibile determinare l’esistenza di una proto-lingua da cui esse sarebbero derivate.

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