I PESCATORI DEL MADAGASCAR: I VEZO

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I Vezo vivono lungo la costa sud-occidentale del Madagascar. Sembra che questa popolazione, che conta complessivamente tra i tre e i quattromila individui, non possieda una identità radicata in tradizioni storiche definibili con precisione. Loro stessi dicono che si può ‘diventare vezo’ se si impara a ‘comportarsi come un vezo’. Vezo significa ‘pagaiare’, un termine che a sua volta rinvia metaforicamente all’idea di ‘gente che lotta con il mare e che vive sulla costa’. La grande pescosità del mare assicura un approvvigionamento continuo di pesci, molluschi, crostacei e tartarughe marine. L’abbondanza delle risorse marine sembra produrre nei Vezo una visione a breve termine delle loro attività di sussistenza. La disponibilità continua di pesce (integrato da prodotti derivanti in misura minore dalla caccia e dalla raccolta), non li obbliga, infatti, a programmare più di tanto l’economia familiare. Nonostante impieghino diverse tecniche di pesca a seconda del pesce che vogliono catturare, i Vezo non possiedono una parola unica che equivalga al nostro termine “pesca”. La loro idea di sussistenza ruota, invece, attorno al termine mitindroke, il quale denota la raccolta di qualsiasi oggetto rappresenti una fonte di sussistenza. I Vezo paiono avere una visione piuttosto chiara di che cosa li distingue, ad esempio, dai loro vicini agricoltori Masikoro. A differenza di questi ultimi, i Vezo dicono di ‘cercare’ ciò che è disponibile e acquisibile al momento; mentre i Masikoro devono aspettare i frutti del loro lavoro. I Masikoro inoltre possiedono la terra, un fatto, questo, che li lega in qualche modo al passato, poiché la terra viene ereditata dalle generazioni antecedenti. La mancanza di diritti di proprietà sulle risorse marine fa, invece, dei Vezo un popolo disancorato da forme stabili di identità e di gerarchia sociale riconducibili al possesso, tanto individuale quanto collettivo, dei mezzi di sussistenza. Ma, nonostante la semplicità della loro economia, i Vezo non vivono in un mondo chiuso. Infatti, i loro villaggi conoscono l’influenza dei mercati, specialmente quello di Morondava. Questi contatti con i mercati consentono ai Vezo di diversificare la loro alimentazione, cosa che possono fare grazie alla rivendita del pescato sul mercato di Morondava o alle industrie ittiche che surgelano i prodotti marini per destinarli ai grossi centri abitati dell’interno. Le attitudini dei Vezo nei confronti del mare sembrano rispecchiare l’idea che hanno della natura inesauribile delle risorse marine da cui dipende la loro sussistenza. Il mare è visto come un luogo eterno, senza tempo, in cui da sempre esistono i pesci e gli altri animali. Questa fiducia sembra però essere stata intaccata negli ultimi anni dalla presenza, al largo delle loro coste, dei pescherecci giapponesi che hanno ottenuto speciali concessioni dal governo del Madagascar. Con i loro carichi di pescato, infinitamente superiori a quanto possa aspettarsi un vezo dalla sua pesca più fortunata, le imbarcazioni giapponesi sembrano segnalare un pericolo incombente per queste piccole comunità di pescatori malgasci. Il mare e le creature che lo abitano sono fatti oggetto di credenze e di proibizioni, l’inosservanza delle quali comporta riti purificatori di vario tipo. Come tutte le popolazioni del Madagascar, i Vezo hanno una speciale venerazione per i loro antenati ai quali erigono tombe di varie dimensioni che sono periodicamente restaurate in funzione della loro credenza in un continuo dialogo tra il mondo dei vivi e quello dei defunti.

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