Il tempo, questo mistero

Il tempo, questo mistero

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Il tempo, questo mistero

La parola ‘tempo’ nel nostro linguaggio comune e quotidiano è tanto usata, che quasi ne ignoriamo il significato autentico, vero e profondo. Un vecchio saggio disse “se nessuno mi chiede che cosa è il tempo, lo so, ma se me lo chiedono non lo so”. Il tempo rimarrà un ‘mistero’ sino a quando la divisione tra natura e società e, con essa, anche quella tra tempo fisico e tempo sociale, verrà ritenuta una divisione esistenziale eterna; sino a quando, di conseguenza, il problema del rapporto tra tempo fisico e tempo sociale rimarrà inesplorato. Questa contrapposizione può essere superata solo se il tempo viene considerato come ‘unità’ e, cioè, non considerando i fattori sociali e naturali separatamente. L’esperienza umana del cambiamento si articola su piani temporali che si condizionano reciprocamente senza raggiungere mai una completa autonomia. Infatti, il tempo naturale è in qualche misura socialmente deformato, il tempo sociale non può mai prescindere completamente dai vincoli naturali e il tempo individuale è il risultato di una continua mediazione tra le personali esigenze del soggetto e le richieste avanzate da parte del tempo sociale e naturale. 

Abbiamo anche visto diverse teorie sull’uso del tempo; teorie che tendono a descrivere la collocazione spazio-temporale delle attività quotidiane come il risultato di complessi meccanismi di regolazione, di cui non sempre gli attori sono consapevoli. Perciò le routine di comportamento giornaliero possono essere viste come l’esito di una complessa congerie di elementi micro e macro sociali, in relazione reciproca. Di fronte all’impossibilità di svolgere tutte le attività previste in una giornata, o di farlo in un certo ordine di successione, oppure di dedicare una maggiore durata ad una di esse o ancora di armonizzare tempi e spazi degli eventi, un soggetto cercherà di trovare soluzioni riaggiustando le proprie abitudini di comportamento. Poiché ogni soggetto è inserito all’interno di processi sociali più generali, l’organizzazione ed eventuale modifica della successione temporale delle attività risente anche dell’influenza dei sistemi normativi e regolamentativi di riferimento. Questo ultimo aspetto chiama in causa delle dimensioni che richiedono di compiere un passaggio di analisi dal livello delle micro sequenze a quello dei micro aggregati. Abbiamo anche visto cosa sia il ‘presentismo’ e come in esso si aggiunge la certezza angosciante di non poter immaginare un orizzonte verso cui tendere creando una insicurezza generalizzata, con la sensazione di abitare nella ‘società dell’insicurezza’, dove il rischio è dietro l’angolo con l’avvenire, teatro degli incubi dell’uomo. Come afferma Simonetta Tabboni, il tempo, strumento di organizzazione della vita collettiva, può arrivare a trasformarsi in un impedimento all’organizzazione. Soltanto con un’analisi del rapporto tempo-cambiamento sociale è possibile, non solo analizzare le cause di molte contraddizioni, ma anche azzardare qualche previsione per il futuro. Alla base deve comunque essere il presupposto che, se cambiano le finalità e i valori sociali, anche il tempo (la sua disposizione e suddivisione) deve registrare tali mutamenti orientandoli e inquadrandoli nelle proprie strutture; quando questa ordinazione non avviene o avviene in ritardo, il tempo perde la sua funzione ordinatrice e diventa ostacolo. Antonio Del Balzo crede che “bisognerebbe prendere atto semplicemente della complessità del nostro tempo, della sua incertezza, della sua insicurezza, confessare il nostro non-sapere, riconoscere che siamo disorientati, privi di direzione, riconoscere i nostri limiti e avere coscienza del fatto che l’unico senso della storia è quello che gli conferiamo noi”.

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