Secondo i dati forniti dal MIUR Per l’anno accademico 2025/2026 gli iscritti complessivi ai percorsi preliminari dell’area medica sono stati 64.825, dei quali 54.313 hanno scelto Medicina e Chirurgia. Gli altri si sono suddivisi tra Odontoiatria (4.473) e Medicina Veterinaria (6.039).
Il semestre filtro, introdotto per sostituire il test di ingresso, era formato da tre insegnamenti obbligatori — Chimica, Fisica e Biologia — per un totale di 18 crediti formativi. Gli esami, gestiti a livello nazionale, si sono tenuti in due appelli (20 novembre e 10 dicembre 2025), ciascuno composto da 31 quesiti e con una soglia minima di 18/30 per poter accedere al secondo semestre.
La partecipazione al primo appello è stata elevata, con circa l’87% degli studenti presenti alle prove. Tuttavia, la selezione si è rivelata estremamente dura: secondo le stime nazionali, solo il 10-15% degli iscritti è riuscito a superare tutti e tre gli esami. Un ulteriore 22-23% ha superato almeno due prove, restando in attesa del secondo appello per tentare il recupero.
Questi numeri assumono particolare rilevanza se confrontati con i posti disponibili: 19.707 nelle università statali, che salgono a 27.175 includendo gli atenei non statali e i corsi in lingua inglese. Il rischio concreto è quello di avere posti vacanti non perché manchino aspiranti medici, ma in quanto la struttura stessa del semestre filtro è molto più severa del test di ingresso tradizionale, che aveva come soglia solo il numero dei posti disponibili, mentre in questo caso la soglia è la sufficienza in tutte tre le materie d’esame. Non ci sarebbe alcun problema, peraltro, se il numero degli studenti avesse coperto il numero dei posti disponibili, ma invece di quei posti ne resterebbero liberi addirittura i tre quarti!
Che l’esito sarebbe stato questo era ovvio (condivido in merito anche l’opinione dell’educatore Alessandro De Concini). La nuova procedura non ha semplificato la selezione né migliorato la qualità dell’accesso: ha solo fatto perdere tempo a migliaia di studenti, producendo, in sostanza, una selezione anche più drastica di quella del vecchio test d’ingresso, ma spalmata su un intero semestre universitario.
Proprio la Fisica ha rappresentato l’ostacolo principale, bloccando circa il 90% dei candidati. Un dato tutt’altro che stupefacente: se la fisica fosse facile, saremmo tutti dei geni, ed invece richiede un livello di intelligenza logico-matematica e di capacità astrattiva non comune, e ciò ha reso inevitabilmente ultra-selettivo il semestre-filtro, visto che è necessario superare tutti e tre gli esami (fisica, chimica e biologia) almeno con 18. Gli esami del semestre filtro hanno finito per funzionare di fatto come test attitudinali.
Il dato secondo cui solo circa il 10% degli studenti ha superato tutte le prove non dovrebbe sorprenderci, visto che riflette la distribuzione statistica normale dell’intelligenza fluida, vale a dire il quoziente intellettivo. Tanto vale tenerne conto e fare sempre un test di ingresso che valuti soprrattutto l’intelligenza poiché purtroppo le persone davvero intelligenti sono proprio quel 10 %, o anche meno, se consideriamo solo i voti più alti. Occorre un test che indaghi soprattutto la capacità di ragionare e di risolvere i problemi, evitando di fare iniziare a persone non abbastanza intelligenti, percorsi costosi e psicologicamente usuranti che finiscono per ottenere lo stesso risultato (l’eliminazione), ma con un maggiore dispendio di tempo e risorse per gli studenti.
D’altro canto, c’è pure chi sostiene che non dovrebbe proprio esserci un test di ingresso o un semestre filtro, bastando la naturale selezione durante il corso di studi dovuto proprio alle differenti capacità degli studenti per scremare il loro numero. Tuttavia, occorre considerare che la medicina non è solo applicazione pedissequa di nozioni, bensì saper trovare la diagnosi giusta nel minor tempo possibile, altrimenti la si finisce come chi diagnostica una mononucleosi invece di una leucemia fulminante o un’ emicrania invece di un tumore al cervello. I medici migliori sono anche degli scienziati.

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