Case green, via libera dal Parlamento UE, ecco cosa prevede la direttiva europea

Nella sessione plenaria del 12 marzo 2024 il Parlamento europeo con 370 voti favorevoli, 199 contrari e 56 astenuti ha approvato la direttiva sulla efficienza energetica degli edifici, nota meglio come direttiva Case green (Energy performance of building directive, EPBD).

La direttiva promuove il miglioramento della prestazione energetica degli edifici e la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra provenienti dagli edifici all’interno dell’Unione, al fine di conseguire un parco immobiliare a emissioni zero al massimo entro il 2050, tenendo conto delle condizioni locali, delle condizioni climatiche esterne, delle prescrizioni relative alla qualità degli ambienti interni e dell’efficacia sotto il profilo dei costi.

Per la sua entrata in vigore si dovrà attendere l’approvazione del Consiglio dell’Unione Europea e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Dopo la sua entrata in vigore, spetterà agli Stati membri recepire entro due anni la direttiva nelle rispettive legislazioni nazionali, e informarne la Commissione.

Esaminiamo più nel dettaglio e in estrema sintesi la direttiva europea.

Piano nazionale di ristrutturazione.

La direttiva prevede che ogni Stato membro debba stabilire un piano nazionale di ristrutturazione degli edifici per garantire la ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati, al fine di ottenere un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica entro il 2050, allo scopo di trasformare gli edifici esistenti in edifici a emissioni zero.

A tal fine, ogni piano nazionale di ristrutturazione dovrà comprendere una tabella di marcia con obiettivi stabiliti a livello nazionale e indicatori di progresso misurabili per il 2030, il 2040 e il 2050.

Ogni cinque anni ciascuno Stato membro dovrà elaborare e trasmettere alla Commissione la propria proposta di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. La prima proposta di piano di ristrutturazione degli edifici dovrà essere trasmessa alla Commissione entro il 31 dicembre 2025.
Edifici di nuova costruzione.

Gli Stati membri dovranno provvedere affinché gli edifici di nuova costruzione siano a emissioni zero:  a)  a decorrere dal 1° gennaio 2028, per gli edifici di nuova costruzione di proprietà di enti pubblici e b) a decorrere dal 1° gennaio 2030, per tutti gli edifici di nuova costruzione.
Edifici esistenti non residenziali.

Gli Stati membri dovranno adottare le misure necessarie per garantire che la prestazione energetica degli edifici, o di loro parti, destinati a subire ristrutturazioni importanti, sia migliorata al fine di soddisfare i requisiti minimi di prestazione energetica per quanto tecnicamente, funzionalmente ed economicamente fattibile. 

A tal fine, gli stati membri dovranno fissare norme minime di prestazione energetica che stabiliscano la quantità massima di energia che gli edifici possono utilizzare per metro quadro all’anno.

Le norme minime di prestazione energetica dovranno garantire almeno che tutti gli edifici non residenziali siano al di sotto: a)  della soglia del 16 per cento a decorrere dal 2030 e b) della soglia del 26 per cento a decorrere dal 2033. Il rispetto delle soglie da parte di singoli edifici non residenziali è verificato sulla base di attestati di prestazione energetica o, se del caso, di altri mezzi disponibili. 

Edifici esistenti residenziali.

Ciascuno stato membro dovrà stabilire un progetto nazionale per la ristrutturazione progressiva del parco immobiliare residenziale in linea con la tabella di marcia nazionale, gli obiettivi 2030, 2040 e 2050 contenuti nel piano nazionale di ristrutturazione degli edifici dello Stato membro, con lo scopo di trasformare il parco immobiliare residenziale nazionale esistente in un parco immobiliare residenziale a emissioni zero entro il 2050.

Gli Stati membri dovranno provvedere affinché il consumo medio annuo di energia primaria in kilowattora per ogni metro quadro di superficie calpestabile dell’intero parco immobiliare residenziale: a) diminuisca di almeno il 16 per cento rispetto al 2020 entro il 2030; b) diminuisca di almeno il 20-22 per cento rispetto al 2020 entro il 2035.

Gli Stati membri dovranno provvedere affinché almeno il 55 % del calo del consumo medio di energia primaria sia conseguito mediante la ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali con le prestazioni peggiori.

Gli Stati membri dovranno sostenere il rispetto delle norme minime di prestazione energetica mediante: a) misure finanziarie adeguate, in particolare quelle destinate alle famiglie vulnerabili, alle persone in condizioni di povertà energetica o, se del caso, che vivono in alloggi di edilizia popolare; b) assistenza tecnica, anche attraverso sportelli unici, con particolare attenzione alle famiglie vulnerabili e, se del caso, alle persone che vivono in alloggi di edilizia popolare; c) regimi di finanziamento integrati, che forniscono incentivi per ristrutturazioni profonde e ristrutturazioni profonde per fasi; d) eliminazione degli ostacoli di natura non economica, tra cui la divergenza di interessi; e) monitoraggio dell’impatto sociale, in particolare sulle famiglie più vulnerabili.

Esenzioni
Gli Stati membri possono decidere, inoltre, di non applicare le norme minime di prestazione energetica per le seguenti categorie edilizie: a) edifici ufficialmente protetti in virtù dell’appartenenza a determinate aree o del loro particolare valore architettonico o storico; b) edifici adibiti a luoghi di culto e allo svolgimento di attività religiose; c) fabbricati temporanei con un tempo di utilizzo non superiore a due anni, siti industriali, officine ed edifici agricoli non residenziali a basso fabbisogno energetico, nonché edifici agricoli non residenziali usati in un settore disciplinato da un accordo nazionale settoriale sulla prestazione energetica; d) edifici residenziali che sono usati o sono destinati ad essere usati meno di quattro mesi all’anno o, in alternativa, per un periodo limitato dell’anno e con un consumo energetico previsto inferiore al 25 per cento del consumo che risulterebbe dall’uso durante l’intero anno; e) fabbricati indipendenti con una superficie utile coperta totale inferiore a 50 metri quadri; f) edifici di proprietà delle forze armate o del governo centrale e destinati a scopi di difesa nazionale, ad eccezione degli alloggi individuali o degli edifici adibiti a uffici per le forze armate e altro personale dipendente dalle autorità preposte alla difesa nazionale.
Energia solare negli edifici.

Gli Stati membri dovranno provvedere affinché tutti i nuovi edifici siano progettati in modo da ottimizzare il loro potenziale di produzione di energia solare sulla base dell’irraggiamento solare del sito, consentendo l’installazione successiva di tecnologie solari efficienti sotto il profilo dei costi.

A tal fine, gli Stati membri dovranno assicurare l’installazione di impianti solari adeguati, laddove tecnicamente appropriato ed economicamente e funzionalmente fattibile, come segue: a) entro il 31 dicembre 2026, su tutti i nuovi edifici pubblici e non residenziali con una superficie coperta utile superiore a 250 metri quadri; b) su tutti gli edifici pubblici con superficie coperta utile superiore a: i) 2000 metri quadri entro il 31 dicembre 2027; ii) 750 metri quadri entro il 31 dicembre 2028; iii) 250 metri quadri entro il 31 dicembre 2030; c) entro il 31 dicembre 2027, sugli edifici non residenziali esistenti con una superficie coperta utile superiore a 500 metri quadri, se l’edificio è sottoposto a una ristrutturazione importante o a un’azione che richiede un’autorizzazione amministrativa per ristrutturazioni edilizie, lavori sul tetto o l’installazione di un sistema tecnico per l’edilizia; d) entro il 31 dicembre 2029, su tutti i nuovi edifici residenziali; e) entro il 31 dicembre 2029, su tutti i nuovi parcheggi coperti adiacenti agli edifici.
Infrastrutture per la mobilità sostenibile.

Per quanto riguarda gli edifici non residenziali di nuova costruzione con più di cinque posti auto e gli edifici non residenziali sottoposti a ristrutturazioni importanti, con più di cinque posti auto, gli Stati membri dovranno provvedere: a) all’installazione di almeno un punto di ricarica ogni cinque posti auto; b) all’installazione del pre-cablaggio per consentire in una fase successiva di installare punti di ricarica per veicoli elettrici, cicli con pedalata assistita elettricamente e altri veicoli della categoria L (ciclomotori e motoveicoli, a due, tre o quattro ruote); c) posti bici, tenendo conto dello spazio necessario anche per biciclette di dimensioni maggiori rispetto a quelle standard.
Per quanto riguarda gli edifici residenziali di nuova costruzione con più di tre posti auto e gli edifici residenziali sottoposti a ristrutturazioni importanti, con più di tre posti auto, gli Stati membri dovranno provvedere: a) all’installazione del pre-cablaggio per consentire in una fase successiva di installare punti di ricarica per veicoli elettrici, cicli con pedalata assistita elettricamente e altri veicoli della categoria L (ciclomotori e motoveicoli, a due, tre o quattro ruote); b) all’installazione di almeno due posti bici per unità immobiliare residenziale.
Per quanto riguarda gli edifici residenziali di nuova costruzione con più di tre posti auto, gli Stati membri dovranno provvedere all’installazione di almeno un punto di ricarica.
Incentivi finanziari, competenze e barriere di mercato.

Gli Stati membri dovranno predisporre finanziamenti, misure di sostegno e altri strumenti consoni per affrontare le barriere di mercato al fine di realizzare gli investimenti necessari individuati nei rispettivi piani nazionali di ristrutturazione degli edifici per trasformare il loro parco immobiliare in edifici a emissioni zero entro il 2050.
A tal fine, gli Stati membri dovranno provvedere affinché le procedure di domanda e concessione di finanziamenti pubblici siano agevoli e semplificate al fine di facilitare, soprattutto per le famiglie, l’accesso ai finanziamenti.
Caldaie e combustibili fossili.

Dal primo gennaio 2025 gli Stati membri non potranno offrire più incentivi finanziari per l’installazione di caldaie uniche alimentate a combustibili fossili (gas metano, gasolio e GPL). 

Agli Stati membri spetta elaborare piani dettagliati per l’eliminazione graduale dell’uso dei combustibili fossili nel settore del riscaldamento e del raffreddamento, con l’obiettivo finale di eliminare completamente le caldaie alimentate da tali combustibili entro il 2040.

Sanzioni.

Gli Stati membri dovranno stabilire le norme relative alle sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate in attuazione della presente direttiva e adottare tutte le misure necessarie per assicurarne l’attuazione. Le sanzioni dovranno essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri dovranno notificare le relative disposizioni alla Commissione, senza ritardo, e provvedere poi a dare immediata notifica delle eventuali modifiche successive. 

Queste in sintesi le linee guida della direttiva, spetta ora agli Stati membri recepirla entro due anni a far data dalla sua entrata in vigore e applicarla usando le risorse nazionali ed europee a disposizione. La Commissione UE ha fatto sapere che non saranno erogati nuovi fondi: gli Stati membri potranno contare, quindi, esclusivamente su stanziamenti come il PNRR, il Fondo sociale per il clima e i Fondi di coesione. Nuove misure potrebbero, invece, riguardare i prestiti sulle ristrutturazioni per i nuclei familiari fragili. 

Secondo l’Istat, oltre l’82% degli edifici in Italia ha un’età media avanzata. Secondo l’Enea, quasi il 60% degli edifici ha un’età media di 59 anni e presenta una scarsa classe energetica (classe G o E). 

L’UE ha già calcolato che quasi il 60% delle abitazioni europee necessita interventi di ristrutturazione entro il 2050. 

All’indomani dell’approvazione della direttiva europea da parte del Parlamento UE, non si sono fatte attendere le reazioni dei partiti politici italiani di maggioranza e di opposizione.

Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, si sono schierati contro la direttiva. Per Licia Ronzulli, capogruppo di Forza Italia al Senato “l’obbligo di ristrutturare gli edifici, con tempi troppo stretti e rigorosi, per migliorare la classe energetica, ignora e calpesta tutti quei cittadini e quelle famiglie che già hanno sulle spalle un mutuo”.

Hanno, invece, votato a favore i parlamentari europei di Pd e 5 Stelle. Per Chiara Braga, capogruppo del Partito democratico alla Camera “la miopia di certe forze politiche della maggioranza non consente loro di vedere gli sforzi fatti per giungere ad un accordo conclusivo in cui molti dei vincoli della proposta iniziale sono stati rivisti e ammorbiditi”. 

Superato lo scoglio del voto finale del Parlamento UE, la direttiva “case green” concluderà il suo iter legislativo con l’approvazione finale del Consiglio. Venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il testo entrerà ufficialmente in vigore. Entro il 2028 la Commissione di Bruxelles riesaminerà la direttiva per eventuali correzioni.

Autore

  • Giuseppe Speranza

    avvocato civilista dal 2000. Mediatore civile commerciale e iscritto all'Albo Speciale degli Avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione ed alle altre Giurisdizioni Superiori. è stato giudice onorario presso il Tribunale civile di Cagliari Sezione distaccata di Sanluri. Ha collaborato per la Rivista Giuridica Sarda diretta dal Prof. Avv. Angelo Luminoso. Collabora per la rivista La Testata.it dal mese di febbraio 2023 dove è autore della rubrica “Diritto & Società”.

2024-03-22