Superbonus: marcia indietro (o quasi) del Governo

Il Governo, sentite le associazioni di categoria, apre su F24 e cessione del credito di imposta per i lavori legati al post sisma e agli incapienti. Ma andiamo con ordine.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 16.02.2023 è stato pubblicato in tarda serata il Decreto Legge n. 11/2023, licenziato dal Consiglio dei Ministri nella seduta dello stesso giorno, portante “Misure urgenti in materia di cessione dei crediti di cui all’art. 121 del D.L. 19.05. 2020 n. 34, convertito con modificazioni dalla Legge 17.07.2020 n. 77”.

Il Decreto Legge è entrato in vigore il 17.02.2023, giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il decreto prevede che, a far data dalla sua entrata in vigore, per gli interventi in materia di recupero del patrimonio edilizio (bonus ristrutturazioni), efficienza energetica (ecobonus), superbonus 110% e 90%, misure antisismiche (sismabonus), facciate, impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica, barriere architettoniche (bonus barriere 75%), non sarà più possibile optare per lo sconto in fattura e per la cessione dei crediti fiscali.

Il Governo in un comunicato stampa ha tenuto a precisare che “l’oggetto dell’intervento non è il bonus, bensì la cessione del relativo credito, che ha potenzialità negative sull’incremento del debito pubblico. Dall’entrata in vigore del decreto, con l’eccezione di specifiche deroghe per le operazioni già in corso, non sarà più possibile per i soggetti che effettuano tali spese optare per il cosiddetto “sconto in fattura” né per la cessione del credito d’imposta. Inoltre, non sarà più consentita la prima cessione dei crediti d’imposta relativi a specifiche categorie di spese; resta invece inalterata la possibilità della detrazione degli importi corrispondenti”.

Di fronte alle prevedibili proteste delle imprese che rivendicano oltre 19 miliardi di euro bloccati nei cassetti fiscali e delle associazioni di categoria, il Governo ha convocato a Palazzo Chigi per lunedì pomeriggio 20 febbraio 2023 i rappresentanti di ABI, Cdp e Sace per un confronto sulle norme che bloccano la cessione dei crediti dei bonus edilizia. Subito dopo è seguita una riunione con tutte le categorie interessate, Ance, Confedilizia, Confindustria, Confapi, Alleanza cooperative italiane, Cna e Confartigianato.

Le soluzioni messe in campo dal governo Meloni, per far fronte alla crisi di liquidità, sono fondamentalmente due: la cartolarizzazione dei crediti di imposta e la compensazione dei crediti con gli F24 dei clienti.

La prima ipotesi, ritenuta tecnicamente molto complessa e non praticabile in tempi brevi, è una tecnica finanziaria per mezzo della quale la banca cede i crediti fiscali accumulati mediante emissione di titoli obbligazionari che successivamente verrebbero collocati sul mercato attraverso una società all’uopo costituita ai sensi della normativa vigente in materia di cartolarizzazione di crediti.

Più praticabile, invece, parrebbe la compensazione dei crediti fiscali che – lo ricordano ABI e ANCE in una nota congiunta – “ha il vantaggio di essere applicata in tempi molto rapidi, di facile realizzazione e non avrebbe alcun impatto aggiuntivo sulla finanza pubblica”. ABI e ANCE riferiscono, inoltre, che “l’utilizzo degli F24 sia indispensabile per ampliare la capacità di compensazione fiscale e risolvere in tempi brevi il problema dei crediti incagliati che sta mettendo in grande difficoltà il sistema delle imprese”. Tale misura – proseguono l’associazione bancaria e quella dei costruttori – “consentirebbe immediatamente alle banche di ampliare le capacità di acquisto utilizzando anche una parte dei debiti fiscali raccolti con gli F24 dei clienti”

All’esito del tavolo tecnico tenutosi a Palazzo Chigi, il Governo si dice disponibile agli F24 e alla cessione del credito di imposta per i lavori legati al post sisma e a quelli eseguiti dagli incapienti, mentre per tutti gli altri bonus edilizi le relative spese potranno essere solo portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi.

In ogni caso, tutto è ancora al vaglio del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.

Un’apertura quella del governo di Giorgia Meloni che soddisfa solo a metà le associazioni di categoria le quali confidano per un ulteriore correttivo in sede di conversione del Decreto Legge licenziato dal Consiglio dei Ministri il 16 febbraio scorso.

Nel frattempo c’è grande attesa anche per il parere definitivo di Eurostat – Ufficio statistico dell’Unione europea – che dovrà a giorni stabilire se i crediti di imposta, attualmente nei cassetti fiscali, una volta sbloccati e assorbiti dal sistema bancario, dovranno essere contabilizzati nel deficit del 2022 o nel disavanzo del 2023. La differenza non è di poco conto. Contabilizzare i crediti fiscali nei conti dello scorso anno garantirebbe infatti al governo – come dichiarato dallo stesso Ministro Giorgetti – di non rinunciare al rinnovo di qualunque misura sociale nel corso del 2023.

Nella maggioranza si cerca un compromesso che renda possibile migliorare il testo del decreto durante il passaggio alle Camere per la conversione e cercare di trovare qualche soluzione per agevolare famiglie e imprese.

Sul fronte dell’opposizione, il partito che più ha criticato l’operato del governo è il M5S, secondo il quale l’esecutivo col suo “decreto vergogna”, “ha voltato le spalle agli italiani”

Autore

  • Giuseppe Speranza

    avvocato civilista dal 2000. Mediatore civile commerciale e iscritto all'Albo Speciale degli Avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione ed alle altre Giurisdizioni Superiori. è stato giudice onorario presso il Tribunale civile di Cagliari Sezione distaccata di Sanluri. Ha collaborato per la Rivista Giuridica Sarda diretta dal Prof. Avv. Angelo Luminoso. Collabora per la rivista La Testata.it dal mese di febbraio 2023 dove è autore della rubrica “Diritto & Società”.

2023-02-23

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