Direttore: Vincenzo Di Dino
Editore: Cristian Mameli

La cultura temporale occidentale

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di: Donatella D'Addante
02.06.2021 | 49 | Tempo di lettura 3'

Si possono individuare quattro assi portanti della cultura temporale occidentale. Il primo è la concezione quantitativa del tempo, una concezione che ci porta a vedere il tempo come espressione misurabile, tramite l’orologio, per esempio. La seconda dimensione si può vedere con la considerazione efficientistica del tempo e con la famosa espressione di Benjamin Franklin di più di due secoli fa ‘il tempo è denaro’. Si tratta di una mercificazione del tempo, in cui si vede il tempo come risorsa scarsa, come risorsa economica al pari di altre, che entra nei processi produttivi. Terzo asse, è la valorizzazione della velocità. Quest’ultima, una delle espressioni più tipiche della nostra cultura temporale, ci porta a delle esperienze straordinarie che sono state negate a tutte le società ed ai sistemi sociali precedenti: esperienze di comunicazione simultanea, o quasi simultanea, anche a distanze rilevantissime; la possibilità di viaggiare con estrema facilità da un punto all'altro della terra. Quarto elemento, è la programmazione del tempo: noi ci muoviamo all'interno di una cultura temporale nella quale la programmazione del tempo è fondamentale; si tratta di programmare il tempo per poterlo, si ritiene, usare meglio. La programmazione può essere globale, ma può essere anche la semplice programmazione dei nostri tempi individuali, tramite uno degli strumenti più tipici e forse più inseparabili dell'uomo contemporaneo che è l'agenda personale. Una immagine su questa cultura temporale è quella della simultaneizzazione delle esperienze, quello che già trent'anni fa Herbert M. McLuhan chiamava ‘il villaggio globale’, cioè la terra come un ambito globale ormai unico nel quale è possibile la comunicazione simultanea. Accanto a questo aspetto, però, va ugualmente sottolineata un'altra tendenza culturale che si sta facendo strada e che apparentemente è in contrasto con la prima: la flessibilità temporale, cioè la tendenza da parte dell’attore sociale, e anche da parte di certi microsistemi, di creare dei tempi che sono sfasati, che servono, per esempio, ad aumentare o a realizzare la qualità della vita. E, a questo proposito, la desincronizzazione può diventare uno strumento fondamentale per accedere a dei servizi o per realizzare obiettivi di miglioramento vedendo il tempo come una risorsa e un’opportunità, pur nell'accettazione dei vincoli socio-culturali, e anche naturali, che l'attore si trova di fronte nei nostri sistemi.






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