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Liste d’attesa e personale insufficiente: Sanità italiana sotto pressione

Roma, 16 dicembre 2025 – In Italia, secondo quanto riportato da Cittadinanzattiva, l’emergenza sanitaria principale non è legata alla qualità delle cure, ma all’accessibilità alle stesse. Nonostante alcuni segnali positivi derivanti dalle riforme in corso, come quelle sul contenimento dei tempi di attesa, sull’assistenza territoriale, sull’aggiornamento dei Lea e sull’ampliamento degli screening e del calendario vaccinale, permangono criticità quali liste d’attesa, carenza di personale e disomogeneità territoriale nell’erogazione dei servizi.

Questi dati emergono dai Rapporti presentati oggi da Cittadinanzattiva (Rapporto Civico sulla salute, Rapporto sulle politiche della cronicità) durante l’evento “L’incomprimibile diritto alla salute. Riforme in corso, bisogni in attesa”, tenutosi presso il Ministero della Salute.

Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva, ha dichiarato: “Il nostro Servizio Sanitario Nazionale resta l’antidoto più efficace per superare le disuguaglianze e garantire la salute a tutti e a tutte. Vogliamo mettere la sanità e la costruzione della salute pubblica al centro di un dibattito di cui i cittadini siano i protagonisti, con i loro diritti e con le loro responsabilità; vogliamo contrapporre alla rassegnazione o al rischio di una profezia che si autoavvera – quella che la malattia del Servizio sanitario nazionale sia talmente grave che lasciarlo morire non fa la differenza – il potere di autonoma iniziativa che l’articolo 118 della Costituzione ci riconosce, e favorire una stagione di confronto con e fra i cittadini, a partire dalla quale proporre un’Agenda civica sulla salute e sul Servizio sanitario nazionale. Su questo chiediamo a istituzioni e professionisti, anche attraverso un Manifesto-appello che presentiamo oggi, di ritornare a dibattito unitario in cui privilegiare la partecipazione, le interconnessioni e la sinergia per dare nuovo ossigeno ad un concetto di salute basata sulle persone, siano essi professionisti che cittadini”.

Liste d’attesa: l’analisi di 16.854 segnalazioni dei cittadini ai servizi di informazione e tutela di Cittadinanzattiva, contenute nel Rapporto civico 2025, evidenzia che il 47,8% riguarda difficoltà di accesso alle prestazioni. Le liste d’attesa per esami diagnostici, prime visite specialistiche e interventi chirurgici superano i tempi previsti. Nel 2024, i tempi di attesa segnalati dai cittadini arrivano fino a 360 giorni per una TAC torace, 540 giorni per una risonanza magnetica all’encefalo e per una visita oculistica, 720 giorni per una colonscopia e oltre 400/500 giorni per le prime visite specialistiche.

Per verificare l’attuazione della legge 107/2024 sulle liste d’attesa, Cittadinanzattiva ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato a tutte le Regioni. Solo 8 Regioni hanno fornito dati completi e trasparenti, 5 non hanno risposto, e le restanti hanno inviato informazioni parziali. Questa difformità conferma che l’accesso alle prestazioni dipende dalla Regione di residenza.

Dalle risposte all’istanza di accesso civico emergono criticità: alcune Regioni (Basilicata, Sardegna, Abruzzo) giustificano l’assenza di dati con la transizione alla nuova Piattaforma Nazionale AGENAS non ancora a regime; molte amministrazioni non monitorano indicatori chiave come le prenotazioni nei giorni festivi/prefestivi o la percentuale di prime disponibilità accettate; emerge una disparità nei Percorsi di Tutela per le liste di attesa. In generale emerge un divario nord sud, perché i migliori percorsi e una maggiore trasparenza sui dati sono concentrati al Centro-Nord, mentre il Sud è caratterizzato da risposte parziali o dal silenzio totale.

Anche la Piattaforma Nazionale Agenas sulle Liste d’Attesa mostra criticità: solo il 40,6% delle prestazioni diagnostiche e solo il 34,5% delle visite specialistiche viene accettata dal cittadino alla prima disponibilità proposta dal cup; solo 4 prenotazioni in pre-lista su 10, vengono erogate nei tempi. Il rispetto dei tempi massimi è garantito solo per circa la metà delle prestazioni. Nella fascia di priorità urgente, prestazioni come la colonscopia superano, per un paziente su quattro, i 105 giorni a fronte di un limite di 72 ore; nelle fasce D (Differibile, entro 60 giorni) i tempi massimi sono ampiamente superati ed arrivano fino a 147 gg per la mammografia e a 177 giorni per la visita dermatologica. Lo stesso per la fascia programmabile (limite 120 gg) dove si registrano 357 gg per la colonscopia e 260 per la diagnostica senologica.

Oltre al tema dell’accesso alle prestazioni, che raccoglie il 47,8% delle 16.854 segnalazioni, i cittadini lamentano carenze in altri ambiti.

Assistenza di prossimità (17,9% dei casi): rapporto con i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta (58,7%), RSA e lungodegenza (10%), salute mentale (9,8%), assistenza domiciliare (7,8%) e raccordo ospedale-territorio (4,8%). Assistenza ospedaliera (11,8% delle segnalazioni totali): emergenza-urgenza e pronto soccorso (78,1%), ricoveri (17,6%) e dimissioni (4,2%). Assistenza previdenziale (5,7% dei casi totali): procedure di invalidità e accompagnamento (92%).

Il tema della qualità delle cure rimane centrale, in particolare la Sicurezza delle cure (4,8% delle segnalazioni totali): presunti errori medici (69,1%), macchinari obsoleti (15,7%), condizioni igienico-sanitarie (8,8%) e rischio di infezioni (6,4%). Segnalazioni in calo anche per la Prevenzione (2,3% del totale), dove i disagi maggiori riguardano vaccinazioni ordinarie (35,8%), screening mammografico (25,8%), vaccinazioni anticovid (16,8%), screening cervice uterina (13,4%) e colon-retto (8,2%). Infine, sull’argomento Ticket e spesa privata (2,3% sul totale) i cittadini segnalano oneri finanziari elevati per prestazioni private necessarie (74,5%) e ticket considerati troppo alti (25,5%).

Cronicità e malattie rare: il Rapporto sulle Politiche della Cronicità 2025 evidenzia le principali difficoltà per i pazienti cronici e rari: l’83,6% dei pazienti riporta tempi d’attesa eccessivi, mentre oltre il 55% dichiara di aver rinunciato almeno a una visita o esame negli ultimi 12 mesi per indisponibilità della prestazione nel SSN. L’85,9% ha sostenuto spese di tasca propria. Solo il 46% dei Presidenti di Associazione ritiene efficace il modello di assistenza delineato dal DM 77/2022. Il 69,6% segnala un aumento della spesa privata a causa della desertificazione sanitaria. Per quanto riguarda i pazienti con malattie rare, oltre il 43% denuncia di doversi spostare in un’altra Regione per ricevere cure adeguate; il 78% ha sostenuto dei costi di tasca propria per gestire la patologia; il 68.3% riporta tempi di attesa lunghi per prestazioni e visite e il 46,3% problemi nell’accesso ai servizi riabilitativi.

Rispetto all’assistenza domiciliare integrata, Cittadinanzattiva ha svolto un’indagine che ha coinvolto 1136 cittadini. Ne emerge che fra coloro che hanno avuto bisogno di ADI nell’ultimo anno, il 35,4% ha ottenuto il servizio, il 15,6% ha ricevuto un rifiuto (il 53,3% per criteri clinici, ma anche per carenza di fondi e personale – 20% ciascuno) – e il 13,3% perché il servizio non è attivo o è insufficiente, mentre il 49% non ha mai presentato domanda pur avendone bisogno. I tempi di avvio dell’Adi sono molto variabili: circa il 60% riceve il servizio entro due settimane, mentre fino al 23% attende oltre un mese. La qualità professionale e relazionale degli operatori è valutata positivamente dal 70,6%, mentre il coordinamento fra gli interventi e servizi sanitari e quelli di natura sociale è considerato scarso dal 41,2% dei pazienti.

Sempre in merito all’assistenza domiciliare integrata, Cittadinanzattiva ha promosso un Accesso civico rivolto alle Regioni che restituisce, così come sulle liste di attesa, un quadro diseguale e frammentato, sia nel livello di trasparenza dei dati forniti dagli enti regionali che nella qualità del servizio erogato. Su 21 amministrazioni interpellate, solo 13 hanno risposto, ma con livelli di dettaglio molto diversi: Lombardia è la Regione che fornisce dati completi. La Toscana è l’unica a comunicare la distribuzione dei pazienti per complessità assistenziale. 9 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Umbria) hanno fornito solo i dati minimi richiesti dal PNRR. 8 Regioni non hanno risposto affatto.

Nessuna Regione traccia la spesa effettiva, rendendo impossibile verificare come vengono utilizzati i fondi disponibili. La gran parte non fornisce i dati qualitativi. Emergono inoltre ritardi nei trasferimenti finanziari per la Basilicata e il Molise che dichiarano di aver ricevuto solo una parte dei fondi previsti, anticipando le attività con risorse proprie. Questa opacità alimenta disuguaglianze territoriali e impedisce di verificare l’effettivo impatto del PNRR sulla vita delle persone più fragili.

Cittadinanzattiva indica alcune priorità urgenti:

adottare un nuovo Piano Sanitario Nazionale, assente dal 2008;

garantire in maniera uniforme sul territorio i LEA 2017 e prevedere una revisione costante degli stessi;

accelerare l’attuazione del DM 77, con particolare riferimento alla costruzione delle Case e degli ospedali di comunità;

rendere pienamente operativa la normativa sulle liste d’attesa;

investire sulle infrastrutture digitali e sull’interconnessione dei dati;

investire sul personale sanitario;

potenziare la prevenzione.

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