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Editore: Cristian Mameli

SARDEGNA, VICINO ALLO STIVALE

La Sardegna esiste ma pochi sanno dov´è. É un problema di rappresentatività? É colpa dei giornalisti o della politica? Della geografia o del turismo? É tutta invidia e calcolo economico!

... di: Vincenzo Di Dino 25.08.2020 | 281 | Tempo di lettura 4'

Gli spunti per scrivere questo pezzo sarebbero tanti. La recente polemica tra le regioni Lazio e Sardegna sul CoViD e chi deve fare i tamponi a chi. Ma anche quel sindaco di Civitavecchia, un leghista di nome Tedesco (non è uno scherzo), che attribuisce gli infetti (laziali) alla Sardegna. Le estemporaneità di Sala sindaco di Milano (appartenente apparentemente al centrosinistra) o della Assolombarda e Confindustria che hanno richiesto la chiusura di tutta Italia invece delle sole zone rosse “per non avvantaggiare economicamente il Sud” e poi attribuiscono le colpe del lockdown totale al governo Conte. E ancora lo scambio di battute tra il sindaco di Arzachena e Briatore del Billionaire (bellissima la presa di posizione del sindaco di Scraffingiu, Alessandro Pili, che solidarizza col “collega” su facebook e riportata dalla stampa ). Vedi il video

Ma mi sono deciso dopo aver letto gli articoli di Vito Biolchini (Leggi) e Anthony Muroni (Leggi). Il primo attribuisce la responsabilità di quanto accade al giornalismo sardo, il secondo si chiede a chi possa dar fastidio il turismo sardo. E anche la difesa dell’Isola ad opera di Gianni Cuperlo su facebook riportata dai siti (Leggi) che sostiene che questa terra vada capita, cosa che può fare solo chi ha curiosità.

La Sardegna ha una popolazione di circa il 3% di quella italiana e una superficie di circa l’8%, troppo piccola la prima e troppo grande la seconda. Da qui un problema di rappresentatività che ha conseguenze su tutto, ad iniziare dalle questioni politiche fino a quelle economiche. Che alla fine è praticamente la stessa cosa, come ho cercato di spiegare in questo editoriale: Leggi.

Tutto questo non aiuta. Se poi ci mettiamo anche la perifericità e la distanza dalla terraferma, diventa un problemone. Certo il turismo ne guadagnerebbe se invece delle coste nordafricane che inviano barchini (o barconi) carichi di migranti in fuga da realtà difficili ci fossero le coste della penisola arabica cariche di emiri e petroldollari con relativi yacht. In quel caso ogni porticciolo turistico sardo si sarebbe già dotato di tutti i confort per consentire l’ormeggio di “barche” di varie pezzature. Ma così non è.

Tuttavia i dati ci dicono che la Sardegna è una meta turistica ambita anche per quelle caratteristiche che altri territori non possono più offrire. Qualità, bellezza, genuinità, tranquillità, distanza. Se avessimo navi e aerei efficienti (e possibilmente autarchici) quei numeri aumenterebbero. Se gli alberghi e i locali fossero di proprietà dei sardi, non esisterebbe povertà in Sardegna.

Poi certo non basta il passaparola. Ricordo troppi anni fa, quando ancora si studiava un poco di geografia, che mi chiesero dove stava Cagliari. Veniva collocata in Sicilia (c’è chi confonde le isole) oppure nel nord Sardegna. Tutta colpa della scuola? No. Le istituzioni hanno fatto del loro. Che dire di quel vecchio poster dell’Enit (Ente Nazionale Turismo) che mostrava l’Italia intera, Sicilia compresa ma senza la Sardegna? Alla faccia della promozione turistica! E vi ricorderete della vecchia sigla dei telegiornali regionali RAI che evidenziavano la regione oggetto della trasmissione nello spazio in genere ricoperto dalla Sardegna, col risultato di nasconderla a tutti i telespettatori italiani e, capolavoro, all’insaputa dei sardi che nella propria regione la vedevano giustamente in risalto. Anche quando è rappresentata l’immagine della Sardegna, si fa di tutto per allontanarla al pubblico come nella foto della rete autostradale che premia il Nord, avanza con difficoltà verso il Mezzogiorno e non esiste nell’Isola.

Ma perché tutto questo “odio”? Per ragioni storiche, come sostengono Sergio Zuncheddu (autore anni fa di una missiva pubblica al reazionario e recidivo Briatore) e Francesco Cesare Casula (storico, autore di un’interpretazione tanto originale quanto sgradita agli storiografi) ricordando che la Sardegna era già Regno e i Savoia lo sono diventati solo grazie all’Isola? O per ragioni coloniali, dove la classe dominante prima sfrutta le risorse del territorio e poi colloca tutto quello che non gradisce, dalle peggiori industrie inquinanti, alle servitù militari o energetiche, ai detenuti mafiosi? Per motivi razziali/etnici/leghisti e antipatia verso le pecore? O per ragioni economiche, cioè meno gente conosce la Sardegna e più turisti soggiornano nel resto d’Italia? Ad ogni modo caro (nel senso dei prezzi del Billionaire) Flavio Briatore, auguri di pronta guarigione. (Leggi)






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