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È mio, è tuo …no, è dell'ARTE

... di: Luca Giovanni Masala | 19.07.2016 | 1006

Arte e spazi pubblici, arte e proprietà private, arte propria e arte di qualcun altro. Cosa intercorre fra arte e proprietà e cosa fra arte e pubblico? Domanda assai difficile che, al momento, non ha nemmeno una adeguata legislazione a riguardo. Si pensi che nel caso della Street Art si ebbero perfino dei risultati contrastanti, laddove da un lato un muro privato “abbellito” da un writers fu tutelato in tribunale impedendo che venisse rimbiancato (che poi chi voleva ridipingerlo ci guadagno pure); dall’altra un vagone della Trenord fu invece “danneggiato” da un collega del primo artista, il quale fu obbligato a un pesante risarcimento. E che dire di quanto fece Blu qualche mese fa a Bologna? La scelta di “privatizzare” la street art non era adeguata all’anima della stessa e allora cancelliamo tutto! Una censura di protesta che riconsegnava l’arte al suo artista, anche quell’arte che era di tutti, in una strada di tutti e forse non più solo dell’artista.

A Cagliari, con le dovute proporzioni, possiamo dire di vivere giorni intensi da questo punto di vista. La pluricitata scultura sul bastione di Santa Croce ha già tanto fatto parlare di sé, ma cosa dire degli interventi artistici del francese Clet sui cartelli stradali di via Roma? Danneggiano importante segnaletica stradale che ha ben altra funzione o sono un intervento artistico e in quanto tale “da tutelare”? A me personalmente piacciono, per il resto non mi esprimo, limitandomi per questa volta ad un mero giudizio estetico (e so che non dovrei!).

E che dire invece del “cardinale” che per sensibilizzare sulla tematica dell’omofobia ha sfilato per via Garibaldi e via Manno qualche giorno fa? Una performance forse “già vista”, ma che sicuramente ha attirato l’attenzione. Svolta in una strada pubblica al fine di essere vista e commentata, anche a costo di ricevere critiche. Come si dice: “basta che se ne parli”. In questo caso l’artista mascherato da alto prelato ha sicuramente mosso qualcosa e pertanto ben venga! Perlomeno si è limitato ad una strada pubblica, evitando di andare a svolgere, come accaduto sul ponte di Christo, una performance su un’opera d’arte. Qualcuno aveva bisogno di luce riflessa, non avendone abbastanza propria?

Il discorso potrebbe risultare lunghissimo, il fatto è che fra pubblico e privato i confini sono sempre stati molto labili e spesso l’utilizzo o l’intervento di qualcuno su uno spazio fa cambiare dall’una all’altra definizione ogni spazio e ogni oggetto. I problemi nascono quando trattasi di oggetti o spazi famosi, conosciuti da tutti o da tutti considerati privati o pubblici. E’ mio o è nostro cambia poco, la gelosia è un’arma letale.
 

Ecco perché forse ciò che ci indispettisce, più delle passeggiate cardinalizie di Cagliari o le sculture sui bastioni, più dei muri “imbrattati” o meno dagli street artist e dei cartelli abbelliti dall’amour alla francese, è che politici o personaggi famosi possano impossessarsi di spazi come il Colosseo (che fu usato per una festa vip) o Ponte Vecchio (riservato ai tempi di Renzi sindaco).

Per queste cose dovremmo indignarci a mio avviso, del resto se ne discuta pure: spesso è dal dialogo che la società trae i migliori spunti per progredire. Ed è compito dell’arte far discutere.

 




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