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PornoArte. Oscenità o Capolavoro?

... di: Luca Giovanni Masala | 30.06.2016 | 6380

Una volta pubblicai, per la mia galleria web, l’immagine dell’opera di un’artista che seguo. L’opera, un acrilico su tela molto “cartoon”, seppure con il suo stile inconfondibile, subì il “linciaggio” da parte delle ferree linee anti oscenità di Facebook. Perché? Perché l’opera in questione raffigurava due donne a seno scoperto nell’atto di prendere il sole sulla spiaggia. Inutile aggiungere che l’opera ha ben poco da spartire col realismo e a mio avviso era meno oscena di tante foto che circolano sul famoso social network.

Questa breve storiella dimostra come alle volte anche opere abbastanza innocenti possano essere viste come oscene. E viceversa ovviamente. Certe volte opere o performance “oscene” vengono spacciate tranquillamente per arte. E ciò accade anche in ambienti culturali d’eccellenza.

Voi mi direte che l’arte è in parte anche la “storia dello scalpore”, che l’arte deve necessariamente sconvolgere, spezzare tabù e far discutere. Vero, ma sino ad un certo punto.

Quando nel 1866 Gustave Courbet dipingeva “l’origine du monde”, probabilmente immaginava che quell’opera avrebbe fatto scalpore fra la gente della sua generazione. Ciò che non poteva immaginare però era che molti anni dopo, al Musée d’Orsay, la performance di una “artista” contemporanea d’origine italiana avrebbe messo in ombra quell’antico scandalo. Deborah de Robertis, dal Lussemburgo, ha infatti “dialogato” fra le sacre sale del museo con l’opera di Courbet. Come? Semplice, mostrando dal vivo quello che il pittore aveva rappresentato. Calate le mutande, aperte le gambe (e qualcos’altro), ha mostrato al visitatore la forma concreta di quello che il quadro figurava alle sue spalle. Come dire: “la rappresentazione e l’oggetto concreto”. Molto platonica! …ma arrestata. Correva l’anno 2014 e all’artista fu comunque consentito di terminare la performance perché “il pubblico si dimostrava interessato e applaudiva”; alcuni critici dissero “Deborah supera abbondantemente Courbet perché mostra l’occhio spalancato, ovvero ciò che questi non aveva saputo (o voluto?) rappresentare”.

Notizia di qualche giorno fa è invece quella dell’artista Milo Moiré, la quale ha “portato l’erotismo manuale” nell’arte. Li ho capito che molti ragazzini diventano artisti su youporn.

A parte gli scherzi, la Moirè ha fatto la stessa fine della sua collega artista, arrestata. Anche lei però ha riscosso grandi consensi e in tanti si sono cimentati nell’esplorazione artistica dei suoi orifizi. 30 secondi a ciascuno, 45 minuti totali. Il tutto a portata di dita, ma lontano da sguardi indiscreti, dato che le zone interessate erano occultate da un trapezioide riflettente che impediva lo sguardo ma consentiva di infilare la mano. Nulla di nuovo insomma, una rivisitazione di Valie Export, antesignana di queste forme d’arte prossime all’osceno.

Ora, levando l’ironia che permea questo mio pezzo, sono costretto a delle osservazioni oggettive.

L’arte è sicuramente qualcosa di effimero e difficilmente definibile, motivo per il quale molte forme espressive si situano sui bordi di questo mondo, si appropriano di questo “titolo” impropriamente o non lo possiedono pur avendone diritto.

Parlare di arte in rapporto ad un tema come quello dell’osceno è argomento delicato perché prescinde il già difficile giudizio su cosa sia arte e cosa no. E supera di gran lunga anche problema dell’arte contemporanea, intasata da arte “diversa”, ben lontana da quadri e sculture, ma spesso fatta di performance, oggetti in divenire, istallazioni e concetti.  




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