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Editore: Cristian Mameli

Analisi sociologica del concetto di tempo

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di: Donatella D'Addante
06.04.2021 | 97 | Tempo di lettura 3'

L'esigenza di voler approfondire e studiare il concetto di tempo è nata, non solo dal fascino che da sempre riveste tale concetto, ma dall’importanza dei suoi condizionamenti, anche dal punto di vista sociale. Soprattutto nel mondo occidentale, riconoscere il valore del tempo è fondamentale, visto che abbiamo il privilegio di avere alle spalle una storia di secoli che ci spinge in tal senso. Si pensi, per esempio, a San Benedetto, la cui famosa regola, in fondo, non è che una prima organizzazione del tempo, il tempo del monaco. Oppure pensiamo a Leon Battista Alberti, che nel trattato ‘Della famiglia’ (1441) afferma che "il tempo è cosa molto preziosissima". Secondo l'Alberti, accanto al corpo ed allo spirito, la terza cosa che possiede l'uomo, il terzo attributo fondamentale, è appunto il tempo. Il rapporto tempo-società sembra destinato a suscitare un crescente interesse nella riflessione sociologica attuale e dei prossimi anni per la percezione collettiva della scarsità del tempo e le implicazioni, insieme repressive e liberatorie, della sua minuziosa regolamentazione. Nella società contemporanea il tempo è diventato una delle colonne portanti di una cultura che lo ha feticizzato, attribuendogli un valore autonomo e conferendo a certi comportamenti temporali, quali la velocità, una forte approvazione sociale. Da un punto di vista sociologico, il tempo è, insieme ad altre prospettive, un'istituzione sociale e culturale. Infatti, ogni società tende a costruire i propri quadri temporali, cioè elementi globali che danno senso alla vita dell'uomo e dei sistemi sociali, all'interno di una prospettiva temporale.

Per poter parlare di un ‘tempo sociale’ i diversi piani della realtà temporale, ovvero il piano individuale, quello naturale (che è il tempo delle ere geologiche, il tempo cosmico, astronomico, che è forse l'aspetto più immediato in tutte le culture e in tutte le civiltà) e quello sociale non rappresentano più modalità temporali definibili autonomamente, indipendenti l’uno dall’altra (il tempo per la fisica includeva solo l’aspetto ‘natura’), ma livelli di esperienza che ogni società e individuo possono raggiungere o elaborare secondo regole, vissuti e modalità diverse. Lo studio del tempo, nella sociologia, riveste un interesse particolare soprattutto nell’attuale momento storico, in conseguenza dei mutamenti che si stanno verificando nelle concezioni del tempo. Infatti, comprendere il tempo e organizzarlo, è un’esigenza inevitabile. Il tempo, quindi, può essere studiato partendo dalla suddivisione in due diversi tipi: il tempo fisico e quello sociale.

Nel primo caso il tempo sembra essere un aspetto della ‘natura fisica’, mentre nel secondo ha il carattere di istituzione sociale, di regolatore degli avvenimenti sociali, di modalità dell’esperienza. Studiare sociologicamente il tempo significa, quindi, abbandonare l’antica dicotomia tra le categorie di natura e di cultura da una parte, individuo e società, individuale e collettivo dall’altra. Quindi occorre rendersi conto di come il tempo naturale e ritmi astronomicamente e biologicamente determinati, vengano trasformati dalle società umane in costrutti sociali, in regole e orientamenti che riflettono i modi di produzione, i valori egemoni nelle diverse società storiche, i bisogni dei gruppi che vi convivono e di come d’altra parte, le esigenze dei tempi sociali vengano diversamente elaborate, vissute, risolte dall’individuo, ricorrendo a strategie molto differenziate.






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