L’Open Innovation in Italia si trova in una fase di maturazione intermedia, richiedendo un cambio di passo dopo anni di sperimentazione. Questo è quanto emerge da una ricerca dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano, che analizza lo stato e le prospettive dell’innovazione aperta nelle imprese italiane.
Negli ultimi otto anni, l’adozione dell’Open Innovation è cresciuta significativamente tra le grandi imprese italiane, passando dal 57% nel 2018 all’86% nel 2025, secondo la ricerca dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano. Tale crescita è stata sostenuta, intorno al 2020, anche dalla pandemia di Covid-19, che ha spinto le imprese a collaborare con startup per affrontare le sfide poste dall’emergenza sanitaria. Tuttavia, negli ultimi due anni, il dato è rimasto stabile, suggerendo un possibile raggiungimento di un livello di maturità.
L’Open Innovation in Italia si concentra prevalentemente su attività di tipo inbound (97% dei casi), ovvero azioni volte a valorizzare internamente spunti di innovazione provenienti dall’esterno, come collaborazioni con università e centri di ricerca, scouting di startup e partecipazione a call4ideas o contest. Le attività outbound, finalizzate a valorizzare esternamente spunti di innovazione nati internamente all’impresa, sono meno praticate (49%). Tra queste, si segnalano la creazione di piattaforme digitali, le Joint-Venture e il Corporate Venture Building.
La ricerca del 2025 ha studiato anche il coinvolgimento del Top Management. Sebbene il vertice aziendale sia attivo nei processi di sviluppo di Open Innovation, solo nel 20% delle imprese dimostra un orientamento proattivo, prevalendo un approccio prudenziale e attendista. Questo atteggiamento è legato alla difficoltà nella misurazione degli impatti dell’Open Innovation, che risulta ancora limitata e qualitativa.
I risultati evidenziano che l’Open Innovation non è più considerata una scelta opzionale per le imprese, ma mantiene uno stato di sperimentazione che non consente un consolidamento effettivo di queste pratiche e il riconoscimento da parte del vertice aziendale. Si aggiunge a questo lo stato dell’ecosistema delle startup italiane, ancora sottosviluppato rispetto ai Paesi europei, con difficoltà a raccogliere investimenti in equity e una stagnazione nelle prospettive.
Per superare questa fase, è necessario integrare l’Open Innovation nella strategia complessiva delle imprese e dotarsi di strumenti per misurare gli impatti in modo continuativo. Bisogna inoltre favorire la crescita delle startup e sviluppare molteplici formule di collaborazione con le imprese, dal venture clienting alle joint venture, al corporate venture capital.
Dalla ricerca emerge che le organizzazioni con un sistema di gestione dell’innovazione più maturo e formalizzato registrano benefici maggiori. Passare da iniziative frammentate a un approccio strutturato può essere la leva decisiva per valorizzare pienamente l’Open Innovation, trasformandola in un elemento essenziale dei processi di innovazione delle imprese italiane. Il rischio, secondo **Alessandra Luksch, Direttrice dell’Osservatorio Startup Thinking Politecnico di Milano**, è quello di fermarsi in uno stallo pericoloso.
Il monito di Alessandra Luksch: «Perché in Italia c’è il rischio di uno stallo pericoloso dell’Open Innovation»
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