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Cloudflare, multa da 14 milioni negli USA: cosa è successo

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha sanzionato Cloudflare, un’azienda che fornisce infrastrutture Internet, con una multa di 14 milioni di euro. La sanzione è stata emessa in Italia a seguito di una disputa tra l’azienda e lo Stato di Diritto europeo, segnando la fine dell’alibi della “neutralità tecnica” per i giganti dell’infrastruttura.

La sanzione di quattordici milioni di euro, che sarebbe irrilevante se applicata a un sito pirata, in questo caso riguarda Cloudflare, un pilastro dell’infrastruttura Internet globale.

Secondo la narrazione proveniente dalla Silicon Valley, questa sanzione sarebbe un “attacco all’Internet aperto” e una “violazione della neutralità tecnica”, ma si tratta di inottemperanza a un ordine del tribunale.

La questione riguarda una multinazionale che ritiene che i propri “Termini di Servizio” abbiano più valore delle leggi di una nazione del G7.

L’AGCOM ha emesso ordini legalmente vincolanti, nell’ambito della piattaforma “Piracy Shield”, per bloccare specifici indirizzi IP coinvolti in attività di pirateria streaming.

Cloudflare non si è limitata a contestare la legge in tribunale, ma ha ignorato gli ordini per mesi. La multa è per inottemperanza. In uno Stato di Diritto, non si può ignorare un’autorità con potere giurisdizionale.

Cloudflare si difende dicendo di essere un “tubo neutrale”, un mero fornitore di infrastruttura. Con il nuovo Digital Services Act (DSA), se fornisci l’infrastruttura, hai un dovere di diligenza (duty of care).

L’ecosistema tecnologico americano adora quello che io chiamo “l’Argomento del Martello”: «Noi costruiamo solo i martelli; non siamo responsabili se qualcuno li usa per rompere una finestra». È una metafora affascinante, ma che non regge più all’analisi dei fatti.

Cloudflare non è un passivo negozio di ferramenta, è un punto di controllo strategico di Internet. Possiede le chiavi, le mappe e le serrature di una porzione enorme del traffico web. Come sosteneva già anni fa Lawrence Lessig nel suo fondamentale saggio “Code and Other Laws of Cyberspace”, il codice, l’architettura stessa di una piattaforma, è legge (Code is Law). La scelta di come strutturare i propri sistemi non è mai neutrale, ma incarna valori e produce effetti precisi.

La scelta di non agire di fronte a un provvedimento del tribunale non è un limite tecnico, ma una decisione di business deliberata. In Europa, la gerarchia dei valori è chiara: prima viene la Legge dello Stato, poi viene la policy aziendale. Non si può pensare di operare in un mercato di 60 milioni di persone trattando il suo sistema legale come un’opzione facoltativa.

Dirigenti di Cloudflare hanno lasciato intendere che, se le cose si mettessero male, potrebbero semplicemente “spegnere i server” in Italia. Il vero denaro di Cloudflare non arriva dai blog amatoriali italiani, ma da giganti globali come Netflix, Disney+, Shopify, che pagano per un servizio chiamato Local Edge Delivery.

Se Cloudflare ritirasse i suoi server dall’Italia, starebbe degradando il servizio che ha venduto a Netflix & Co. Se i film di Netflix iniziassero a caricare lentamente in Italia perché Cloudflare ha spostato i suoi server, Cloudflare si troverebbe in violazione dei suoi contratti (SLA, Service Level Agreements) con i suoi clienti più importanti.

Abbandonare un mercato non è una mossa di potere, è un suicidio commerciale. Non puoi definirti una “Global CDN” se hai un buco delle dimensioni di un Paese del G7 nel tuo network. I tuoi clienti enterprise globali non tollererebbero mai che il loro servizio venga usato come pedina in una partita a scacchi con un regolatore.

La maschera da “attivista digitale” che Cloudflare sta indossando è una cortina di fumo per nascondere una strategia legale fallimentare: hanno pensato di poter esportare l’attitudine della Silicon Valley del “move fast and break things” (“muoviti veloce e rompi le regole”) e applicarla al sistema giudiziario europeo. Ha funzionato male.

Il messaggio è chiaro: se vuoi raccogliere ricavi dagli utenti europei, direttamente o indirettamente, devi rispettare l’ordinamento giuridico europeo.

Questo caso sta preparando il terreno per il prossimo decennio. È la fine dell’Eccezionalismo Infrastrutturale, l’idea che chi fornisce i “tubi” di Internet viva in una dimensione legale a parte. Cloudflare farà appello, certo, ma l’alibi della neutralità è già stato sepolto. Internet non è più il Far West; sta diventando un’utility regolamentata, e per gli “idraulici” della rete è arrivato il momento di iniziare a seguire le norme di sicurezza degli impianti.

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