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Deepfake: la testimonianza della vittima

La giornalista Rai Silvia Sacchi è stata vittima di un deepfake, un video manipolato con l’Intelligenza Artificiale, in cui un suo avatar conduceva il telegiornale diffondendo notizie false sui vaccini. L’episodio ha generato incredulità e dubbi tra persone che l’avevano intervistata.

Silvia Sacchi, 32 anni, ha raccontato di aver ricevuto da un collega un video in cui un suo avatar, affiancato da un’immagine creata con l’AI dello scienziato Silvio Garattini, affermava che chiunque avesse ricevuto il vaccino per il Covid era in pericolo di vita. La giornalista ha espresso sgomento per la facilità con cui tali falsi possono inquinare il dibattito online.

L’episodio rientra in un contesto più ampio di usi e abusi dell’Intelligenza Artificiale, dove chiunque può manipolare video e sintetizzare voci. Sacchi ha descritto la sua reazione iniziale: **«Dopo aver essermi ascoltata in quel video la prima reazione è stata chiedermi se davvero avessi detto una cosa del genere»**.

La giornalista ha riconosciuto immediatamente se stessa nel video, risalente a quando conduceva Sky TG24, ma ha notato che la voce e il labiale non erano naturali. Nonostante la non perfetta realizzazione del deepfake, l’episodio ha sollevato preoccupazioni sui rischi connessi a questa tecnologia.

Sacchi ha espresso amarezza per i messaggi ricevuti da persone che avevano espresso dubbi sulla sua integrità professionale. **«La cosa che mi ha amareggiato di più è stata avere ricevuto messaggi di persone che avevo intervistato che si dicevano dubbiose»**. Ha sottolineato come il dubbio, più che la certezza, possa minare il dibattito online, con conseguenze nella vita reale.

La legge sull’AI prevede la punibilità del deepfake su querela, ma un magistrato può procedere d’ufficio in casi connessi ad altri reati o se la vittima è una persona incapace o una personalità pubblica. Le norme, tuttavia, faticano a tenere il passo con i risvolti negativi dell’innovazione.

Silvia Sacchi, nata a Pesaro, ha maturato esperienze televisive a San Marino, Tgcom24 e Sky, occupandosi di cronaca giudiziaria, nera e data journalism. **Oggi è autrice di 1mattina news**. L’esposizione mediatica comporta rischi che la giornalista ha dovuto affrontare.

Dopo aver scoperto il deepfake, Sacchi ha reagito scaricando il video, aggiungendo la scritta “FALSO” e ricondividendolo sui suoi canali social. Ha inoltre contattato l’Istituto Negri, segnalato l’accaduto al consiglio dell’Ordine dei giornalisti, alla Polizia Postale e alle piattaforme social.

Sacchi ha evidenziato come l’informazione sia spesso usata per avvalorare le proprie idee anziché per comprendere la complessità. Ha espresso preoccupazione per le oltre 100mila visualizzazioni del video fake e per il fatto che molte persone non si rendessero conto della sua falsità o, pur sapendolo, ne condividevano il contenuto.

Il dibattito sui deepfake si inserisce in un contesto più ampio di violazioni online, come la condivisione di foto intime e la creazione di siti per spogliare digitalmente persone. Esperti sottolineano che il problema non è la tecnologia, ma l’accesso a strumenti di manipolazione e la domanda di tali contenuti.

Silvia Sacchi ha concluso sottolineando che **«il problema non è l’Intelligenza artificiale in sé, ma l’uso che se ne fa e la cultura che lo legittima»**. Ha invocato una maggiore attenzione alle responsabilità individuali e alla coscienza umana, anziché concentrarsi sulla tecnologia in sé.

La giornalista ha inoltre affrontato la questione della responsabilità dei media, sottolineando la difficoltà di bilanciare la necessità di informare con il rischio di dare visibilità a gruppi e siti illegali. Ha auspicato un approccio che spieghi i meccanismi e denunci le dinamiche senza alimentare la curiosità morbosa.

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