La Fondazione NEST, attraverso lo Spoke 4, si concentra sullo sviluppo di tecnologie per l’idrogeno, con l’obiettivo di renderlo una soluzione energetica concreta e affidabile. L’iniziativa mira a collegare fonti energetiche intermittenti con le esigenze di funzionamento continuo, unire settori diversi e consentire l’accumulo di energia.
Lo Spoke 4 “Clean hydrogen and final use” della Fondazione NEST si dedica alla trasformazione dell’idrogeno in una tecnologia applicabile. La professoressa Loredana Magistri, coordinatrice dello Spoke 4 e ordinaria all’Università di Genova, ha discusso le sfide e le opportunità legate all’idrogeno nel contesto della transizione energetica.
Magistri ha evidenziato che in Italia oltre il 40% dell’energia elettrica immessa in rete proviene da fonti rinnovabili. Tuttavia, ha sottolineato che una parte significativa di queste fonti, come il fotovoltaico e l’eolico, non è programmabile, creando difficoltà nel mantenere l’equilibrio della rete elettrica.
L’accumulo di energia è diventato un tema centrale per la transizione energetica, poiché permette di gestire l’intermittenza delle fonti rinnovabili. Le tecnologie di accumulo includono batterie e sistemi idroelettrici di pompaggio.
L’idrogeno, secondo Magistri, può svolgere un ruolo chiave come vettore energetico, consentendo l’accumulo di grandi quantità di energia per periodi prolungati e il **sector coupling**, ovvero il trasferimento di energia elettrica rinnovabile a settori difficili da elettrificare direttamente.
Esistono diverse classificazioni dell’idrogeno in base al processo di produzione, identificate con colori. L’idrogeno verde, prodotto tramite elettrolizzatori alimentati da energia rinnovabile, è considerato una priorità per la decarbonizzazione.
Tra gli ostacoli alla produzione di idrogeno vi sono i costi elevati degli elettrolizzatori e la necessità di utilizzare materiali critici come il platino. È fondamentale produrre idrogeno a basse emissioni e a costi competitivi.
Il trasporto e lo stoccaggio dell’idrogeno presentano sfide significative. L’idrogeno liquido richiede temperature molto basse, con un elevato consumo energetico. L’alternativa è la compressione ad alta pressione, che richiede serbatoi sicuri e conformi a standard rigorosi.
La ricerca si concentra sullo sviluppo di materiali capaci di assorbire l’idrogeno, come gli idruri metallici, e di serbatoi ad alta pressione leggeri e resistenti.
Oltre all’idrogeno, si stanno sviluppando combustibili di origine elettrica, come metanolo o ammoniaca, per facilitare il trasporto e lo stoccaggio dell’energia.
Lo Spoke 4 della Fondazione NEST lavora su tutta la catena dell’idrogeno pulito, dalla produzione allo stoccaggio e all’utilizzo finale. Le attività includono lo sviluppo di materiali con maggiore capacità di assorbimento e la massimizzazione dell’efficienza delle celle a combustibile.
Sono stati realizzati prototipi e dimostratori, tra cui un veicolo industriale alimentato a idrogeno, e infrastrutture di laboratorio per testare nuove tecnologie.
Secondo Magistri, il principale ostacolo all’accelerazione della transizione energetica in Italia è di natura culturale. È necessario considerare la sostenibilità economica e sociale, oltre a quella ambientale.
La transizione energetica è spesso percepita come un costo anziché come un’opportunità. La complessità del nuovo sistema energetico richiede consapevolezza e attenzione ai costi del cambiamento climatico.
Il messaggio dei laboratori di NEST è che non esiste una soluzione unica, ma un mix di tecnologie che devono dialogare tra loro. L’idrogeno pulito è un tassello di questa transizione, che richiede ricerca, politiche coerenti e consapevolezza collettiva. La priorità rimane la limitazione delle emissioni e il contenimento degli effetti del cambiamento climatico. **Non esiste una tecnologia salvifica, ma un mix che dobbiamo imparare a far dialogare** ha dichiarato la professoressa Magistri.
L’età dell’idrogeno sta iniziando davvero?
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