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Chat Control 2.0: Ritorno con un Cavallo di Troia

Il progetto Chat Control 2.0, inizialmente respinto, potrebbe essere reintrodotto con una forma più complessa rispetto alla proposta originale. Il Consiglio dell’UE ha discusso recentemente una versione rivista del regolamento, potenzialmente accettabile per molti governi dopo anni di stallo.

L’elemento chiave che ha facilitato un possibile consenso è la rimozione dell’obbligo generalizzato di scansione dei contenuti nelle comunicazioni private. La nuova architettura, presentata dalla presidenza danese, introduce un meccanismo a due livelli, dove la scansione CSAM (materiale di abuso sessuale su minori) viene definita “volontaria”.

Messaggistica, e-mail e piattaforme di comunicazione non sarebbero obbligate a ispezionare automaticamente foto, video o link. Tuttavia, la parte più rilevante del testo prevede che i servizi possano essere classificati come “ad alto rischio”, condizione che comporterebbe l’obbligo di adottare “tutte le misure di mitigazione appropriate”.

Secondo il giurista ed ex eurodeputato Patrick Breyer, questo punto potrebbe consentire alla scansione di rientrare indirettamente tramite il meccanismo del rischio residuo: anche se la rilevazione non è imposta a tutti, potrebbe diventarlo per i servizi inseriti in questa categoria. Breyer osserva che l’assenza dell’obbligo generalizzato risulterebbe così indebolita dalla possibilità di imporre misure supplementari a seconda dell’esito della valutazione.

Un altro elemento critico riguarda l’estensione del perimetro di analisi. Alcune parti della bozza includono nei contenuti soggetti a rilevazione non solo immagini e video, ma anche testi e metadata. Breyer ricorda che i sistemi di intelligenza artificiale non sono in grado di distinguere con affidabilità tra una conversazione lecita e un’interazione problematica.

Il risultato, osserva, è già evidente nei sistemi volontari utilizzati da alcuni provider, da cui emerge che circa il 50% delle notifiche segnalate alla polizia federale tedesca risulta non rilevante.

Accanto al tema della scansione, il testo introduce ulteriori obblighi. Gli artt. 3 e 4 prevedono che, quando un servizio individua un rischio di adescamento, debba adottare misure di verifica o valutazione dell’età per distinguere gli utenti minorenni dagli adulti.

Questo punto potrebbe incidere sull’uso anonimo di alcune piattaforme, poiché il provider dovrebbe disporre di strumenti per identificare i minori in modo affidabile.

L’articolo 6 interviene invece sugli store di applicazioni, imponendo di impedire ai minori l’accesso alle app considerate ad alto rischio di adescamento. A seconda della valutazione degli store, la restrizione potrebbe riguardare anche servizi molto diffusi come WhatsApp, Instagram o alcuni giochi online.

Il dossier torna ora nelle mani del gruppo del Consiglio competente per il negoziato. I governi che in passato avevano espresso contrarietà verso forme di sorveglianza indiscriminata dovranno valutare se la nuova impostazione normativa soddisfa le loro richieste o se la struttura basata sul rischio necessita di ulteriori modifiche.

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