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Cloudflare: rischio addio all’Italia dopo la multa di Agcom per Piracy Shield

La società Cloudflare è stata multata per 14 milioni di euro da Agcom per violazione della legge antipirateria italiana, a seguito del rifiuto di adeguarsi ai blocchi della piattaforma antipirateria Piracy Shield. Il CEO di Cloudflare, Matthew Prince, ha risposto alla sanzione minacciando di ritirare investimenti e servizi dall’Italia. Google, al contrario, ha scelto di adeguarsi.

La decisione di Cloudflare è stata definita da Prince come una battaglia per la libertà di internet, contestando il blocco di IP e DNS come una forma di censura. La multa è stata comminata da Agcom in base alla legge antipirateria.

Prince ha reso pubblica una dichiarazione in cui esprime la sua opposizione alla multa e al sistema che la sottende, definendolo “DISGUSTOSO” e in contrasto con i valori democratici. Ha annunciato che Cloudflare combatterà la multa e sta valutando diverse azioni, tra cui la sospensione dei servizi di sicurezza informatica gratuiti per le Olimpiadi di Milano-Cortina e per gli utenti italiani, la rimozione dei server dalle città italiane e la cancellazione dei piani per un ufficio e investimenti in Italia. Prince ha affermato di voler discutere la questione con funzionari dell’amministrazione statunitense e del CIO.

La reazione di Prince ha suscitato il sostegno di figure come Elon Musk e David Heinemeier Hansson. Prince ha dichiarato di voler coinvolgere l’amministrazione Trump tramite il vicepresidente Vance per trasformare la multa in un caso diplomatico.

La critica di Prince è rivolta al modo in cui Agcom richiede l’applicazione dei blocchi, che secondo lui avrebbero validità anche fuori dai confini italiani. Prince riconosce il diritto dell’Italia di regolamentare i contenuti sulle reti all’interno dei propri confini, ma contesta la mancanza di supervisione giudiziaria e giusto processo.

A differenza di Cloudflare, Google ha implementato i blocchi limitandoli al solo territorio italiano, senza modificare il comportamento globale del suo DNS pubblico. Google ha operato mantenendo una separazione netta tra Italia e resto del mondo.

Cloudflare, operando come infrastruttura globale condivisa, teme che accettare blocchi DNS su segnalazione amministrativa e senza supervisione giudiziaria creerebbe un precedente valido per qualunque Paese. La posizione di Cloudflare è vista come una questione di sopravvivenza del modello di Internet globale.

La legge antipirateria italiana, con i suoi emendamenti, ha esteso il suo raggio d’azione includendo CDN e DNS, e quindi colossi come Cloudflare o Google tra gli organismi che devono effettuare i blocchi.

Google ha adottato una strategia di contenimento del danno, limitando gli interventi al solo territorio italiano, senza accettare automatismi ciechi e senza applicare blocchi validi fuori dalla giurisdizione nazionale.

Cloudflare, invece, opera a un livello completamente diverso: accettare blocchi DNS, anche solo “per l’Italia”, su segnalazione amministrativa e senza supervisione giudiziaria, significherebbe creare un precedente valido per qualunque Paese.

La differenza fondamentale è sul modello. Cloudflare, si presenta come una sorta di common carrier di Internet: proteggere un sito non significa approvarne i contenuti, e la sua credibilità dipende proprio dal non discriminare.

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