Nelle ultime ore, si registra una drastica diminuzione del traffico web da mobile in Iran, generando preoccupazioni riguardo a possibili restrizioni governative sulle comunicazioni digitali in un periodo di tensioni interne. I primi indizi provengono dai dati sul traffico di rete e dalle segnalazioni di organizzazioni indipendenti che monitorano la libertà digitale.
Cloudflare Radar, il servizio di analisi del traffico Internet di Cloudflare, ha segnalato un crollo nell’utilizzo di IPv6, lo standard ampiamente adottato dalle reti mobili. I dati diffusi l’8 gennaio indicano che lo spazio di indirizzi IPv6 in Iran è diminuito del 98,5%, con una conseguente riduzione della quota di traffico basata su questo protocollo dal 12% all’1,8%. Cloudflare suggerisce che tale andamento potrebbe essere legato a un blocco selettivo dell’accesso alla rete deciso dalle autorità in risposta alle proteste in corso.
Anche NetBlocks, l’organizzazione che monitora l’accessibilità di Internet, ha riportato indicazioni simili. NetBlocks ha segnalato problemi di connettività su diversi operatori, affermando che “i dati di rete mostrano che Teheran e altre aree dell’Iran stanno entrando in un blackout digitale”.
L’Iran è interessato da manifestazioni da circa due settimane. In passato, il governo iraniano ha già adottato misure restrittive sull’infrastruttura delle comunicazioni in situazioni simili. A giugno 2025, durante una fase di tensione militare con Israele, il ministero dell’Informazione e delle Comunicazioni aveva annunciato restrizioni temporanee all’accesso a Internet, motivate dalle “condizioni speciali del Paese”.
Mohammed Soliman, analista tecnologico e senior fellow del Middle East Institute, ritiene improbabile che la situazione attuale sia dovuta a un semplice problema tecnico. Secondo Soliman, “la tempistica e la portata del crollo indicano una mossa deliberata e centralizzata”. L’analista sottolinea che l’Iran è “piuttosto abile” nel limitare l’accesso a Internet in modo mirato.
Soliman evidenzia il carattere selettivo delle restrizioni. L’obiettivo, secondo l’analista, sembra essere quello di rendere la rete sufficientemente inaffidabile da rallentare il coordinamento delle proteste, senza però arrivare a un blackout nazionale completo e mantenendo attivi i servizi essenziali.
Iran, blackout di Internet: segnalato crollo del traffico mobile
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