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Gladiatrici nell’Antica Roma: Realtà o Mito?

Nell’antica Roma esistevano gladiatrici, sebbene la loro presenza fosse infrequente. Erano denominate ludia, mulieres o, meno comunemente, feminae.

Nell’11 d.C., il Senato romano emanò una legge che proibiva alle donne libere di età inferiore ai vent’anni di partecipare ai combattimenti, suggerendo una regolamentazione di una pratica già esistente. La partecipazione femminile ai combattimenti gladiatori, comunque considerata rara, fu definitivamente vietata nel 202 d.C. dall’imperatore Settimio Severo (146-211 d.C.).

Testimonianze scritte si trovano nella letteratura latina. Giovenale, nelle sue Satire, menziona Mevia, impegnata nella caccia al cinghiale nell’arena. Il Satyricon di Petronio fa riferimento a una donna che combatteva su un carro. Svetonio, nella Vita di Domiziano, riporta di spettacoli di lotta tra donne, e non solo tra donne e animali.

Un bassorilievo in marmo del I o II secolo d.C., conservato al British Museum, raffigura due gladiatrici, Amazon e Achillia, armate di scudo e spada ma senza elmo. L’assenza dell’elmo potrebbe essere attribuita al desiderio del pubblico di riconoscere i volti delle combattenti, data l’eccezionalità dell’evento.

Le motivazioni che spingevano una donna a combattere includevano probabilmente la ricerca di indipendenza, poiché le donne erano altrimenti vincolate allo status del marito e del padre. Le ricompense economiche potevano inoltre consentire l’estinzione di eventuali debiti.

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