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Inca: Mummie di bambini, il mistero

Un nuovo studio bioarcheologico internazionale, basato sull’analisi di mummie Inca tramite tomografia computerizzata (TAC), sta ridefinendo la comprensione dei sacrifici umani praticati da questa civiltà. La ricerca, guidata dalla bioarcheologa Dagmara Socha dell’Università di Varsavia, ha esaminato quattro mummie di bambini rinvenute sulle pendici dei vulcani Ampato e Sara Sara nel sud del Perù, rivelando dettagli inattesi sulla preparazione e il significato di questi rituali.

Le analisi TAC hanno evidenziato che i corpi dei bambini sacrificati nel rito della “capacocha” non erano semplici offerte, ma venivano trattati come reliquie itineranti, mantenendo una “vita” spirituale all’interno delle comunità andine. Le scansioni hanno rivelato traumi e segni di malattie preesistenti, non riscontrabili con la sola ispezione esterna.

In particolare, la mummia denominata Ampato 4 presentava materiali estranei all’interno della cavità addominale, come pietre e frammenti di tessuto. Questa scoperta suggerisce una manipolazione deliberata del corpo dopo la morte, una “preparazione” simbolica che implica una cura rituale post-mortem.

Contrariamente a quanto si credeva, lo studio ha smentito il mito della perfezione fisica delle vittime sacrificali. Una delle bambine esaminate, di circa otto anni, mostrava segni evidenti della malattia di Chagas, con calcificazioni nei polmoni ed esofago ingrossato. Questo indica che il valore del bambino non dipendeva esclusivamente dalla sua salute, ma dal suo ruolo di “messaggero” per la comunità.

L’analisi chimica di capelli e unghie ha confermato che i bambini destinati al sacrificio consumavano foglie di coca e bevande fermentate nei mesi precedenti la cerimonia. Queste sostanze, probabilmente utilizzate per indurre docilità, preparavano psicologicamente i bambini al trauma finale, spesso causato da traumi cranici fatali.

Gli esperti collegano la pratica di spostare e “aprire” i corpi al concetto di mitimaes, le politiche Inca di reinsediamento e spostamento di oggetti sacri. Il trasporto delle mummie dei bambini sacrificati attraverso i territori conquistati serviva a consolidare i legami spirituali e politici, trasformando il piccolo sacrificato in una presenza rituale che sanciva il controllo dell’Impero sulle nuove terre.

In sintesi, la ricerca suggerisce che i sacrifici umani Inca erano processi complessi e pianificati, che andavano oltre la semplice offerta. I bambini sacrificati venivano elevati al ruolo di oggetti sacri, reliquie itineranti utilizzate per unire e controllare l’Impero.

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