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Ondate di calore: il ritorno e la preparazione

Un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change evidenzia la necessità di prepararsi alle future ondate di calore in Europa. La ricerca indica che, a causa del riscaldamento globale, eventi meteorologici simili alle peggiori ondate di calore degli ultimi 30 anni potrebbero causare un numero significativamente più alto di decessi. I sistemi sanitari europei, secondo l’analisi, non sono attualmente pronti ad affrontare tali situazioni.

Lo studio si concentra sul fenomeno della “cupola di calore”, caratterizzato dallo stallo di un sistema di alta pressione su aree già colpite da siccità. Questo fenomeno, come avvenuto nell’estate del 2003, intrappola l’aria calda, portando a temperature estreme. L’ondata di calore del 2003 causò, secondo stime dell’Istituto nazionale della salute e della ricerca medica francese, oltre 70.000 morti in 16 paesi europei, oltre a perdite significative nei ghiacciai, nella produzione agricola e nella produzione energetica.

Gli scienziati della Stanford Doerr School of Sustainability hanno analizzato dati meteorologici, temperature giornaliere e certificati di morte di 924 sottoregioni europee relativi a cinque ondate di calore tra il 1994 e il 2023. Hanno confrontato questi dati con le temperature medie globali dei 12 mesi precedenti per valutare l’impatto dell’influenza umana sul clima.

L’analisi ha rivelato un aumento dei decessi dovuti al calore eccessivo dopo una giornata a 30 °C, anche nelle regioni più calde. Questo suggerisce un limite all’adattamento al caldo. Il rischio di mortalità è legato alle temperature abituali di una località, con le regioni più fredde che risultano più sensibili alle ondate di calore. «Non confrontiamo Parigi con Armsterdam, ma Parigi con se stessa durante l’agosto 2003 e un normale agosto 2002» spiega Marshall Burke, Professore di politiche ambientali globali e tra gli autori dello studio. «Questo ci permette di isolare l’impatto del calore da tutti gli altri fattori che potrebbero influire sulla mortalità».

Secondo le stime di Burke e colleghi, condizioni meteo simili a quelle del 2003 potrebbero causare 17.800 morti aggiuntive in Europa in una sola settimana a causa del calore trattenuto dai gas serra, rispetto alle 9.000 che si verificherebbero senza il riscaldamento globale. In uno scenario di +3 °C, le morti in eccesso settimanali potrebbero raggiungere le 32.000.

Lo studio evidenzia che, con gli attuali ritmi di adattamento, si potrebbe prevenire solo una morte su 10 dovuta al caldo estremo. Occorre individuare le strategie di prevenzione più efficaci e preparare ospedali e sistemi sanitari per gli scenari peggiori, per evitare che eventi rari ma possibili causino decessi a causa della disorganizzazione e della saturazione dei servizi.

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