Centinaia di persone sopravvissute all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. trovarono rifugio nelle città vicine lungo la costa campana, tra cui Cuma, Napoli, Ostia e Pozzuoli (l’antica Puteoli). Lì, si stabilirono anche grazie alla costruzione di nuove infrastrutture, come quartieri residenziali e acquedotti, finanziate dall’imperatore Tito (39-81 d.C.).
Recenti studi indicano che Pompei non fu completamente abbandonata. Esistono evidenze di una seconda vita della città, durata centinaia di anni. Alcuni sopravvissuti, impossibilitati a trasferirsi, ritornarono a insediarsi tra le rovine.
Utilizzarono i piani superiori degli edifici rimasti in piedi, che emergevano dallo strato di cenere, come abitazioni. La speranza di recuperare beni di valore sepolti sotto le ceneri fu una delle motivazioni che spinsero i superstiti a tornare.
Una di queste ricerche è stata pubblicata su Pompeii, piattaforma digitale che raccoglie studi sugli scavi di Pompei. Quanto avvenne dopo l’eruzione è considerato un esempio di resilienza.
Dove si rifugiarono i sopravvissuti di Pompei?
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