La Fondazione GIMBE ha espresso forti critiche sulla riforma dell’accesso a Medicina, definendola superflua e inadatta a premiare il merito. L’analisi fa seguito ai risultati dei test di ammissione, alle segnalazioni di criticità da parte di studenti e università, e al conseguente dibattito politico. L’organizzazione sollecita una riflessione politica sulla formazione di un numero maggiore di medici, parallelamente all’adozione di misure concrete per contrastare la loro migrazione dal settore pubblico e per valorizzare le carriere all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), con particolare attenzione ai medici di famiglia e alle specializzazioni meno richieste.
GIMBE ha evidenziato le problematiche di una riforma che, a suo dire, necessita di una “sanatoria di Stato” per evitare l’esclusione di numerosi aspiranti medici.
Secondo Nino Cartabellotta, presidente di GIMBE, il problema italiano non risiede nella quantità di medici, bensì nel loro abbandono del SSN e nella carenza di specialisti in aree cruciali come la medicina generale.
La Fondazione GIMBE stima una carenza di 5.575 medici di medicina generale (MMG) al 1° gennaio 2024, basandosi sui dati SISAC.
La carenza di medici specialisti viene stimata analizzando i tassi di accettazione dei contratti di formazione specialistica.
Nel concorso 2025-2026, su 14.493 contratti disponibili, ne sono stati assegnati 12.248 (85%). Tuttavia, si registrano bassi tassi di assegnazione in aree fondamentali per il SSN, come medicina d’emergenza-urgenza, chirurgia generale, medicina di comunità e delle cure primarie, radioterapia e specialità di laboratorio.
La Fondazione Gimbe riporta che negli ultimi 10 anni accademici sono stati programmati 152.159 posti nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, con un aumento costante. Negli ultimi 3 anni, i posti a bando sono aumentati di oltre il 51%. Dal 2015 al 2024, 95.533 studenti si sono laureati in Medicina e Chirurgia in Italia.
Agenas indica che tra il 2026 e il 2038 andranno in pensione oltre 39 mila medici dipendenti e tra il 2026 e il 2035 più di 20 mila medici convenzionati, con una riduzione media di circa 5.000 unità l’anno.
Cartabellotta afferma che i dati indicano una riduzione della “gobba pensionistica” dopo il picco nel triennio 2023-2025. Pertanto, l’aumento dei posti a Medicina non corrisponderebbe a un reale fabbisogno strutturale.
Cartabellotta critica la riforma Bernini, definendola basata su “slogan populisti” come “abolizione del numero chiuso” e “offerta formativa d’eccellenza”. A suo dire, la riforma ha mantenuto il numero chiuso e concentrato 450 ore di lezioni e studio in soli 60 giorni, con didattica a distanza e scarsa interazione con i docenti, culminando in un triplice esame universitario in un contesto competitivo, con tempi ristretti per ogni domanda.
Si ipotizza l’adozione di una graduatoria nazionale che includa tutti i candidati fino all’esaurimento dei posti disponibili, demandando ai singoli atenei il recupero dei debiti formativi.
Il presidente commenta che tale “sanatoria” certifica il fallimento della riforma Bernini, passando da una selezione basata sul merito a un “compromesso politico”.
Per realizzare un sistema di accesso coerente con i bisogni del SSN, GIMBE propone alcune azioni correttive, ritenute indispensabili per evitare che i costi economici e sociali della riforma superino i benefici. Tra le priorità indicate vi sono:
Garantire supporto economico e logistico agli studenti del semestre filtro. Rivedere tempi e modalità delle prove, affiancando ai quiz strumenti in grado di valutare le attitudini alla professione medica. Rafforzare sicurezza e uniformità delle selezioni.
GIMBE auspica un coinvolgimento stabile di tutti gli stakeholder, sotto la regia congiunta di MUR e Ministero della Salute, per evitare approcci unilaterali.
il fallimento annunciato di una riforma inutile
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