I negoziati della Conferenza delle Parti sul Clima (COP30), che si terranno a Belém, in Brasile, dal 10 al 27 novembre, affronteranno questioni legate alla salute del Pianeta, con implicazioni concrete per la salute umana. Tra i temi trattati, emerge la malattia renale cronica, la prima patologia cronica riconducibile alla crisi climatica, in particolare tra i giovani lavoratori esposti a temperature estreme.
Recenti studi, inclusi dati riportati in un articolo su Undark e un rapporto del Lancet pubblicato il 7 novembre, segnalano che la malattia renale cronica è diventata la nona principale causa di morte al mondo, con un incremento dei casi da 378 milioni nel 1990 a 788 milioni nel 2023, favorito dall’invecchiamento della popolazione e da vari fattori ambientali.
La ricerca scientifica sulle conseguenze delle temperature estreme sulla salute è ancora in fase iniziale, ma è stato osservato un aumento delle malattie renali tra giovani lavoratori sani esposti a calore eccessivo nel corso degli anni. I braccianti agricoli, i lavoratori dell’edilizia, i giardinieri e gli operai impiegati in ambienti caldi come saline e fornaci sono tra le categorie professionali più colpite da questa condizione, tradizionalmente associata a malattie preesistenti.
La malattia renale cronica può avere diverse cause ed è influenzata in modo particolare dalle temperature elevate. I reni, infatti, sono vulnerabili al caldo estremo; durante episodi di sudorazione intensa, la loro funzionalità può ridursi per conservare liquidi, con conseguenze a lungo termine sulla salute renale. La compromissione della funzionalità renale può aumentare i rischi di problemi cardiovascolari e polmonari, e nei casi più gravi può rendere necessario un intervento come la dialisi o un trapianto di rene.
Studi realizzati negli Stati Uniti hanno indicato che nelle giornate di caldo estremo i rischi di accesso al pronto soccorso per malattie renali aumentano del 30%. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, circa 26,2 milioni di persone nel mondo soffrirebbero di malattia renale cronica legata allo stress da calore. Tuttavia, molte di queste persone non sono consapevoli della loro condizione e quindi non sono contabilizzate nelle statistiche ufficiali.
Nonostante la gravità della situazione, sono disponibili misure preventive semplici ed efficaci. L’idratazione frequente, le pause al fresco e l’uso di indumenti adatti sono raccomandazioni fondamentali. Un programma attuato per i lavoratori nei campi di canna da zucchero in America Centrale ha dimostrato che pause obbligatorie, tende ombreggiate e accesso ad acqua con elettroliti hanno portato a una riduzione del 94% delle lesioni renali acute e a un aumento della produttività del 20%.
Siamo vicini ad avere la prima malattia cronica da riscaldamento globale?
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