Il decreto Caivano è legge

Il decreto Caivano che contiene misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, con il voto di fiducia alla Camera del 7 novembre u.s. è stato convertito in legge.

La legge di conversione contiene importanti novità in tema di porto d’armi, pubblica intimidazione, percorso rieducativo del minore, vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione, verifica della maggiore età per l’accesso ai siti pornografici.

Il provvedimento si compone di 16 articoli e prevede, a seguito di un emendamento del governo nel passaggio al Senato, in materia di vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione, sanzioni più rilevanti a carico dei genitori che non curano l’obbligo scolastico dei figli. Sono state inoltre introdotte disposizioni per la verifica della maggiore età per l’accesso ai siti pornografici. È stata quindi rafforzata l’Agenzia per la cybersecurity e costituito un osservatorio sulle periferie per il rafforzamento della capacità amministrativa del comune di Caivano.

Per il resto, l’impianto normativo della legge di conversione riprende fedelmente il contenuto del decreto legge n. 123 del 15 settembre 2023 di cui si è dato conto nell’articolo precedente, pubblicato l’11 novembre scorso su questa rubrica, che ha introdotto norme per il risanamento e la riqualificazione del territorio del Comune di Caivano e favorire lo sviluppo economico e sociale dell’area, agendo anche sull’applicabilità di misure cautelari ai minori di 18 anni, con l’obiettivo di sanzionare e dissuadere dal tenere comportamenti contrari alla legge, prevedendo specifici percorsi di reinserimento e rieducazione del minore autore di condotte criminose.

Nel frattempo, è iniziata la fase giudiziaria della drammatica vicenda dello stupro di gruppo di due ragazzine di 10 e 12 anni nel Parco Verde di Caivano che vede indagati sette minorenni e due maggiorenni.

Si è svolto il 13 ottobre scorso davanti al GIP (giudice per le indagini preliminari) l’incidente probatorio, finalizzato a cristallizzare le dichiarazioni delle due piccole vittime degli stupri. È questa una fase fondamentale e delicata per il processo, perché quanto dichiarato dalle due ragazzine avrà il valore di prova. La prova, anche se anticipata, è stata assunta naturalmente nel regolare contraddittorio delle parti.

L’incidente probatorio, infatti, consiste in una fase giurisdizionale (ovvero una fase propria del giudizio e non già delle indagini preliminari) incidentalmente inserita nella fase investigativa (o dell’udienza preliminare) per l’assunzione di prove non rinviabili al dibattimento. Ricordiamo che a Caivano c’è un drammatico precedente, quello delle dichiarazioni rese nell’incidente probatorio dall’amichetta del cuore di Fortuna Loffredo, divenute prova fondamentale per la condanna all’ergastolo di Raimondo Caputo e a dieci anni per la sua ex convivente, Marianna Fabozzi. La bambina aveva sei anni ed è stata uccisa il 24 giugno 2014 al Parco Verde di Caivano a seguito di reiterati abusi sessuali anali durati da almeno un anno e fatta poi precipitare dall’ultimo piano di una palazzina perché si era opposta all’ennesima violenza sessuale.

L’audizione delle due vittime si è tenuta in ambiente protetto, arredato come una stanza dei giochi, mentre le domande sono state formulate da uno psicologo.

Intanto il tribunale per i minorenni ha rigettato la richiesta di annullamento del divieto di comunicare con i figli imposto alla mamma della dodicenne, ospite di una struttura protetta diversa da quella della sorellina di appena sette anni. Rigetto gravemente censurato dagli avvocati Angelo Pisani e Antonella Esposito, legali della donna, che avvertono: «Non lasceremo nulla di intentato per ovviare a questa ingiustizia».

Inoltre, secondo fonti AGI, il Gip di Napoli Nord ha deciso di concedere gli arresti domiciliari per uno dei componenti del branco accusato di avere stuprato ripetutamente le due cuginette di 12 e 10 anni a Caivano. La decisione è stata duramente criticata dalle famiglie delle vittime che per voce degli Avvocati Clara Niola e Sergio Pisani, difensori delle giovani vittime, riferiscono: “ciò che ha fatto a nostre figlie è bruttissimo, e anche se dobbiamo aspettare il processo, la condotta contestata è talmente grave che non doveva essere scarcerato“.

A disporre per il 19enne i domiciliari in un comune del Veneto con applicazione del braccialetto elettronico, è stato il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli Nord, Fabrizio Forte, che ha accolto, nonostante il parere contrario della Procura, l’istanza di sostituzione della misura cautelare avanzata dalla difesa.

Autore

  • Giuseppe Speranza

    avvocato civilista dal 2000. Mediatore civile commerciale e iscritto all'Albo Speciale degli Avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione ed alle altre Giurisdizioni Superiori. è stato giudice onorario presso il Tribunale civile di Cagliari Sezione distaccata di Sanluri. Ha collaborato per la Rivista Giuridica Sarda diretta dal Prof. Avv. Angelo Luminoso. Collabora per la rivista La Testata.it dal mese di febbraio 2023 dove è autore della rubrica “Diritto & Società”.

2023-12-06