Intercettazioni.

AL SENATO SI DISCUTE IN MATERIA DI INTERCETTAZIONI

Il 17 gennaio 2023, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli è intervenuto al Senato presso la Commissione Giustizia sul tema delle intercettazioni: “Le intercettazioni oggi sono atti pubblici già filtrati da elementi non essenziali, serve più autoregolamentazione per i giornalisti, non si può stabilire tutto per legge” – ha detto.

Oggi, sul tema delle intercettazioni, esiste il Decreto Legislativo 216 del 2017, il quale è molto rigido e prevede il divieto di pubblicazione delle intercettazioni di fatti strettamente privati oppure penalmente irrilevanti. Tuttavia, le notizie che i giornali pubblicano non sono ottenute in maniera abusiva, ma acquisite in modo regolare: non sono atti coperti da segreto, ma inseriti nelle ordinanze di custodia o già depositati ai processi. Di conseguenza, apportare ancora limitazioni su deposizioni già pubbliche e “filtrate” o comunque depurate da elementi non rilevanti, significa rendere ancora più magra la ricostruzione di vicende di rilevanza pubblica.  Varie sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo hanno, così, dato la possibilità ai giornalisti di pubblicare intercettazioni solo quando siano di interesse pubblico: nelle ordinanze di custodia cautelare e negli atti di processo, possono essere introdotte solo le intercettazioni attinenti, necessarie a dimostrare le tesi della pubblica accusa, ed è possibile legittimamente dare notizia in quanto vi è un preciso interesse dei cittadini a sapere le ragioni per cui una persona viene arrestata o processata. Eppure, la libertà di stampa, il diritto di informare e di essere informati, sono architravi della democrazia e dall’Art. 21 della nostra Costituzione, il quale garantisce la libertà di espressione e di informazione e l’obbligo di raccogliere informazioni e raccontare, con accuratezza e continenza, tutto ciò che è di interesse pubblico, purché verificato.

Su questo argomento, si è espresso anche il Garante della privacy, specificando quali siano le modalità con cui le testate giornalistiche possono pubblicare il materiale intercettato, mantenendo il massimo rispetto delle persone, secondo quanto stabilito dal codice deontologico dei giornalisti. Bartoli ha dichiarato: “I giornalisti si fanno carico della responsabilità di valutare attentamente ciò che pubblicano e prestano attenzione al rispetto della dignità della persona (tra cui presunzione d’innocenza e diritto all’oblio) cercando sempre il giusto equilibrio con il diritto dei cittadini di essere informati. Ovviamente questo non significa che i giornalisti non possano commettere errori. Sicuramente in passato si sono verificati eccessi, ma comportamenti di questo tipo sono quasi del tutto scomparsi, avendo ormai disponibili solo gli stralci di intercettazioni già selezionati come di interesse pubblico.” Il presidente dell’Ordine ha infine fatto un’ultima considerazione in merito alla pena detentiva per i reati connessi nell’ambito dell’esercizio del diritto di cronaca: “Mi preme qui ricordare come la Corte Costituzionale abbia già dichiarato illegittime le norme sul carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa con la sentenza del 12 luglio del 2021. Le istituzioni europee hanno da alcuni anni posto sotto osservazione lo Stato italiano per l’eccesso di querele bavaglio contro i giornalisti. Sarebbe paradossale inasprire le pene contro i giornalisti che pubblicano intercettazioni che sono atti pubblici. Sarebbe una censura in piena regola.”

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